Lingue & Dialetti - Notizie e commenti

Blog sperimentale sulle Lingue regionali, locali e/o minoritarie. Spazio antagonista allo sradicamento e alla globalizzazione culturale. Per segnalazioni di eventi o altro, scrivete a lingue.dialetti@libero.it

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Mi chiamo Gioann March Pòlli, (Giovanni Marco Polli all'anagrafe italiana). Sono giornalista e animatore culturale. Conduco in prima persona, sia con la professione che con il mio impegno volontaristico, una battaglia a favore delle lingue regionali e minoritarie. Insomma, perché vengano riconosicuti i diritti di ogni popolo del mondo a poterle parlare, insegnare, trasmettere in ogni ambito sociale, politico e civile, indipendentemente dallo Stato di appartenenza e dal suo tasso di "democrazia" interna. In particolare, lavoro perché sia preservata, insegnata, diffusa e rilanciata anche e soprattutto nelle scuole la Lingua piemontese, con tutti i suoi dialetti e varianti locali. Il Piemonte è infatti mia terra di origine e "patria cita" (quella "granda" è il mondo intero, e non ne riconosco altre). Sono in onda due volte alla settimana, il martedì dalle ore 14,20 alle 15.00 e il venerdì dalle ore 14,00 alle 15.00 sulle frequenze di Radio Padania Libera. Ma la mia trasmissione, che si intitola proprio "Lingue e dialetti", benché in onda su un'emittente vicina a un partito politico si rivolge a chiunque, indipendentemente dall'opinione o dall'appartenenza politica. La salvaguardia delle culture umane è fondamentale nella battaglia contro l'appiattimento, l'omologazione e la globalizzazione ed è a beneficio di tutti, a prescindere da qualunque steccato ideologico, culturale, etnico o geografico.

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sabato, 30 maggio 2009

FRIULI - RASSEGNA STAMPA /

articolo tratto da www.ilmanifesto.it

27.05.2009

Tommaso Jovine - TRIESTE

Friulano EXTRASCOLASTICO

LA CONSULTA BOCCIA LA LINGUA DI PASOLINI. Azzerata dalla Corte costituzionale la legge di tutela delle minoranze linguistiche voluta da Rifondazione e approvata dal centrosinistra alla regione Friuli. Non si potrà più insegnare il friulano a scuola. Eppure il 60% dei genitori aveva optato per questa scelta. Il centrodestra esulta. L'ex parlamentare del Pci Baracetti: «Sentenza figlia di un clima nazionalistico. Ci appelleremo al presidente della Repubblica Napolitano»

La questione della tutela delle minoranze linguistiche storiche della Repubblica italiana - dodici comunità fra cui spiccano, per numero, i sardi e i friulani - è sempre stata molto travagliata. Hanno dovuto attendere ben 50 anni per vedere approvata una normativa di tutela, la legge 482/99, applicativa dell'articolo 6 della Costituzione, ed ora sembra che le lancette dell'orologio siano tornate indietro, in un sol colpo, ai difficili anni delle lotte per il riconoscimento.

Lo scorso 22 maggio, infatti, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità di diverse norme della legge regionale del Friuli Venezia Giulia che nel 2007 ha esteso la normativa di tutela del friulano, una lingua parlata da oltre 700.000 persone, con una floridissima letteratura (fra i tanti autori, Pier Paolo Pasolini) e riconosciuta dal linguista Tullio De Mauro come una delle realtà minoritarie più vivaci e dinamiche in Italia. La legge regionale era stata voluta dalla coalizione di centrosinistra, guidata dall'allora governatore Riccardo Illy. A ricorrere alla Consulta era stata la presidenza del Consiglio dei ministri, le cui ragioni sono state in massima parte accolte, segnando una battuta di arresto non solo per il friulano, ma per tutte le minoranze d'Italia.

Dalla lettura della sentenza, tuttavia, si intuisce che sulla questione non c'è stata unanimità all'interno della Corte: il giudice relatore, il vicepresidente Ugo De Siervo, ha infatti rinunciato a scrivere le motivazioni della sentenza, probabilmente in segno di dissenso, e a lui è subentrato il giudice Paolo Maria Napolitano.

