Lingue & Dialetti - Notizie e commenti

Blog sperimentale sulle Lingue regionali, locali e/o minoritarie. Spazio antagonista allo sradicamento e alla globalizzazione culturale. Per segnalazioni di eventi o altro, scrivete a lingue.dialetti@libero.it

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Utente: lingue.dialetti
Mi chiamo Gioann March Pòlli, (Giovanni Marco Polli all'anagrafe italiana). Sono giornalista e animatore culturale. Conduco in prima persona, sia con la professione che con il mio impegno volontaristico, una battaglia a favore delle lingue regionali e minoritarie. Insomma, perché vengano riconosicuti i diritti di ogni popolo del mondo a poterle parlare, insegnare, trasmettere in ogni ambito sociale, politico e civile, indipendentemente dallo Stato di appartenenza e dal suo tasso di "democrazia" interna. In particolare, lavoro perché sia preservata, insegnata, diffusa e rilanciata anche e soprattutto nelle scuole la Lingua piemontese, con tutti i suoi dialetti e varianti locali. Il Piemonte è infatti mia terra di origine e "patria cita" (quella "granda" è il mondo intero, e non ne riconosco altre). Sono in onda due volte alla settimana, il martedì dalle ore 14,20 alle 15.00 e il venerdì dalle ore 14,00 alle 15.00 sulle frequenze di Radio Padania Libera. Ma la mia trasmissione, che si intitola proprio "Lingue e dialetti", benché in onda su un'emittente vicina a un partito politico si rivolge a chiunque, indipendentemente dall'opinione o dall'appartenenza politica. La salvaguardia delle culture umane è fondamentale nella battaglia contro l'appiattimento, l'omologazione e la globalizzazione ed è a beneficio di tutti, a prescindere da qualunque steccato ideologico, culturale, etnico o geografico.

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mercoledì, 16 settembre 2009

L'eurodeputato Rivellini parla nell'Aula di Strasburgo in lingua napoletana

Lo trovate qui: http://www.youtube.com/watch?v=Afy7WmxwH9A



La parte in napoletano inizia circa a 1' 20". Qui sotto, un po' di rassegna stampa



tratto da www.agi.it

(AGI) - Roma, 16 set. - Anche al Parlamento Europeo si parla il napoletano. "Presidente Barroso l'aggia vutato e le chiedo d'essere o' Presidente 'e tutta ll'Europa" non e' un frase presa in prestito da Massimo Troisi, ma sono le parole con cui Enzo Rivellini, parlamentare europeo del Pdl-Ppe, ha commentato la rielezione del presidente Barroso alla guida della Commissione Ue. La 'trattativa', pero', e' risultata molto complicata. In una nota ufficiale del Servizio dell'interpretazione, infatti, era stato scritto a Rivellini: "Siamo spiacenti di doverla informare che non essendo il napoletano una lingua ufficiale del Parlamento Europeo un Suo eventuale intervento in napoletano non potra' essere interpretato nelle altre lingue, ne' essere pubblicato nel resoconto integrale delle discussioni, che contiene la trascrizione e la traduzione degli interventi fatti in Plenaria". Ma Rivellini non si e' lasciato intimidire. Il suo discorso, infatti, e' stato pronunciato integralmente in napoletano. Rivellini si rivolto al presidente Barroso chiedendogli di essere "il Presidente di tutta Europa, ma anche del Sud". Discorso che si e' concluso con una metafora. "Ausann na' metafora putesse dicere che 'a nostra protesta e' comme quanno schizzichea, evitammo c'arriva 'o pata pata 'e' ll'acqua". Tradotto: "Usando una metafora potrei dire che il nostro disagio e la nostra protesta e' oggi come una leggera pioggerella. Facciamo in modo che non diventi un uragano". E come ha detto Rivellini durante il suo intervento "il napoletano non e' un semplice dialetto ma una lingua con una sua grammatica ed una sua letteratura". Naturalmente tutto rigorosamente in napoletano.



