Rho-Pero, 25 nov. - (Adnkronos) - L'idea di aprire il festival di Sanremo al dialetto e' una buona idea, perche' il dialetto e' una ricchezza e, se la proposta e' aperta a tutti i dialetti, un arricchimento''. Cosi' Mogol, saluta positivamente la proposta avanzata nei giorni scorsi di portare al prossimo festival della canzone anche testi in dialetto. A margine del convegno inaugurale del Salone Hte, Hi the Expo, dedicato alle nuove tecnologie e alle fonti alternative di energia, Mogol ha poi ricordato come ''una volta parlassimo tutti il dialetto ed io, non nascondo, di ricordare con nostalgia quei momenti''.
Peccato soltanto che non l'abbiano fatto parlare prima della trasmissione (o durante la trasmissione) con l'increscioso "sondaggio" con il televoto di domenica scorsa a Raiuno...
per chi si sia perso per strada l'accaduto:
(pubblicato su "la Padania" del 24/11)
Giovanni Polli
Signore e signore, il sondaggio è servito. I bravi telespettatori che, il primo pomeriggio della domenica, non hanno meglio da fare che spaparanzarsi sulla poltrona a smaltire il pranzo festivo con l’ausilio di Massimo Giletti nell'Arena di Domenica In, hanno deciso. Hanno preso in mano la situazione e, perbacco, hanno finalmente rimesso le cose al loro posto. Il 75 per cento di loro - così ha detto Mamma Rai - si è detto contrario all’ "introduzione del dialetto" nelle canzoni in gara al prossimo Festival di Sanremo. Un sondaggio nato in una puntata dell’A re n a che vedeva ospiti, tra gli altri, il direttore artistico musicale del Festival di Sanremo, Gianmarco Mazzi, Marino Bartoletti, Iva Zanicchi, Emanuela Aureli e il prezzemolo Cristiano Malgioglio. Così, narrano le cronache ufficiali, solo il 25% dei telespettatori che ha partecipato al televoto si è espresso in maniera favorevole alla novità introdotta da Mazzi, che in questi giorni ha continuato a far parlare e straparlare un po’ tutti. Peccato soltanto che in onda, per presentare la materia oggetto di "sondaggio", sia andato solo Strapaese. Peccato che ancora una volta il sedicente servizio pubblico - malgrado non tutti i partecipanti alla trasmissione fossero allineati al verbo neoitalianista - abbia reso delle culture e delle identità regionali soltanto la solita ammuffita caricatura macchiettistica. Peccato che si sia confuso Fabrizio De André (per fortuna citato da Marino Bartoletti) con Arlecchino e Pulcinella. E che dire di Lamberto Sposini, al quale è venuto in mente di pontificare sul fatto che, Napoli a parte, «non vi sia mai stata una grande tradizione di canzone dialettale»? Se Giorgio Strehler, purtroppo, non può che rivoltarsi nella tomba, ci si augurerebbe nei suoi confronti almeno una giullarata del per fortuna vivissimo premio Nobel Dario Fo. Inutile sperare oltre, considerato il tenore della trasmissione. Ma il pubblico della Rai si meriterebbe davvero di più, anche la domenica pomeriggio. Soprattutto quando, per esprimere la propria opinione, gli si chiede pure di spendere i soldi per la telefonata.
Nessuno pretende che la "grande stampa" ospiti quotidianamente i post di questo blog, no. Questo mai, non ho certo la presunzione di immaginare una cosa di questo genere. E' che ogni tanto si ha l'ipressione di vuotare il mare con il classico secchiello bucato. Almeno, per Diana, un po' di sana informazione in mezzo a tanta propaganda, questo sarebbe sacrosanto pretenderlo, soprattutto da chi opera sotto l'ombrello di testate che dovrebbero essere prestigiose. E la "sana informazione" potrebbe anche passare attraverso una risposta argomentata (che non c'è stata) a una lettera come questa, purtroppo piena dei soliti pregiudizi e luoghi comuni. E straboccante di quella "ignoranza" della materia del contendere che non può che essere tale, dal momento che quasi nessuno fornisce gli strumenti di conoscenza per comprendere ciò di cui si parla.