La parte della sentenza che ha colpito più duramente il friulano riguarda la scuola: secondo la Corte non è consentito alla Regione prevedere l'insegnamento anche di una sola ora di friulano per i bambini i cui genitori ne hanno fatto richiesta. E ciò nonostante oltre il 60 per cento dei genitori friulani ogni anno, dal 2001, opti per l'insegnamento della lingua madre.

«Ci sono seri rischi di involuzione fascista in Italia», ha commentato Roberto Antonaz, consigliere regionale della Sinistra l'Arcobaleno e padre della legge quando ricopriva la carica di assessore alla cultura della Giunta Illy per conto di Rifondazione comunista. «Mi pare - ha proseguito Antonaz - che la posizione del fascismo sulle minoranze linguistiche fosse molto chiara: chi parla altre lingue rispetto all'italiano va messo in condizione di non doverlo fare. Continuo a ritenere, come avevo sostenuto anche nel caso della bocciatura durante il governo Prodi, che a Roma non si conosca il problema. Il diritto a parlare la propria lingua è fra quelli che non andrebbero neppure discussi, come la libertà religiosa o il diritto alla salute».

«La sentenza non tiene conto dell'articolo 6 della Costituzione italiana che tutela le minoranze», ha commentato l'ex parlamentare friulano del Pci Arnaldo Baracetti, fra i primi a presentare negli anni '70 un disegno di legge per le minoranze assieme a Loris Fortuna. «La pronuncia risente di un clima di resistenze nazionalistiche. Per questo ci rivolgeremo al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - ha quindi annunciato - che aveva dato la sua disponibilità a venire in Friuli in visita una volta che la Consulta si fosse espressa».

Distingue la lettura giuridica da quella politica William Cisilino, presidente dell'Istitût ladin-furlan Pre Checo Placerean. «L'illegittimità della legge regionale non va ad inficiare i pilastri normativi su cui si basa la tutela della lingua friulana». La lettura politica però è chiara: «Prima il governo ha ridotto di un decimo i fondi della legge statale di tutela, rendendola una scatola vuota, ora la Corte ci dice che non ammette un'ora di friulano nelle scuole per chi ne fa domanda. Lo riteniamo grave, per questo abbiamo già pensato di rivolgerci al Consiglio d'Europa». Secondo Silvana Fachin Schiavi, docente all'Università di Udine, «stiamo tornando indietro di cent'anni. Sulla scuola, la sentenza applica una falsa interpretazione dell'autonomia scolastica. Ad essa compete l'organizzazione del curriculum, ma non può mettere in discussione i riferimenti normativi».

In sintonia con la Corte Costituzionale è la maggioranza di centrodestra che, dopo la sconfitta di Illy, guida la Regione friulana. Secondo il governatore Renzo Tondo, del Pdl, «la legge sulla lingua friulana non rappresenta in questa momento una priorità. Anche perché siamo appena usciti dal disegno di legge anti-crisi e personalmente ho intenzione di concentrarmi su questo credendo pure di interpretare quelle che sono le esigenze dei cittadini della nostra regione». Ma anche nel Pd c'è chi, come il deputato Alessandro Malan (contrario da sempre alla legge) si schiera a fianco della Corte e in sintonia con il Pdl, sostenendo che le norme in questione non erano l'unico modo di tutelare il friulano e che le sentenze vanno rispettate.



Premesso che c'è da concordare molto sullo sdegno espresso da molti degli intervistati dal quotidiano di sinistra per la vergognosa bocciatura della legge da parte della Consulta, mi vengono subito spontanee alcune domande.

1) Perché tanto sdegno, da parte di certi ambienti intellettuali e politici, per la bocciatura del Friulano a scuola e nessun sostegno (anzi, altrettando sdegno) per l'altra proposta di segno contrario di portare non solo il friulano ma anche le altre lingue regionali a scuola? Perché il Friulano sì e il Veneto o il Siciliano no? Perché questa sorta di razzismo che vuole premiare alcuni e punire altri? Forse che si ragiona ancora in base alle convenienze di bassa macelleria politica?