tratto da www.adnkronos.com

Bruxelles, 16 set. - (Adnkronos/Aki) - "Vulesse parlà napulitano nun pe fa casino ma pe fa capì a tutta l'Europa 'e prublemi d''o Sud".Ha esordito così, come aveva promesso, l'eurodeputato napoletano del Pdl Enzo Rivellini (nella foto) nelle dichiarazioni seguite al voto di conferma in aula a Strasburgo di Josè Manuel Barroso alla guida della Commissione Europea. Ai traduttori sono stati distribuite le versioni in italiano, francese, inglese e tedesco. "Presidente Barroso - ha detto Rivellini - l'aggia vutato e le chiedo d'essere 'o Presidente 'e tutta ll'Europa, pure d''o Sud, pecche' 'o Sud e' 'a porta e ll'Europa e sta miezzo 'o Mediterraneo". L'eurodeputato sottolinea che "pure 'o Sud ha contribuito a fa' 150 miliuni 'e cittadi'ni dell'est comunitari'e. Si oggi' n'operaio 'e Danzi'ca guara'gna 28 vote chello ca' guaragna'va primma adda ringrazia' pure 'o Sud". Dunque, "o Sud ha sempe fatto 'a parta soja in Europa". Infine, l'avvertimento: "ausann (usando, n.d.r.) na' metafo'ra putesse dicere che 'a nostra prote'sta e' comme quanno schizzichea (pioviggina, n.d.r.), evitammo c'arriva 'o pata pata 'e ll'acqua (una tempesta n.d.r.)''.



tratto da http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

NAPOLI - La lingua ufficiale del Regno di Napoli arriva nel parlamento europeo. È l'europarlamentare del Pdl Enzo Rivellini (ex di An) che, in occasione della seduta convocata per la rielezione alla guida della commissione europea di Jose Manuel Durao Barroso, fa il suo intervento nel dialetto partenopeo, come peraltro aveva già preannunciato alle vigilia.

«Il napoletano è una lingua (ha una grammatica, una letteratura e veniva usata nelle corti d'Europa) e non un semplice dialetto - commenta Rivellini - il mio intervento in napoletano nasce dall'esigenza di porre all'attenzione europea i problemi del Mezzogiorno e perciò ho usato questo mezzo per suscitare l'interesse politico e mediatico di tutta l'Europa sul Sud. Spero che questa iniziativa non venga bollata riduttivamente come folkoristica».

Ma l'intervento di Rivellini ha gettato nello sconforto i traduttori, incapaci di seguire la «performance» dell'eurodeputato del centrodestra. Il politico ha continuato imperterrito nonostante i colleghi con cuffia protestassero per il silenzio dei traduttori: i quali, esperti multilingua, sono rimasti spiazzati di fronte alla necessità di tradurre «'o pata pata 'e l'acqua» (ovvero una tempesta di pioggia).

Anche se gli è costato un richiamo del presidente dell'assemblea per aver superato il tempo assegnatogli, Rivellini è soddisfatto: «Di aver potuto parlare sia in italiano sia in napoletano per mettere in evidenza le problematiche che investono il Meridione d'Italia e che la commissione Ue guidata da Barroso non può ignorare», commenta.



Un esempio - a dire il vero interventi a Strasburgo in lingue regionali dello Stato italiano ve n'erano già stati, ad esempio quello di Borghezio in lingua piemontese - che dovrebbe essere seguito da tanti altri. Nessuno si illuda: Rivellini ha ragione quando pretende che la sua non venga bollata come "iniziativa folkloristica". Perché non lo è. Intervenire in una sede istituzionale nella propria lingua locale per chiedere grande attenzione è un atto di forza politica dirompente. L'augurio è che presto tanti altri "eletti dal popolo" nelle rispettive sedi abbiano lo stesso coraggio di fare altrettanto (gmp).

postato da: lingue.dialetti alle ore 20:27 | link | commenti (6)
categorie: cultura, politica, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti

SARDEGNA / Il Comitadu pro sa limba sarda: "Lingua come motore di sviluppo economico"

Questo il testo, tradotto in italiano, della lettera che il "Comitadu pro sa limba sarda" ha inviato qualche settimana fa a: Presidente della Giunta regionale Ugo Cappellacci, Presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo, Assessore alla Cultura Lucia Bayre, Presidente III Commissione Programmazione e bilancio Paolo Maninchedda, Presidente VIII Commissione Cultura Attilio Dedoni. Al Comitato hanno aderito ad ora 1664 persone.



In vista delle ripresa dell'attività legislativa e di governo della Regione sarda, e in particolar modo della prevista approvazione del Piano regionale di sviluppo, su Comitadu pro sa limba sarda pone alla Vostra attenzione una serie di considerazioni e di proposte.


Nel programma del Presidente Cappellacci è stato previsto "un nuovo percorso basato su tre momenti ordinati in senso logico e temporale: "Il momento identitario, il nuovo piano di sviluppo, la riscrittura delle regole con la riforma dello Statuto speciale e la riorganizzazione della Regione." In questo senso sono stati programmaticamente privilegiati i temi della lingua, cultura ed eredità culturale dei sardi come "fattori di distintività" in quanto conferiscono un'importanza decisiva alle tematiche per il radicamento del senso d'appartenenza.