Punto primo, il più importante, quello taciuto da tutti: dal momento che lo Stato italiano ha deciso di "devolvere verso l'alto" porzioni abbondanti della propria sovranità, allora è necessario ricordare che le più importanti istituzioni internazionali, le Nazioni Unite attraverso l'Unesco, l'Unione europea e il Consiglio d'Europa ormai chiedono o - a seconda dei casi - impongono l'insegnamento scolastico delle lingue locali, regionali o minoritarie. In quanto alle "imposizioni", senza scomodare la miriade di altri documenti o risoluzioni in merito, è sufficiente rammentare che lo Stato italiano, nel 2000, ha firmato liberamente la Carta europea delle Lingue Regionali o minoritarie. Che impone, a vari livelli e con modalità da scegliere in un'ampia rosa di possibilità, di portare gli idiomi non ufficiali a scuola. Punto. Lo Stato italiano è in attesa di ratificare la Carta europea, e di modificare la legge 482 del 1999, per estendere la sua applicazioni ad altre lingue oltre alle 12 già da essa riconosciute (l'Unesco, nei territori dello Stato italiano, ne riconosce 32). In Parlamento sono stati depositati da più di un anno e mezzo i relativi progetti di legge. Con ciò, lo Stato italiano - a prescindere da qualunque altra valutazione nel merito - è ormai impegnato internazionalmente a portare quelli che ancora vengono definiti "dialetti" nelle scuole. E con questo il discorso sull'opportunità di farlo, è chiuso. Siamo oltre. Si deve discutere sul "quando" e sul "come" farlo, ma sul "se" non ci sono margini. Almeno per una volta, la devoluzione verso l'alto di porzioni di sovranità di uno Stato va a favore dei diritti dei popoli.
Se poi si vuole proprio entrare nel merito del titolo della lettera a "Italians", allora si abbia il coraggio di dire che l'Unesco, l'Ue e il Consiglio d'Europa vogliono fare "sciocchezze". E' lecito, ma è necessario dimostrarlo con argomenti alla mano tanto forti come quelli addotti dagli organismi internazionali. Altrimenti, si fa solo prendere aria alle tonsille e alle dita sulla tastiera.
Sul fatto che poi i "dialetti" si possano salvare solo con gli sforzi dei "singoli appassionati", allora o non abbiamo capito nulla della materia di cui liberamente abbiamo deciso di discutere, oppure non abbiamo capito nulla della forza della televisione e della globalizzazione. Davide contro Golia, in confronto, sarebbe quasi uno scontro tra pari... Una lingua è un fatto sociale, non individuale. E una comunità che accetta di perderla, accetta le proprie catene. L'avevano ben capito sia il Nobel Frédéric Mistral sia il "quasi Nobel" Ignazio Buttitta.
Eppure c'è ancora chi, oggi, si sente "evoluto" e "moderno" perché crede che i "dialetti" siano roba d'altri tempi e da museo dei vecchi mestieri. Ma in realtà non si rende conto di essere semplicemente il più provinciale degli italiani. Pardon, degli "italians". Perché in tutto il mondo il vento sta cambiando, finalmente. E se le istituzioni, che ne hanno l'obbligo morale e ormai - come abbiamo visto prima - anche giuridico, non si attivano per salvare quei patrimoni dell'Umanità rappresentati dalle lingue in pericolo (nel mondo ne muoiono una o due alla settimana), allora non piangiamo se domani ci sveglieremo nell'incubo peggiore: tutti gli umani perfettamente uguali e interscambiabili, con la stessa lingua, gli stessi vestiti e gli stessi pensieri. Telecomandati, ovviamente. Perfetti robot. E' davvero questo ciò che vogliamo? (gmp)
tratto da www.varesenews.it
"Se ta cati ta copi": torna il western in dialetto
Ritorna al cinema Vela di Varese la versione dialettale di "Sentieri Selvaggi"
I Varesini hanno voluto il bis e sono stati accontentati. Torna infatti il cinema western doppiato in dialetto ticinese. L’iniziativa cinematografica, i cui biglietti saranno in prevendita al MIV, replicherà sabato 21 Novembre al cinema Vela di via Sanvito Silvestro e i cittadini avranno a disposizione ben tre proiezioni: alle 17.00, la proiezione per la stampa alla quale è prevista la presenza del cantante Davide Van De Sfroos, alle 19.45 e alle 22.10.
Quella del western in dialetto è un’iniziativa che è stata richiesta a gran voce dal pubblico di Varese, che ha partecipato all’edizione precedente segnando oltre 300 presenze.
"La prima proiezione è stata un successo e le richieste tantissime" spiega Yor Milano, ideatore e organizzatore di questo innovativo cineforum. C’è inoltre l’intenzione di doppiare il film anche dialetto torinese, milanese e bolognese, anche se il vero obiettivo della Yor Milano è " Arrivare a produrre un dvd con il western doppiato in numerosi dialetti italiani".