2) Perché si continua a perpetuare questa disinformazione inescusabile secondo cui le uniche lingue meritevoli di tutela sono le dodici contenute nella famigerata legge discriminatoria 482? C'è chi - davanti all'affronto della Consulta - propone di adire il Consiglio d'Europa. Ma si sa o no che il Consiglio d'Europa aveva previsto - nel 1981!!! - che venissero tutelati almeno anche il piemontese, il meneghino e il veneto accanto alle dodici lingue riconosciute da Roma con 18 anni di ritardo? (cfr documento Cirici Pelier 4745/81) Mala fede o ignoranza colpevole? O tutte e due?

3) Antonaz parla di "seri rischi di involuzione fascista". Ma si rende conto o no che non c'è praticamente mai stata una vera evoluzione dal fascismo linguistico (cit. Pasolini), tantomeno quando - governo D'Alema in carica, sostenuto dal Prc - fu votata una legge come la 482 che ha fatto strame dei diritti di milioni di locutori di LINGUE ( NON DIALETTI) diverse dall'italiano? Quel fascismo purtroppo - stampato a fuoco anche in certe dichiarazioni di opposizione alla proposta di lingue regionali a scuola - continua a imperare senza soluzione di continuità, in tutti gli schieramenti politici.

4) Perché allora nello stato italiano certa sinistra nel suo complesso (pur con lodevoli eccezioni) ancora non comprende che non è discriminando i diritti di qualcuno a scapito di altri, ma promuovendo quelli di tutti che si può far progredire la società verso il rispetto delle fondamentali aspirazioni dei popoli e degli individui?

Perché  - ad esempio - Rifondazione comunista vuole il friulano in Friuli e il sardo in Sardegna ma strilla di fronte all'idea di lingua veneta in Veneto o milanese a Milano? (diamo atto che almeno in Piemonte la legge dell'11 aprile sulla Lingua piemontese, che prevede il piemontese facoltativo a scuola, l'hanno votata tutti).

Quanto mi piacerebbe, una buona volta, che qualcuno rispondesse nel merito... (gmp)


Commenti
#1    30 Maggio 2009 - 18:24
 
Sono friulana e, onestamente, prima di preoccuparmi del friulano.. mi preoccuperei di insegnare realmente l' italiano.
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#2    30 Maggio 2009 - 18:43
 
Mi risulta che le ore di italiano in Friuli già siano previste dai programmi ministeriali...
Quelle di friulano non ancora, malgrado lo stato italiano si sia impegnato, con la firma della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, a garantirle. Se poi, da friulana, non ne senti l'esigenza, è un problema tuo ma me ne dispiaccio sinceramente. Perché la mancata accettazione di se stessi e della cultura propria e del territorio in cui si vive, come insegnava Ignazio Buttitta, è il primo e più importante passo verso l'accettazione della propria schiavitù.
Gioann
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#3    01 Giugno 2009 - 19:04
 
Condivido in pieno le tue osservazioni, Gioann.
I criteri di differenziazione tipologica, specialmente nel campo delle lingue neolatine, che è quello che ci interessa maggiormente in Italia, non sono per niente univoci.
Definire per esempio il nostro nativo piemontese un dialetto italiano è un forte, ma forte azzardo. E ciò potrebbe valere per l'intero gallitalico.
Il miglior criterio di giudizio e il più onesto, in fin dei conti, è la «voglia di essere lingua» di un dato idioma. Non si capisce perché, se esiste una volontà in tal senso da parte dei rispettvi parlanti, il veneto, il còrso, il siciliano o il genovese (o l'asturiano, il piccardo, i vallone, l'aragonese...) non possano essere considerati lingue a parte, se non altro «per elaborazione» (lingue ausbau, come si dice). Non è mica contro le leggi della relatività!
Gianluca Perrini
utente anonimo