Nel Piano regionale di sviluppo che ci è dato conoscere, non si fa riferimento alla capacità che una politica linguistica, quale è prevista nel programma elettorale, può dispiegare ai fini dello sviluppo economico della nostra Terra. Eppure, nel programma sono esplicitamente previsti “incentivi per la valorizzazione della lingua e della cultura a favore dell'editoria, delle arti, dell'associazionismo, del marketing, della comunicazione e informazione, della formazione e di ogni attività che supporti il patrimonio identitario dei sardi”.

In questo non è difficlle leggere una duplice volontà: di regolare con politiche adeguate sia la lingua sia la cultura dei sardi e di fare dell'una e dell'altra soggetti e oggetti di economia. La politica dell'assistenza alla lingua e alla cultura non è stata, nel passato, vana. Ha prodotto risultati di rilievo, pur se una vecchia e non fondata teoria sulla lingua epifenomeno della cultura, quasi un suo succedaneo, ha alla fin fine relegato la lingua sarda a titolazione di prodotti in italiano e non molto ha valorizzato la lingua come patrimonio in sé.

Dato che, come si comprende dal programma elettorale, si vuole innovare quel che fin qui è stato fatto, su Comitadu pro sa limba sarda, ritiene che il primo passo decisivo sia quello di riconoscere fin dal Piano regionale di sviluppo la potenzialità che la lingua sarda, e con essa la cultura della Sardegna, hanno di favorire la crescita economica e sociale dell'Isola. Esistono in Europa esempi di tali potenzialità, se favorite da una politica linguistica in sé e non destinata a fare da contorno culturale ad azioni di politica economica.

Si tratta, crediamo, di seguire, adattandoli alla nostra realtà e ai tempi di ristrettezze di risorse, gli esempi della Catalogna, del Paese basco, della Galizia, per citare i più evidenti. Perciò, su Comitadu pro sa limba sarda propone che il Piano di sviluppo regionale riconosca la lingua sarda e la cultura dei sardi come motore di sviluppo economico e come tale lo inglobi con adeguate misure programmatiche e economiche. È un riconoscimento questo che va, naturalmente, onorato da quegli incentivi di cui il programma elettorale parla e che potranno successivamente quantificati nella prossima Legge finanziaria.

Non sfugge certamente alle SSVV la portata storica per la lingua sarda il suo riconoscimento in un documento di programmazione della nostra economia.

Saremmo molto grati se volessero sentirci.

Il Comitato.



Una splendida risposta a chi - in questo periodo - agita le acque attaccando il valore delle lingue "proprie" cercando di screditarle con la solita patetica tiritera del "passatismo", "folklorismo" e chi più ne ha più ne metta. L'esperienza internazionale citata insegna che, collegando l'identità linguistica di un territorio alla propria economia, si ottiene un duplice risultato: si potenzia l'economia con il valore irriproducibile altrove della cultura e dell'humus che l'hanno generata, e si dimostra che una lingua locale è perfettamente in grado di avere una sua funzione anche e soprattutto contemporanea. 
E pazienza se illustri personaggi come Asor Rosa invitavano a non tradurre in lingua veneta il nome anche commerciale del radicchio perché sarebbe stato un danno per il prodotto... (gmp)

postato da: lingue.dialetti alle ore 18:57 | link | commenti (2)
categorie: cultura, politica, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti
domenica, 13 settembre 2009

FRIULI / L'inqualificabile attacco alla Lingua friulana dei mass media, primo fra tutti "Io Donna" del Corriere.

Qui l'articolo davvero inqualificabile che sta facendo discutere in questi giorni. Con il pretesto di "additare l'esempio" di ciò che accadrebbe con la tutela di tutte le lingue regionali, si attacca la tutela della marilenghe come "fonte di sprechi". Davvero senza parole.


http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_03/furlan_dialetti_io_donna_567d18ea-9892-11de-b8d4-00144f02aabc.shtml


Qui la controoffensiva del "Comitât 482 ", che si batte per l'applicazione integrale al friulano della tutela della legge statale sulle minoranze.


http://com482.blogspot.com/2009/09/iniziative-di-proteste-dal-comitat-482.html


e qui, sempre curata dal "Comitât 482 ", una rassegna stampa.


http://com482.blogspot.com/2009/09/atacs-cuintri-dal-furlan-une-picule.html

postato da: lingue.dialetti alle ore 15:30 | link | commenti (1)
categorie: cultura, politica, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti
mercoledì, 09 settembre 2009

SICILIA / Il Fns: "Con Baaria di Tornatore una speranza di rinascita della lingua siciliana"

Ricevo e volentieri ripubblico un comunicato del Fronte Nazionalista Siciliano


KUMUNIKATU STAMPA FNS - COMUNICATO STAMPA FNS

Festival di Venezia 2009.