18/11/2009
redazione@varesenews.it
I dialetti italiani prendono il volo a bordo degli aerei easyJet
La compagnia aerea sta valutando di introdurre i dialetti della città di partenza e destinazione negli annunci di bordo
Milano, 12 Novembre 2009 – Una volta decollata in Italia la polemica sull’utilizzo dei dialetti a scuola e persino presso le amministrazioni pubbliche, c’è chi, come easyJet, prende in seria considerazione la possibilità di "sdoganare" e valorizzare i principali idiomi regionali introducendoli sui voli di linea nazionali.
La compagnia aerea low cost, terzo vettore per quota di mercato nel trasporto passeggeri in Italia, sta valutando la possibilità di introdurre i diversi dialetti regionali sulle tratte domestiche durante le istruzioni di sicurezza che vengono fornite prima del decollo. Così, ad esempio, sul collegamento tra Milano Malpensa a Napoli Capodichino l’Italiano e l’Inglese potrebbero in futuro essere affiancati dal Lumbard e dal Nnapulitano.
"Il nostro interesse per l’uso dei dialetti a bordo nasce dalla volontà di essere sempre più vicini alla quotidianità dei nostri passeggeri e di dare loro un segno tangibile del fatto che sentiamo l’Italia come la nostra seconda casa," dichiara Thomas Meister, Marketing Manager easyJet per l’Italia. " Inoltre, ci sembra bello far riassaporare ai nostri passeggeri l’emozione di trovarsi a casa già dal momento in cui salgono a bordo di un aereo easyJet".
Annuncio di bordo in italiano:
Signore e Signori benvenuti a bordo di questo volo easyJet. Per ragioni di sicurezza vi preghiamo di sistemare il bagaglio a mano negli alloggiamenti sopra di voi o sotto la poltrona di fronte a voi. Vi preghiamo di fare attenzione nell’aprire le cappelliere in caso qualcosa cada. Vi preghiamo di accomodarvi al vostro posto e di allacciare la cintura di sicurezza. Vi informiamo che su questo volo non è consentito fumare.
Esempio di annuncio di bordo in dialetto milanese: Sciuri e sciure, benvegnü a bord de chel vul chi easyJet. Per resün de sicüresa se cunsiglia de sistemà la valis sura de vi alter e sota la pultrona in facia a vi alter. Ve pregum de fa atensiün nel dervì l’antina sura i test nel caso qui cos el burlà giò. Ve pregum de acumudas ai vostri post e lacià la cintüra de sicüresa. Per vostra infurmasiün, su chel aeroplano chi, se po minga fumà.
Esempio di annuncio di bordo in dialetto napoletano: Signore e Signure benvenute a tutte quante 'ncopp'a 'stu volo 'e l'easyJet. Pe' questione 'e sicurezza v'arraccumannammo 'e mettere 'e bagaglie a mano int'agli armadietti 'ncapa a vuie o sott'a pultrona annanze a vuie. V'arraccumannammo 'e ve sta accorte quanno arapite 'e cappelliere casomaie care quaccosa. V'arraccumannammo 'e v'assettà 'o posto vuosto e v'attaccà 'a cintura 'e sicurezza. A titolo di informazione 'ncopp'a st'aereo nun se po' fumà.
Inutile dire che questa iniziativa, nel caso in cui il management di EasyJet desse il via libera definitivo alla sua realizzazione concreta, andrebbe perfettamente nella stessa direzione nostra: piena reimmissione nella società e nell'uso quotidiano delle lingue locali, regionali o minoritarie. A una condizione ben precisa: che nasca, si sviluppi e si realizzi stando ben lontana da qualunque "tentazione folkloristica". Una lingua locale è veicolo di comunicazione seria, non certo vernacolare nei toni e nei contenuti. Gli esempi già divulgati alla stampa dalla Compagnia (quello milanese e quello napoletano) anche come file audio, ascoltabili qui sotto, promettono molto bene. Osserveremo costruttivamente, ci auguriamo con grande soddisfazione di tutti, ciò che seguirà a questa anticipazione davvero interessante. (gmp)
ps. Consiglio numero uno: se si evitasse di utilizzare la errata denominazione di "dialetti" preferendo quella più corretta e meno penalizzante di "lingua locale" o "regionale", si sarebbe già fatto un altro passo in avanti per contribuire sin dall'inizio ad evitare il nefasto agguato del "folklorismo"...
http://wwwnew.splinder.com/media/manage/media/21682337 (milanese)
http://wwwnew.splinder.com/media/manage/media/21682370 (napoletano, voce di Tony Tammaro)
tratto da www.udinese.it
C'è grande soddisfazione in casa Udinese per la firma dell'accordo che legherà la società bianconera con l'A.R.Le.F (Agjenzie Regjonal pe Lenghe Furlane") per la promozione della lingua friulana finalizzata all'uso della stessa nella comunicazione istituzionale dell'Udinese Calcio.
