27.05.2009
Tommaso Jovine - TRIESTE
Friulano EXTRASCOLASTICO
LA CONSULTA BOCCIA LA LINGUA DI PASOLINI. Azzerata dalla Corte costituzionale la legge di tutela delle minoranze linguistiche voluta da Rifondazione e approvata dal centrosinistra alla regione Friuli. Non si potrà più insegnare il friulano a scuola. Eppure il 60% dei genitori aveva optato per questa scelta. Il centrodestra esulta. L'ex parlamentare del Pci Baracetti: «Sentenza figlia di un clima nazionalistico. Ci appelleremo al presidente della Repubblica Napolitano»
La questione della tutela delle minoranze linguistiche storiche della Repubblica italiana - dodici comunità fra cui spiccano, per numero, i sardi e i friulani - è sempre stata molto travagliata. Hanno dovuto attendere ben 50 anni per vedere approvata una normativa di tutela, la legge 482/99, applicativa dell'articolo 6 della Costituzione, ed ora sembra che le lancette dell'orologio siano tornate indietro, in un sol colpo, ai difficili anni delle lotte per il riconoscimento.
Lo scorso 22 maggio, infatti, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità di diverse norme della legge regionale del Friuli Venezia Giulia che nel 2007 ha esteso la normativa di tutela del friulano, una lingua parlata da oltre 700.000 persone, con una floridissima letteratura (fra i tanti autori, Pier Paolo Pasolini) e riconosciuta dal linguista Tullio De Mauro come una delle realtà minoritarie più vivaci e dinamiche in Italia. La legge regionale era stata voluta dalla coalizione di centrosinistra, guidata dall'allora governatore Riccardo Illy. A ricorrere alla Consulta era stata la presidenza del Consiglio dei ministri, le cui ragioni sono state in massima parte accolte, segnando una battuta di arresto non solo per il friulano, ma per tutte le minoranze d'Italia.
Dalla lettura della sentenza, tuttavia, si intuisce che sulla questione non c'è stata unanimità all'interno della Corte: il giudice relatore, il vicepresidente Ugo De Siervo, ha infatti rinunciato a scrivere le motivazioni della sentenza, probabilmente in segno di dissenso, e a lui è subentrato il giudice Paolo Maria Napolitano.
La parte della sentenza che ha colpito più duramente il friulano riguarda la scuola: secondo la Corte non è consentito alla Regione prevedere l'insegnamento anche di una sola ora di friulano per i bambini i cui genitori ne hanno fatto richiesta. E ciò nonostante oltre il 60 per cento dei genitori friulani ogni anno, dal 2001, opti per l'insegnamento della lingua madre.
«Ci sono seri rischi di involuzione fascista in Italia», ha commentato Roberto Antonaz, consigliere regionale della Sinistra l'Arcobaleno e padre della legge quando ricopriva la carica di assessore alla cultura della Giunta Illy per conto di Rifondazione comunista. «Mi pare - ha proseguito Antonaz - che la posizione del fascismo sulle minoranze linguistiche fosse molto chiara: chi parla altre lingue rispetto all'italiano va messo in condizione di non doverlo fare. Continuo a ritenere, come avevo sostenuto anche nel caso della bocciatura durante il governo Prodi, che a Roma non si conosca il problema. Il diritto a parlare la propria lingua è fra quelli che non andrebbero neppure discussi, come la libertà religiosa o il diritto alla salute».
«La sentenza non tiene conto dell'articolo 6 della Costituzione italiana che tutela le minoranze», ha commentato l'ex parlamentare friulano del Pci Arnaldo Baracetti, fra i primi a presentare negli anni '70 un disegno di legge per le minoranze assieme a Loris Fortuna. «La pronuncia risente di un clima di resistenze nazionalistiche. Per questo ci rivolgeremo al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - ha quindi annunciato - che aveva dato la sua disponibilità a venire in Friuli in visita una volta che la Consulta si fosse espressa».