#4    02 Giugno 2009 - 13:28
 
condivido con l'intervento qui sopra. Quando la differenza tipologica e genealogica esiste (come nel caso del gallo-italico) la differenza tra lingua e dialetto diventa una di percezione; i popoli che si riconoscono come parlanti di una lingua parleranno una lingua, e - allo stesso modo - quelli che si riconoscono come parlanti un dialetto parleranno un dialetto. Il riconoscimento dei primi non è piu' quindi soltanto un caso di diritto linguistico, ma diventa bensì anche un caso di diritto alla auto-determinazione, diritto che è considerato ancora piu' fondamentale (come dimostrato dal fatto che è considerato in dichiarazioni che non fanno nemmeno menzione dei diritti linguistici, es. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).
utente anonimo

#5    02 Giugno 2009 - 13:35
 
me desmenteghi semper da firmà:
March Tambürel
utente anonimo

#6    02 Giugno 2009 - 14:47
 
Una cosa Gioann: non capisco perchè seguitare a scrivere lingua milanese e non lingua lombarda. Parli di lingua piemontese, di lingua veneta, siciliana... ma quando c'è da parlare di lingua lombarda saltano semper fuori lingue milanesi, bosine, comasche, ...
Perchè?

Dàvid
utente anonimo

#7    02 Giugno 2009 - 15:26
 
Ciao Dàvid. In effetti, la questione è delicata, e continuo a pormela io stesso. E se io per primo sarei d'accordo per tagliare la testa al toro e parlare di "lingua lombarda", in ossequio all'idea della costruzione di un insieme "regionale" in cui racchiudere le diverse parlate del territorio, in Lombardia vedo il processo piuttosto arretrato. Per non dire che è ancora tutto da costruire. Anzi, da immaginare...
In Piemonte una koiné vera e propria (benché limitata rispetto al territorio regionale) esiste nei fatti e negli scritti di parecchi secoli. Oltre che nella legge regionale apposita. Quindi non ho alcun problema, in questo caso, nel parlare di "lingua piemontese" anche a proposito di varianti tipologicamente lombarde, ma parlate in Piemonte.
In Veneto una koiné già strutturata non esiste, ma esiste la volontà di parecchie associazioni di considerare esistente la Lingua Veneta. Oltre il fatto che, naturalmente, esiste una validissima legge regionale di riconoscimento e tutela della Lingua veneta in quanto tale. Mi viene poi in mente - Sardegna e Friuli a parte, il cui caso è noto - la Lingua siciliana, dal momento che, anche in assenza di Leggi di tutela, esiste comunque un movimento culturale sicilianista molto evidente anche in rete - pur non molto articolato sul territorio - che ritiene sicuramente esistente una Lingua siciliana intesa o come insieme delle varianti, che non presentano importanti differenze tipologiche, o come koiné costruibile senza gravi problemi pratici.
Che dire però della Liguria, per esempio? E' ipotizzabile parlare di "lingua ligure", allo stato dei fatti? E' possibile parlarne, oggi, senza provocare la fuga immediata di tutti i liguri (genovesi, spezzini, eccetera)? Non mi risulta che ci siano "movimenti" importanti né visibili in questo senso...
In Lombardia la questione è ancora più complicata. Perché esistono due isoglosse importanti e abbastanza distanti tipologicamente l'una dall'altra. Poi, perché non esiste alcun movimento visibile o radicato che sostenga un'ipotesi anche solo nominale di "lingua lombarda". Al contrario, c'è chi, con molte ragioni di ordine tipologico ma - a mio avviso - con scarsa lungimiranza politica, vorrebbe sostenere una "lingua insubre"...
Se almeno la Lombardia avesse una legge come quella veneta o quella piemontese, che riconoscesse come "Lingua lombarda" l'insieme delle parlate autoctone originarie del territorio regionale, avremmo risolto il problema. Ma così non è. Un paio di legislature fa era stato presentato un progetto in questo senso, ma non se ne fece nulla.
Oggi come oggi, infine esistono di fatto diversi corpus organici: la lingua milanese, lingua a tutti gli effetti con grafia storica consolidata, grammatica codificata, letteratura plurisecolare. Poi la bergamasca con il Ducato di Piazza Pontida, la bosina sostenuta da circoli e associazioni... Tra l'altro, né a Milano, né a Varese, né a Bergamo (eccetera) si sente reclamare forte la denominazione di "lingua" piuttosto che quella, degradante, di "dialetto". Starebbe davvero all'insieme dei lombardi, o perlo meno a una fetta di loro capace di rendersi evidente e influente, il compito di scegliere che cosa vogliono fare. Da come la vedo io, si dovrebbe partire dall'alto, da una legge, come quella ricordata sopra, che potesse riunire, riordinare e progettare il futuro. Ma così non è, purtroppo. Almeno per il momento.
gioann
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#8    03 Giugno 2009 - 13:29
 
