Lingue & Dialetti - Notizie e commenti

Blog sperimentale sulle Lingue regionali, locali e/o minoritarie. Spazio antagonista allo sradicamento e alla globalizzazione culturale. Per segnalazioni di eventi o altro, scrivete a lingue.dialetti@libero.it

Chi sono

Utente: lingue.dialetti
Mi chiamo Gioann March Pòlli, (Giovanni Marco Polli all'anagrafe italiana). Sono giornalista e animatore culturale. Conduco in prima persona, sia con la professione che con il mio impegno volontaristico, una battaglia a favore delle lingue regionali e minoritarie. Insomma, perché vengano riconosicuti i diritti di ogni popolo del mondo a poterle parlare, insegnare, trasmettere in ogni ambito sociale, politico e civile, indipendentemente dallo Stato di appartenenza e dal suo tasso di "democrazia" interna. In particolare, lavoro perché sia preservata, insegnata, diffusa e rilanciata anche e soprattutto nelle scuole la Lingua piemontese, con tutti i suoi dialetti e varianti locali. Il Piemonte è infatti mia terra di origine e "patria cita" (quella "granda" è il mondo intero, e non ne riconosco altre). Sono in onda due volte alla settimana, il martedì dalle ore 14,20 alle 15.00 e il venerdì dalle ore 14,00 alle 15.00 sulle frequenze di Radio Padania Libera. Ma la mia trasmissione, che si intitola proprio "Lingue e dialetti", benché in onda su un'emittente vicina a un partito politico si rivolge a chiunque, indipendentemente dall'opinione o dall'appartenenza politica. La salvaguardia delle culture umane è fondamentale nella battaglia contro l'appiattimento, l'omologazione e la globalizzazione ed è a beneficio di tutti, a prescindere da qualunque steccato ideologico, culturale, etnico o geografico.

Links

.Bilinguismo regionale
.Bilinguismo regionale, il blog
.Etymos, alle radici delle parole
.La directory dei blog italiani
.Wikipedia nelle Lingue locali, regionali e minoritarie
CALABRIA / Il Dialetto calabrese
CAMPANIA / Lengua napulitana / Lingua napoletana
CAMPANIA / Sito napoletano
EMILIA / Al sit Bulgnais - Il sito bolognese
EMILIA / Parma in dialetto
FRIULI / Friul.net
FRIULI / Il Furlanist - Blog in lingua friulana
FRIULI / La Patrie dal Friûl
FRIULI / Lenghe.net - Il portal de lenghe furlane
LIGURIA / Lingua genovese - Académia Ligùstica do Brénno
LIGURIA / Lingua Genovese - O schéuggio Canpànn-a,
LIGURIA / Ziàrdua - Sito interamente in Genovese
LOMBARDIA / Blog di Elena in lingua milanese
LOMBARDIA / ...comünicazion virtüal in lumbard insübrich
LOMBARDIA / Blog in milanese dalla Galizia...
LOMBARDIA / El Milanes
LOMBARDIA / Maltra B-Folk
PIEMONTE / Ël sol ëd j'Alp - Associassion coltural piemontèisa
PIEMONTE / Compagnia dij Pastor - Vco/Novara
PIEMONTE / Corso interattivo di lingua piemontese
PIEMONTE / Gioventura Piemontèisa
PIEMONTE / Gopiedmont, Associassion Coltural Piemontèisa
PIEMONTE / Gopiedmont, blog in lingua piemontese
PIEMONTE / I-Iter
PIEMONTE / Lingua Piemontese... E un pòch ëd Fìsica an Piemontèis
PIEMONTE / Piemonte - Nòste Rèis - Associassion coltural piemontèisa
PIEMONTE / Sit an Piemontèis cudì da Guido Dematteis
SARDEGNA / Diariulimba
SARDEGNA / Dizionario online di Limba Sarda
SARDEGNA / Ivo Murgia - Lingua e cultura sarda
SARDEGNA / Notiziario in lingua sarda
SARDEGNA / Sa limba sarda comuna - Regione Sardegna
SICILIA / Il sito della lingua siciliana
SICILIA / Lingua siciliana
SICILIA / Società siciliana per l'amicizia fra i popoli
VENETO / Lingua Veneta
VENETO / Raixe Venete