Distingue la lettura giuridica da quella politica William Cisilino, presidente dell'Istitût ladin-furlan Pre Checo Placerean. «L'illegittimità della legge regionale non va ad inficiare i pilastri normativi su cui si basa la tutela della lingua friulana». La lettura politica però è chiara: «Prima il governo ha ridotto di un decimo i fondi della legge statale di tutela, rendendola una scatola vuota, ora la Corte ci dice che non ammette un'ora di friulano nelle scuole per chi ne fa domanda. Lo riteniamo grave, per questo abbiamo già pensato di rivolgerci al Consiglio d'Europa». Secondo Silvana Fachin Schiavi, docente all'Università di Udine, «stiamo tornando indietro di cent'anni. Sulla scuola, la sentenza applica una falsa interpretazione dell'autonomia scolastica. Ad essa compete l'organizzazione del curriculum, ma non può mettere in discussione i riferimenti normativi».
In sintonia con la Corte Costituzionale è la maggioranza di centrodestra che, dopo la sconfitta di Illy, guida la Regione friulana. Secondo il governatore Renzo Tondo, del Pdl, «la legge sulla lingua friulana non rappresenta in questa momento una priorità. Anche perché siamo appena usciti dal disegno di legge anti-crisi e personalmente ho intenzione di concentrarmi su questo credendo pure di interpretare quelle che sono le esigenze dei cittadini della nostra regione». Ma anche nel Pd c'è chi, come il deputato Alessandro Malan (contrario da sempre alla legge) si schiera a fianco della Corte e in sintonia con il Pdl, sostenendo che le norme in questione non erano l'unico modo di tutelare il friulano e che le sentenze vanno rispettate.
Premesso che c'è da concordare molto sullo sdegno espresso da molti degli intervistati dal quotidiano di sinistra per la vergognosa bocciatura della legge da parte della Consulta, mi vengono subito spontanee alcune domande.
1) Perché tanto sdegno, da parte di certi ambienti intellettuali e politici, per la bocciatura del Friulano a scuola e nessun sostegno (anzi, altrettando sdegno) per l'altra proposta di segno contrario di portare non solo il friulano ma anche le altre lingue regionali a scuola? Perché il Friulano sì e il Veneto o il Siciliano no? Perché questa sorta di razzismo che vuole premiare alcuni e punire altri? Forse che si ragiona ancora in base alle convenienze di bassa macelleria politica?
2) Perché si continua a perpetuare questa disinformazione inescusabile secondo cui le uniche lingue meritevoli di tutela sono le dodici contenute nella famigerata legge discriminatoria 482? C'è chi - davanti all'affronto della Consulta - propone di adire il Consiglio d'Europa. Ma si sa o no che il Consiglio d'Europa aveva previsto - nel 1981!!! - che venissero tutelati almeno anche il piemontese, il meneghino e il veneto accanto alle dodici lingue riconosciute da Roma con 18 anni di ritardo? (cfr documento Cirici Pelier 4745/81) Mala fede o ignoranza colpevole? O tutte e due?
3) Antonaz parla di "seri rischi di involuzione fascista". Ma si rende conto o no che non c'è praticamente mai stata una vera evoluzione dal fascismo linguistico (cit. Pasolini), tantomeno quando - governo D'Alema in carica, sostenuto dal Prc - fu votata una legge come la 482 che ha fatto strame dei diritti di milioni di locutori di LINGUE ( NON DIALETTI) diverse dall'italiano? Quel fascismo purtroppo - stampato a fuoco anche in certe dichiarazioni di opposizione alla proposta di lingue regionali a scuola - continua a imperare senza soluzione di continuità, in tutti gli schieramenti politici.
4) Perché allora nello stato italiano certa sinistra nel suo complesso (pur con lodevoli eccezioni) ancora non comprende che non è discriminando i diritti di qualcuno a scapito di altri, ma promuovendo quelli di tutti che si può far progredire la società verso il rispetto delle fondamentali aspirazioni dei popoli e degli individui?
Perché - ad esempio - Rifondazione comunista vuole il friulano in Friuli e il sardo in Sardegna ma strilla di fronte all'idea di lingua veneta in Veneto o milanese a Milano? (diamo atto che almeno in Piemonte la legge dell'11 aprile sulla Lingua piemontese, che prevede il piemontese facoltativo a scuola, l'hanno votata tutti).
Quanto mi piacerebbe, una buona volta, che qualcuno rispondesse nel merito... (gmp)