Sono contento che ti sei pronunciato un po' di piu' sulla questione; anch'io sono molto turbato da questa tua dicotomia.
Il cielo lombardo pero' non mi sembra così buio come lo dipingi tu.
A livello internazionale, mi pare che la legittimità (almeno per abstand) del lumbard sia assodata: Lombard è riconosciuto dall'UNESCO come lingua in pericolo, così come dall'ISO (e quindi anche da Ethnologue).
In casa la storia è sicuramente piu' complicata, ma la "volontà" che attribuisci a siciliani e veneti non credo manchi poi così tanto in Lombardia. Penso all'Associazione Linguistica Padaneisa (ALPDN) che - sulle orme dell'ISO - riconosce pienamente il lumbard come entità linguistica. C'è poi una discreta comunità che lavora sulla lmo.wikipedia.org, dove il lumbard è fuori discussione per i piu', anche se ovviamente come lingua pluricentrica.
Poi tu chiedi se "E' possibile parlarne [di lingua ligure], oggi, senza provocare la fuga immediata di tutti i liguri?", con (almeno credo) l'implicazione che lo stesso vale per il lumbard, cosa sulla quale non sono d'accordo. Certo, c'è sempre qulcuno che si da alla fuga immediata (sono sicuro che i "fuggitori immediati" esistano anche in Piemonte) ma gli esempi positivi non mancano, e credo che - almeno in questo caso - il lumbard non è a livello del ligure. Per esempio, uno dei piu' prolifici scrittori contemporanei in lumbard, Gioancarlo Giaàs, si ritiene parlante di Lumabard, che poi qualifica come "de Berghem" (o, quando vuole aggiungere l'epiteto "lingua" a fianco di "bergamasco" scrive "lumbard (lingua bergamasca)". C'è poi l'Associazione Culturale Internet Padano, che - pur dividendo il lumbard tra insübrich e orobich - mi pare non abbia dubbi sulla loro appartenenza alla "lingua lombarda" (sempre intesa come lingua pluricentrica). Alcuni dei soci fondatori di questa associazione sono presenti anche su facebook con una campagna chiamata "Promoeuv la lengua lombarda" (stilata in inglese e lombard) con un numero discreto di sostenitori (509 a oggi 03/06/2009).
E poi ci siamo noi de www.alperiodic.net che - nel nostro piiicolo - parliamo di (e soprattutto scriviamo in) "lumbard insübrich", che come suggerisce il nome è per noi una branca della lingua lombarda. Ai nostri occhi, il lumbard insübrich sta alla lingua lombarda come l'american english sta alla lingua inglese, o - forse piu'propriamente - come il norvegiese-Nynorsk sta alla lingua norvegese.
Mi pare che i gruppi di cui sopra formino un (piccolo) movimento culturale (piuttosto evidente in rete) per il quale l'esistenza di "due isoglosse importanti e abbastanza distanti tipologicamente l'una dall'altra" non impedisce di parlare di "lingua lombarda" proprio come l'esistenza di due isoglosse
abbastanza distanti tipologicamente l'una dall'altra non impedisce a te di parlare di "Piemontese di Omegna", frase tipologicamente piu' contradditoria di, per esempio, "lombardo milanese".
E' poi vero che in Piemonte esiste una legge regionale che ti condona tale contraddizione tipologica, ma è anche vero che gli atteggiamenti di chi si dedica ad attività di difesa linguistica dovrebbero precedere la legge, non assecondarla, almeno se si vuole dare visibilità al problema. Sono convinto che tu queste cose le sai benissimo (scommetto che non hai aspettato che arrivasse la legge a dirti se parli "piemontese" o "lombardo" di Omegna...), ed è per questo che quando le parole "lingua milanese" escono dalla tua bocca/penna/tastiera, fanno male.
Perché se anche io penso che chi parla di "lingua insubre" come entità a se stante manchi di lungimiranza politica, coloro che parlano di "lingua milanese" hanno - ipso facto solo una sottomisura di questa poca lungimiranza, dato che il milanese è un sottoinsieme dell'insubre.