Partecipano

Foto recenti

Vedi altri media

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 27 agosto 2009

SICILIA / RASSEGNA STAMPA - "Ora si riconosca, tuteli e insegni a scuola la lingua siciliana"

Articolo tratto da www.osservatorio-sicilia.it


Un Populu, diventa poviru e servu quannu i paroli non figghianu paroli e si mancianu tra d’iddi


26 Agosto 2009

Anche sotto la canicola agostana è continuata l’azione politica della Lega e il pressing sugli altri alleati della coalizione governativa per vincere le sue battaglie che evidentemente sono molto importanti per il popolo leghista. Una tra le tante è l’introduzione dei dialetti (chiamati in modo forbito “lingue locali”) nelle scuole a salvaguardia della cultura  e dell’identità padana.

Test di dialetto per insegnare a scuola e la necessità di istituire un albo regionale per i professori, dopo una pre-selezione “che attesti la tutela e la valorizzazione del territorio da parte dell’insegnante“.

«In un mondo globalizzato come il nostro -  ha spiegato Federico Bricolo, capogruppo della Lega al Senato -, diventa fondamentale trasmettere alle nuove generazioni attraverso la scuola le nostre lingue che sono segno e sostanza della nostra appartenenza culturale. Pensiamo a una scuola che prepari i giovani ad affrontare al meglio il mondo del lavoro ma che li renda anche fieri e orgogliosi delle proprie radici. Per questo abbiamo presentato una proposta di legge che prevede l’insegnamento nella scuola dell’obbligo delle lingue e dialetti delle comunità territoriali e regionali. Chi ci critica tenga conto che la stessa Carta europea per le lingue regionali o minoritarie sottoscritta a Strasburgo nel 1992 riconosce il “diritto imprescrittibile delle popolazioni ad esprimersi nelle loro lingue nell’ambito della loro vita privata e sociale”. Un diritto che, d’altra parte, è già garantito da tempo da molti Paesi europei».

Fin qui nulla da eccepire… anzi ben venga lo studio serio delle lingue locali.

Ma ci chiediamo: quale futuro avrà la Lingua Siciliana? Una volta tanto, esso non dipende dal Governo Regionale Siciliano, che su questo argomento merita ampiamente la lode, ma dagli stessi siciliani. Infatti, una lingua è tale fin quando la si parla e la si trasmette in forma scritta.

Nel Libro Rosso dell’Unesco, relativo alle lingue del mondo in pericolo, nella sezione dedicata al continente europeo sono state stilate sei categorie.

La VI e ultima categoria comprende tutte le lingue “non in pericolo”. E, per quanto possa sembrare strano, al Siciliano è toccato il “privilegio” di far parte proprio della VI categoria, in compagnia dell’Italiano, dell’Inglese, del Francese, dello Spagnolo e di tutte le altre lingue “nazionali” e, tra i “dialetti” italiani, del Veneto e dell’Italiano Meridionale. Il Lombardo, il Piemontese, il Ligure, l’Emiliano, il Corso sono stati classificati, invece, da gruppo V “Lingue potenzialmente in pericolo con tantissimi parlanti bambini ma senza uno “status” di lingua ufficiale o di prestigio”, e i dialetti sardi, il Basco e il Gaelico Irlandese (queste ultime due, lingue ufficiali statali) addirittura da gruppo IV “Lingue in pericolo con, tra i parlanti, alcuni bambini, almeno in parte della loro gamma, ma con tendenza decrescente“.

Così, nonostante il Siciliano sia riuscito a sopravvivere con grande vigore per secoli e secoli, pur non essendo più lingua ufficiale di stato, l’evoluzione dei mezzi di comunicazione e la conseguente “italianizzazione” culturale dell’Isola, a lungo termine, potrebbero comportare un progressivo abbandono dell’uso di tale idioma.