Il successo di pubblico del film "Baaria" di Tornatore accende, nei siciliani di tutto il mondo, la speranza di rinascita della lingua e della cultura siciliana. E vuole  stringere in un fraterno abbraccio tutti gli altri popoli, che amano le rispettive lingue “materne”.

Il successo conseguito a Venezia dal film "BAARIA" di Peppuccio TORNATORE ed i consensi, la quantità e la qualità degli attestati di simpatia, registrati nell'opinione pubblica internazionale e nella maggior parte dei mass media, costituiscono un inconsueto "RICONOSCIMENTO" del valore e dei valori (e .... del modo di sentire) della SICILIANITA'.Un "riconoscimento", questo, che giunge molto opportuno nel momento in cui la identità culturale e la stessa lingua del Popolo Siciliano rischiano di essere cancellate, fra una lottizzazione e l'altra...

L'FNS, infatti, ritiene che il successo condiviso del film ci autorizzi a sperare nell'inizio di un nuovo, ampio e significativo processo di rinascita della cultura siciliana. Con la conseguente sensibilizzazione ad iniziative mirate alla tutela ed alla diffusione della Lingua Siciliana. Non a caso, le recensioni che hanno preceduto la presentazione di BAARIA hanno già inorgoglito e commosso i Siciliani residenti in Sicilia ed i Siciliani, molto più numerosi, della Diaspora.

Ci permettiamo di esprimere queste nostre opinioni senza volere strumentalizzare, in alcun modo, la valenza dell'opera cinematografica ed il relativo ruolo nel settore specifico. Ed, ovviamente, senza voler interferire con le "riserve", con la "freddezza" e persino con le CRITICHE FEROCI, con le quali alcuni noti giornalisti e critici hanno voluto - e forse dovuto - accogliere il film. Massimo rispetto anche per questi ultimi.

Puntualizziamo, tuttavia, che l'impostazione globale del film dovrebbe essere vista anche come un forte abbraccio ideale, nel quale Peppuccio Tornatore ha voluto stringere tutti i Popoli del Mondo. Con i quali il regista siciliano ha voluto e vuole condividere la forte emozione dell'uso della Lingua "materna", intesa come valore universale.

Dalla Sicilia con amore, insomma. Piaccia o non piaccia ai censori di turno.

Palermu, 3 Sittimmaru 2009

                                                                               GIUSEPPE SCIANO'

                                                                               Sikritariu FNS

postato da: lingue.dialetti alle ore 19:29 | link | commenti (1)
categorie: cultura, politica, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti
martedì, 08 settembre 2009

RASSEGNA STAMPA / "Il Giornale" parla di "febbre" del dialetto...

Da "Il GIornale" di oggi, martedì 8 settembre 2009

In Lombardia sembra scoppiata la febbre da dialetto. Potrà sembrare una trovata dell’ultim’ora per cavalcare le proposte leghiste, ma i casi in cui la lingua nazionale viene sostituito dalla parlata locale non sono più una rarità.

Guida la «rivolta» Como, dove l’assessore all’Ambiente Diego Peverelli ha inventato il centralino che risponde in dialetto. Invece del tradizionale «prema quattro per parlare con l’operatore», si è optato per il molto più trendy «se ta v’ret parlaà cun l’operaduù schiscia ul quater». E perché non sostituire la formula delle nozze con un bel «adess ta pödet basà la spusa»? La fantasia corre, ma non troppo, perché lo stesso assessore ha provato a sposare in vernacolo una coppia di comaschi. Risultato: una querelle amministrativa perché la cerimonia nuziale deve essere recitata nell’idioma nazionale. Ai coniugi non è rimasto che accontentarsi di un fifty-fifty linguistico.

Ma non è tutto. Mentre il ministro Gelmini sul dialetto, rispondendo alla Lega, ricorda che «i problemi della scuola sono altri», a Paderno Dugnano si preparano i corsi di dialetto. Il «cours de milanes» sarà inserito come facoltativo nel piano dell’offerta formativa delle scuole elementari e medie di Paderno con quattro ore di lezione alla settimana impartite nel primo pomeriggio. Insomma, per i «lumbard al sèmbra mei parlà ’n dialet».

I commenti alla "notizia", se volete, sono a vostra disposizione.
postato da: lingue.dialetti alle ore 19:14 | link | commenti
categorie: cultura, politica, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti

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