C'è chi poi, lo sappiamo bene, nega l'importanza del legame tipologico fra milanese e insubre, basando le proprie idee unicamente sulla possibilità di una lingua milanese per "ausbau", data la sua relativamente avanzata standardizzazione. Una cosa simile accade nella comunità valenziana, dove si rivendica una "llengua valenciana" su basi ausbau, fino a negare l'ineccepibile legame con il catalano, atteggiamento che non ha fatto altro che rallentare l'ascesa della lingua "valenzian-catalana", e ancora oggi ne limita il potenziale.

Ma se i milanesi vogliono saltare sulla scialuppa di salvataggio da soli e lasciare il resto di Insubria e Lombardia sulla nave che affonda, sarà poi il buon dio a giudicarli, ma almeno tu non li incoraggiare. Per piasè Gioann, dàgh una man anca al lombard!


March Tambürel
utente anonimo

#9    03 Giugno 2009 - 14:11
 
Mi ritrovo con quello che ha detto il March. Tra l'altro. parlare di lingua milanese è fare un favore solo a quei milanesi che di unione non ne vogliono nemmeno sentire parlare ma restare chiusi nei loro circoli, nel loro Milan. Seguitando con sta storia della lingua milanese te finisci a fare il loro stesso gioco, oltre che il gioco di quelli contro le nostre lingue. Io a questi giochi non mi presto e, cavoli, so bene che nemmeno te ti vuoi prestare. Perdona il mio essere brusco, ma ci tengo a queste cose, e la tua risposta mi ha fatto male.

Oltretutto la risposta, Gioann, mi è sembrata troppo e tristemente ancorata alle questioni legislative. Per la miseria, lo sai anche te che ci fanno la guerra.

Dàvid
utente anonimo

#10    03 Giugno 2009 - 19:36
 
Carissimi Marc e Dàvid, gira che ti rigira, come era da immaginarsi, ora il nostro "gioco dell'oca" ci riporta proprio qui:

http://www.splinder.com/myblog/post/268481/17701390/yes

Un dibattito tutt'altro che concluso. Anzi, forse nemmeno iniziato...

Mi pare chiaro che io - pur da NON lombardo, e come tale non ritenendomi parte diretta in causa né permettendomi di prendere posizione né autoritativa né tantomeno autorevole in casa d'altri - non avrei e non ho comunque alcuna difficoltà a parlare di "lingua lombarda" (milanese, bergamasca, bosina, comasca, se si vuole anche insubre, orobica eccetera). Cercherò, anzi questo è il mio impegno, se nel mio piccolo può servire a qualche cosa, a farlo più spesso, prendendo le mosse anche dall'amico comune Gioancarlo Giaàs, un vero GRANDE combattente per la restituzione ai territori e alle genti delle loro "lingue proprie".

Tra l'altro, se non ricordo male, quando fu presentata quella proposta di legge regionale al Pirellone a proposito di "lingua lombarda" (non riesco più a trovarla in mezzo alle quintalate di carta del mio piuttosto pittoresco archivio) addirittura avevo dato anche il mio modestissimo parere e/o contributo alla stesura.