L’unica possibilità di interrompere tale deprecabile processo è legata all’ufficializzazione della Lingua Siciliana e al suo insegnamento nelle scuole. E se il percorso del processo di riconoscimento, da parte delle istituzioni, del Siciliano come lingua ufficiale sembra lungo e irto di difficoltà, l’insegnamento nelle scuole appare invece realizzabile, solo se ci sta a cuore. Effettivamente già è possibile insegnare il Siciliano nelle scuole, ma sono in pochi a saperlo.

Di fatti, in forza della specialità dello Statuto e in tempi non sospetti, nel 1981 l’Assemblea Regionale Siciliana legiferò in materia di “Provvedimenti intesi a favorire lo studio del dialetto siciliano e delle lingue delle minoranze etniche delle scuole dell’Isola” istituendo la legge regionale n. 85 del 6.5.1981 (regolarmente impugnata e mutilata, nelle parti in cui il Siciliano veniva definito lingua e se ne obbligava perentoriamente l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado, dal “Crispi” di turno, ovvero dal Commissario dello Stato). Per dare attuazione a quanto legiferato, nel triennio 1981-1983 vennero stanziate delle somme di denaro per retribuire quegli insegnanti che avevano organizzato i corsi di aggiornamento in materia e quelli che avevano effettuato attività integrative di insegnamento del dialetto a scuola.

Nonostante il chiaro spessore culturale dell’iniziativa, essa venne accolta con scarso interesse sia da parte del corpo docente che dagli alunni e dai dirigenti scolastici, tanto che successivamente la Regione Sicilia non impegnò più alcuna somma in proposito.

Soltanto nel 2000, l’allora Assessore, Salvatore Morinello (docente di storia e filosofia, dal 1° settembre 2009 in servizio al Liceo Classico di Chiavari, fronte avanzato della Lega Nord in Liguria) - tenendo conto dell’Autonomia scolastica e, quindi, di quanto previsto dalla riforma Moratti come tutela delle culture locali, lasciata appunto alla libera iniziativa degli istituti scolastici -, dopo quasi vent’anni di oblio, “rispolverò” la legge in questione, finanziandone (anche negli anni successivi fino al 2002/03) la voce di bilancio. Poi ancora una volta seguì una vacatio, come al solito dovuta al flebile interesse dei siciliani ed alla scarsità di fondi.

Finalmente, grazie alla sensibilità del Presidente Raffaele Lombardo, del Governo Regionale, l’Assessore alla Pubblica Istruzione, Lino Leanza, ha predisposto le somme necessarie per l’applicazione della legge n. 85 del 1981 riaccendendo così il dibattito all’interno della scuola siciliana. «È assolutamente corretto introdurre il dialetto siciliano nelle scuole  - ha dichiarato l’on. Leanza -. Ma la cosa più importante è soprattutto studiare la storia della nostra terra. Ogni scuola nel proprio ambito può decidere quali corsi fare. L’autonomia scolastica ha un fondo del 7-8% per riservare un’ora o due ad una particolare disciplina. Ritengo che scegliere il dialetto e la storia della Sicilia sarebbe una vera opportunità di arricchimento. Credo che una storia della Sicilia, non scritta dai vincitori, guardata con molta serietà rispetto alle tradizioni locali, sia importante per far ritrovare alle nuove generazioni le nostre antichissime radici culturali ed identitarie».

Insomma, ancora una volta, la Lega è arrivata con 28 anni di ritardo su ciò che la Sicilia ha fatto per conservare il patrimonio linguistico isolano che risale ai tempi di Ciullo d’Alcamo. Lingua sicuramente e non dialetto, continuamente alimentata da poeti ed artisti, come Ignazio Buttitta, Turi Lima (al secolo Venero Maccarrone), Rosa Balistreri per giungere alle contemporanee Lina Rinaudo La Mattina, Rita Elia… ma anche dai cantastorie, Ciccio Busacca, Orazio Strano, Antonio Tarantino, che narravano le gesta dei paladini e di Turiddu Giuliano.