Il Presidente dell'Udinese Calcio Franco Soldati: "Siamo onorati di collaborare con l'A.R.Le.F. perchè parliamo di un'agenzia sempre vicina alla nostra terra ed ai friulani residenti all'estero. Porto i saluti della Famiglia Pozzo, che ha fortemente voluto il concretizzarsi di questa iniziativa. A breve il Sito ufficiale dell'Udinese sarà disponibile anche in friulano, speriamo che questo dia ulteriori vantaggi ai nostri tifosi e li faccia sentire sempre più vicini alla Piccola Patria e alla sua squadra".
Lorenzo Zanon, Presidente dell'A.R.Le.F.: "Desidero ringraziare il Presidente dell'Udinese Calcio e tutta la Società che ha fortemente voluto portare avanti questo progetto insieme a noi. L'Udinese è la bandiera del Friuli e vogliamo che sventoli sempre più in alto. Sarà una bella avventura".
Il nuovo Sito bianconero, grazie all'accordo con l'A.R.Le.F., sarà friubile anche in lingua friulana con aggiornamenti costanti ed una sezione appositamente dedicata ai Fogolar Furlans. La firma dell'accordo tra Udinese e Arlef
Avanza con grande successo il lavoro di ri-territorializzazione e di piena reimmissione nella società di alcune lingue regionali. Di quelle più "fortunate", che hanno avuto la "benedizione" della famosa legge statale 482/99. Almeno quando è possibile, è degno di nota e di piena ammirazione ogni progetto in questo senso. Complimenti vivissimi all'Udinese e all'Arlef.
Unico rammarico: nel darne notizia, la gloriosa Gazzetta dello Sport ha strillato, nel titolo, ancora una volta la parola "dialetto", davvero profondamente SBAGLIATA in ogni senso possibile e immaginabile? Ma quando mai i timonieri della grande stampa si renderanno conto di quanta retroguardia continua ad albergare in certi loro vezzi e birignao davvero di retrogusto ottocentesco? (gmp)
ps: ora attendiamo con ansia che anche gli "altri bianconeri" del calcio di serie A inizino a costruire il loro sito in lingua piemontese... O che almeno - restando sempre nella stessa regione - lo facciano i granata, ai quali storicamente il mondo piemontesista è più vicino. Lo facessero, ne sono certo, tornerebbero subito in serie A!
Questo il comunicato stampa ufficiale.
LINGUA E DIALETTI. L’ITALIANO TRA FEDERALISMO E UNITÀ D’ITALIA
Scrive l'amico Roberto Serra, e volentieri giro il suo appello.
Cari Amici,
La Sozietè Filològica Bulgnaisa (che tra l'altro gestisce Al Sît Bulgnais e organizza al Cåurs ed Bulgnais del Teatro Alemanni) sta iniziando una ricerca tesa a raccogliere, trascrivere ed analizzare il maggior numero possibile di favole tradizionali bolognesi in dialetto di cui il ricordo sia ancora vivo.
Al riguardo esiste infatti la bellissima raccolta ottocentesca di C. Coronedi Berti, ma ci siamo resi conto che non è esaustiva, e varie favole, leggende, racconti in dialetto (magari proprio quella che vi raccontava la vostra nonna) aspettano ancora di essere trascritti: se non lo si farà in questi anni, andranno definitivamente perse e dimenticate.
Se perciò (voi, i vostri familiari più anziani, i vostri conoscenti) ricordate favole in dialetto bolognese della città o della Provincia di Bologna (aggiungendo le aree "bolognofone" della zona di Castelfranco Emilia, Cento, Sant’Agostino, Poggio Renatico), vi chiederemmo di scriverle in una mail o in un file word, inviandole all’indirizzo:
bulgneis@hotmail.com" , o di mandarle a mezzo posta a: Roberto Serra, via Tivoli 5, 40017 San Giovanni in Persiceto (BO).
Non preoccupatevi per la grafia, in quanto saranno poi riviste dalla Sozietè Filològica Bulgnaisa.
Pregheremmo di indicare per ogni contributo il nome del ricercatore, con un recapito telefonico per eventuali dubbi, e inoltre:
- nome e cognome dell’informatore (cioè di chi si ricorda, o di chi diceva, tale favola, filastrocca, ecc.);
- anno di nascita dell’informatore;
- area di provenienza (Bologna o altro paese).
Siamo certi che capirete il valore culturale di questo studio: giova ripeterlo, ciò che non si salverà adesso andrà dimenticato e perduto definitivamente.
Grazie per la collaborazione, saluti a tutti!
Roberto Serra