Ribadisco infine ancora una volta quanto sostengo da molto tempo, e cioè che perché si salvino le lingue locali è INDISPENSABILE organizzarle in LINGUE REGIONALI (organizzarle non significa cancellare le varianti, anzi!).
Ma quando un milanese, magari di quelli che hanno iniziato finalmente a togliere l'appellativo di "dialetto" al suo idioma, promuove la "lingua milanese", sinceramente non me la sento di bacchettarlo. Fatelo - giustamente ma con i dovuti modi - voi, che siete lombardi e avete - altrettanto giustamente - iniziato la sacrosanta ed improba battaglia per la costruzione della nozione stessa di lingua regionale lombarda.

Come ho fatto accostandomi alla questione sarda, ancora più scottante perché lì la discussa "limba sarda comuna" è la lingua che la Regione (evviva!) ha davvero iniziato nei fatti a usare come lingua dell'amministrazione, non me la sento di dare proprio tutti i torti nemmeno ai logudoresi o ai campidanesi che non ne vogliono sapere... E chi sarei mai io, semplice animatore e divulgatore proveniente peraltro da un territorio di confine come il Lago d'Orta, per sentirmi in diritto di spiegare come si deve parlare a casa loro? Il processo di autocoscienza linguistica di una comunità, soprattutto quando non vi siano guide o norme istituzionali, (ché anche quando ci sono, i problemi si risolvono solo di autorità, vedi ancora una volta la Sardegna) è davvero complicato e difficile.

Vedete, io non mi ritengo davvero "troppo ancorato alle questioni legislative". Mi piacerebbe, al contrario, che non ci fosse proprio bisogno di "riserve indiane" di alcun genere. Ma dal momento che nessuno di noi è tanto puro e ingenuo da pensare che solo con l'amore, i fiori nei cannoni o lo spirito santo si possano risolvere i gravissimi problemi dello sradicamento sociale e linguistico, e dell'asservimento delle varie popolazioni a un potere estraneo tramite la schiavitù della "lingua unica", mi rendo conto che se non si passa - con un lungo ed estenuante lavoro - anche dalle istituzioni e dalle leggi di tutela, fra vent'anni sarà tutto finito.
Politica (in senso buono) e diplomazia, e ancora diplomazia e politica (in senso buono)...

Mi spiace sinceramente se le mie risposte hanno fatto male a persone serie, competenti e appassionate come voi. Ho tante certezze, forse troppe, lasciatemi però anche qualche dubbio. Perché magari si possa risolverlo discutendone insieme, proprio come stiamo facendo ora.
Con affetto

Gioann
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente lingue.dialetti

#11    05 Giugno 2009 - 11:27
 
Cao Gioann,

Grazie per il tuo impegno a "parlare di lingua lombarda", ti prendo in parola; e sono sicuro che ti sottovaluti quando dici "se nel mio piccolo può servire a qualche cosa", certo che serve, la tua voce radiofonica è importantittisma, e spesso serve da bussola a chi, come me, cerca di unirsi alla battaglia ma spesso si sente molto isolato.
Come sempre, i nostri pensieri convergono molto di piu' di quello che sembra;

1. Non mi sognerei mai di chiederti di andare a "bacchettare" quelli che si ostinano a parlare di "lingua milanese". Cio' che mi turba è quando sei tu a fare il primo passo.
2. "non me la sento di dare proprio tutti i torti nemmeno ai logudoresi o ai campidanesi che non ne vogliono sapere"

concordo, dopo tutto è casa loro. Ma nonostante cio' parli piu' di "lingua sarda" che di "lingua campidanese". Mi pare che il lombardo meriti lo stesso trattamento.

3. l'importanza delle leggi di tutela è ineccepibile, il mio argomento è semplicemente questo: la dove queste non esistono è ancora piu' importante parlare di entità che la legge non riconosce, o riconosce solo come "gruppo dialettale", proprio per dare visibilità al mancato riconoscimento.


Penso che anche su questo saremmo d'accordo. Grazie ancora per l'impegno preso. March
utente anonimo

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