Inoltre, e sono pochi ad averne conoscenza, fino al 1958 il programma per il concorso di abilitazione all’insegnamento nelle scuole elementari, prevedeva la conoscenza di nozioni di lingua siciliana e sulle tradizioni popolari.

Ma c’è di più, proprio le parole di Ignazio Buttitta: «Un popolo diventa servu, quannu ci arrubbanu a lingua adottata di Patri: è  persu pi sempri», hanno spinto Vincenzo Allegra, Presidente del movimento “I Gattopardi Sicilia” a creare un’iniziativa per il riconoscimento del Siciliano come lingua minoritaria e di promuovere lo studio e la conoscenza. È intenzione del Movimento di inoltrare richiesta all’Unione Europea, tramite i deputati eletti in Sicilia fra i vari partiti, per sollecitare ed acquisire il riconoscimento e la dignità della nostra lingua secondo i principi della Carta europea sottoscritta nel 1992 (tanto invocata dalla Lega Nord).

La necessità è quella di valorizzare il Siciliano, liberarlo dalla condizione di dialetto e di innalzarlo a lingua. Più di cinque milioni di persone, senza contare le grandi comunità Siciliane in America, Australia, Canada ed Europa, parlano siciliano.

Non vergogniamoci, anzi… valorizziamo la nostra identità socio culturale di Popolo utilizzando orgogliosamente la nostra lingua, patrimonio immateriale fatto di parole, suoni, tradizioni orali che contraddistingue l’appartenenza al luogo delle proprie radici e che, per effetto della globalizzazione multimediale rischia, col trascorrere del tempo, rischia di dissolversi e di far sparire la Sicilia e i siciliani.

Leggiamo dunque i versi di Buttitta, Lingua e Dialettu: forse comprenderemo fino in fondo il pericolo e magari, chissà, avverrà il miracolo!

Salvatore Musumeci



Un bell'articolo, ottimamente argomentato e ricco di spunti di riflessione. Solo è poco comprensibile quella vena di "contrapposizione" che emerge tra le righe tra i sostenitori della Lingua siciliana e la Lega. Quando una battaglia politica - come quella attuale della Lega - chiede diritti proprio per TUTTE le lingue regionali, sicilana compresa, non c'è motivo di guerre e di attriti inutili. (gmp)

postato da: lingue.dialetti alle ore 20:03 | link | commenti
categorie: cultura, politica, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti

CAMPANIA / Presto in Aula la Legge regionale sulla lingua napoletana

(ASCA) - Napoli, 21 ago - ''Alla ripresa dei lavori sottoporro' la richiesta di esame della legge alla Conferenza dei capigruppo. Sono certa che l'intera Assemblea vorra' rispondere in maniera univoca ed approvare in tempi brevi la proposta di legge regionale per lo studio e la valorizzazione della lingua napoletana''. Cosi' la presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo, risponde alla richiesta del presidente della Provincia di Napoli, Luigi Rispoli, primo firmatario di un progetto di legge approvato nel 2006 dall'assise provinciale di Napoli e gia' licenizato dalla Commissione cultura del Cosiglio regionale. Il progetto di legge prevede, fra le varie iniziative ed azioni di recupero e valorizzazione della lingua napoletana, l'insegnamento nelle scuole secondarie superiori e la formazione ad hoc di docenti.

postato da: lingue.dialetti alle ore 19:51 | link | commenti (2)
categorie: cultura, politica, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti
giovedì, 20 agosto 2009

La polemica estiva sui "dialetti": quanta ignoranza nelle penne dei critici...

Ma chi critica e attacca conosce almeno un grammo della materia di cui sta scrivendo? Nella scomposta bordata seguita al potente atto politico della nuova rivendicazione, da parte della Lega Nord, di un ruolo attivo per le lingue locali nella società del futuro, c’è infatti tutto il peggio del provincialismo, conservatorismo e passatismo di questa Italia che non si accorge che il mondo è cambiato.

I portabandiera della “cultura ufficiale” che pontificano contro la forte richiesta di riconoscimento dei diritti linguistici e culturali per le comunità locali fanno finta (almeno così si spera per loro) di non accorgersi che questi diritti sono già in varie modalità tutelati, nei Paesi ben più evoluti e democratici del nostro, da precise disposizioni di legge che nascono da precisi accordi internazionali in ambito anche europeo, o da principi generali sorti nell’ambito delle Nazioni unite. E che valgono, o almeno dovrebbero valere, anche per il cosiddetto Bel Paese.

Persino la Francia, che in quando a giacobinismo e a centralismo culturale ha dato purtroppo le sue pessime lezioni anche a chi volle “fare l’Italia” come la conosciamo, permette alle sue lingue regionali (dal bretone al basco, dal gascone all’alsaziano) alcune di quelle libertà di insegnamento scolastico e di quella vita sociale e pubblica che lo Stato italiano si ostina ancora a voler negare alle nostre.

Perché allora i critici che si dilettano a sparare contro la Lega quando conduce davvero una battaglia “per tutti”, che è e dovrebbe essere trasversale e prescindere dagli orientamenti politici e ideologici, non si occupano di spulciare alcuni documenti che dovrebbero consentire loro di evitare loro quelle brutte figure da ignoranti che in questi giorni stanno inanellando in quantità industriale?

Incomincino lorsignori a consultare il documento 928 del 1981 dell’Assemblea del Consiglio d’Europa. Già il titolo è illuminante: «Raccomandazione relativa ai problemi educativi e culturali posti dalle lingue minoritarie e dai dialetti in Europa». Proseguano poi leggendo il censimento - votato dallo stesso Consiglio d’Europa - n.4745 del medesimo anno, in cui vengono chiamate per loro nome, invocandone la salvaguardia, un bel po’ di quelle lingue che per Roma continuano ad essere ancora “dialetti”. Si arrivi poi - tralasciando per brevità anche le altre varie raccomandazioni questa volta del Parlamento europeo e dell’Ue sulla stessa materia - alla lettura della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, varata a Strasbugro nel 1992. Formalmente è un trattato internazionale stilato dal Consiglio d’Europa, che impegna gli Stati a riammettere nella società (scuole, pubblica amministrazione, radio-tv di Stato) le lingue locali. L’Italia ha siglato la carta (l’ha fatto esattamente nove anni e un mese fa Lamberto Dini, allora ministro degli Esteri del Governo Amato II, sostenuto dal centro-sinistra) ed ora la deve ratificare. E, soprattutto, applicare.

Non basta? Allora passiamo all’Unesco e alla sua opera di salvaguardia dei “beni culturali immateriali”. Ma se vogliamo andare più nello specifico, rivolgiamo l’interesse al suo Atlante delle Lingue in pericolo meritevoli quindi di salvaguardia, la cui ultima edizione online risale allo scorso febbraio. Sanno lorsignori che per l’Unesco sono lingue anche il lombardo, il veneto, il siciliano, il piemontese e il napoletano, per esempio? Ed invece sembra che non si possa sapere. La calura e la pigrizia estiva giocano davvero brutti scherzi a chi si riserva il ruolo di giudice senza nemmeno mostrare di aver letto uno straccio di codice.

Ma ciò che è stato seminato in tutti questi anni dalla Lega Nord e dai suoi organi di informazione, in primis
la Padania con i suoi numerosi articoli in lingua locale pubblicati negli anni scorsi e con le sue recenti prime pagine in Veneto, Piemontese e Lombardo, sta lasciando una traccia che non sarà cancellata facilmente. Articoli in lingua locale si moltiplicano in questi giorni infatti anche su altri giornali. Vogliamo scommettere che fra  non molto scrivere “local” sarà diventata una “moda” che coinvolgerà anche chi fino ad ora l’ha criticata senza nemmeno comprenderne ragioni e fondamenti? (gmp)

(pubblicato su La Padania di oggi, giovedì 20 agosto, pag.6)

postato da: lingue.dialetti alle ore 14:54 | link | commenti (2)
categorie: cultura, politica, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti

Registra il tuo sito nei motori di ricerca