Lingue & Dialetti - Notizie e commenti

Blog sperimentale sulle Lingue regionali, locali e/o minoritarie. Spazio antagonista allo sradicamento e alla globalizzazione culturale. Per segnalazioni di eventi o altro, scrivete a lingue.dialetti@libero.it

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Utente: lingue.dialetti
Mi chiamo Gioann March Pòlli, (Giovanni Marco Polli all'anagrafe italiana). Sono giornalista e animatore culturale. Conduco in prima persona, sia con la professione che con il mio impegno volontaristico, una battaglia a favore delle lingue regionali e minoritarie. Insomma, perché vengano riconosicuti i diritti di ogni popolo del mondo a poterle parlare, insegnare, trasmettere in ogni ambito sociale, politico e civile, indipendentemente dallo Stato di appartenenza e dal suo tasso di "democrazia" interna. In particolare, lavoro perché sia preservata, insegnata, diffusa e rilanciata anche e soprattutto nelle scuole la Lingua piemontese, con tutti i suoi dialetti e varianti locali. Il Piemonte è infatti mia terra di origine e "patria cita" (quella "granda" è il mondo intero, e non ne riconosco altre). Sono in onda due volte alla settimana, il martedì dalle ore 14,20 alle 15.00 e il venerdì dalle ore 14,00 alle 15.00 sulle frequenze di Radio Padania Libera. Ma la mia trasmissione, che si intitola proprio "Lingue e dialetti", benché in onda su un'emittente vicina a un partito politico si rivolge a chiunque, indipendentemente dall'opinione o dall'appartenenza politica. La salvaguardia delle culture umane è fondamentale nella battaglia contro l'appiattimento, l'omologazione e la globalizzazione ed è a beneficio di tutti, a prescindere da qualunque steccato ideologico, culturale, etnico o geografico.

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lunedì, 27 aprile 2009

PIEMONTE / La nuova legge sulla Lingua piemontese non piace a tutti. Gioventura Piemontèisa: "Un provvedimento strumentale"

Suscita dibattito, nel mondo piemontesista, la nuova legge regionale sulla Lingua piemontese e sul patrimonio linguistico regionale. Ecco che cosa scrive Gioventura Piemontèisa, l'Associazione che aveva dato il via ad una proposta di legge di iniziativa popolare concorrente. Dai contenuti, effettivamente, molto più incisivi.


ABOLITA LA LEGGE REGIONALE SUL PIEMONTESE. Al suo posto un provvedimento strumentale da sostituire al più presto. 

Nella seduta del 31 marzo il Consiglio regionale ha approvato la legge sulla “tutela e valorizzazione del patrimonio linguistico del Piemonte”. L’analisi della nuova legge approvata evidenzia sia la scarsa padronanza della moderna dinamica legislativa linguistica, sia il prodotto di un compromesso politico che riduce a tal punto i termini della tutela linguistica a mero enunciato di generici proponimenti. In realtà si è voluto soltanto depotenziare la Legge 26/90, UNICA LEGGE CHE TUTELAVA LA LINGUA PIEMONTESE, con il pretesto di modificarla, rendendola inoffensiva sotto l’aspetto della promozione della lingua. 

Il comunicato integrale è qui: http://www.gioventurapiemonteisa.net/?p=221#more-221



Analogamente, nel newsgroup di Piemontviv, le voci critiche si fanno sentire. Se volete, le libere discussioni (in lingua piemontese o in italiano), sono aperte anche qui.

Il mio primo commento non cambia da quanto già scritto più sotto. Tutte le leggi sono migliorabili o riscrivibili, è vero. L'alternativa a questa legge - conoscendo le forze e gli interessi in gioco - purtroppo però non sarebbe, realisticamente, mai potuta essere la legge proposta da Gioventura e sottoscritta da numerosissimi Comuni del Piemonte. L'alternativa, già in pista e fermata dalla mobilitazione come non si era mai vista della maggior parte delle associazioni piemontesiste, era la CANCELLAZIONE PURA E SEMPLICE della Lingua piemontese dalla tutela regionale. Con il pretesto - esplicitato nella vecchia proposta Ds - di "adeguare la normativa regionale alla legge 482"... cioè la legge statale che NON prevedeva alcuna tutela per la lingua regionale subalpina. Era così che si voleva fare il "federalismo": la periferia si adegui al centro.

Continuo però, d'altro canto, ad essere d'accordo con Gioventura: l'obiettivo - in piemonte come altrove - è e deve essere il "bilinguismo perfetto alla catalana". Questo però è l'obiettivo ultimo. L'obiettivo primo - la casa stava davvero bruciando - era salvare almeno nella legislazione regionale il concetto stesso di Lingua piemontese come lingua da tutelare. E questo obiettivo è stato raggiunto. Tutti gli altri non ancora, ma quantomeno resta la possibilità di proseguire la battaglia. (gmp)

LOMBARDIA / Un video - con musica dei Sursumcorda - in ricordo del compianto attore milanese Antonio Bozzetti

Brugh segnala "un video molto importante, in memoria del compianto Antonio Bozzetti, un Milanese doc, uno degli esponenti più importanti del teatro dialettale Milanese".

http://www.youtube.com/watch?v=z0RfwzCTbBM



Dalla descrizione del video (davvero emozionante) su You Tube: "Sursumcorda musicano Antonio Bozzetti. Milano, la vita e il sogno. Antonio Bozzetti è uno dei più importanti esponenti del teatro popolare milanese. Questo uno spezzone molto divertente in dialetto milanese, la musica è del gruppo Sursumcorda. Regia di Antonio Grazioli. Sursum corda".

Antonio Bozzetti ci ha lasciati lo scorso 12 febbraio. 

postato da: lingue.dialetti alle ore 14:09 | link | commenti
categorie: cultura, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti
sabato, 25 aprile 2009

25 APRILE, per non dimenticare: la Resistenza fu anche la Carta di Chivasso. Ma nessuno la ricorda


DICHIARAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DELLE POPOLAZIONI ALPINE

nota come “CARTA DI CHIVASSO”



redatta a conclusione di un convegno clandestino tenutosi in Chivasso il 19-12-1943 e firmata dai resistenti Émile Chanoux, Ernesto Page, Gustavo Malan, Giorgio Peyronel, M. A. Rollier, Osvaldo Coisson.

Noi popolazioni delle valli alpine


CONSTATANDO


che i venti anni di mal governo livellatore ed accentratore sintetizzati dal motto brutale e fanfarone di "Roma doma" hanno avuto per le nostre valli i seguenti dolorosi e significativi risultati:

a) OPPRESSIONE POLITICA attraverso l'opera dei suoi agenti politici ed amministrativi (militi, commissari, prefetti. federali, insegnanti), piccoli despoti incuranti ed ignoranti di ogni tradizione locale di cui furono solerti distruttori;

b) ROVINA ECONOMICA per la dilapidazione dei loro patrimoni forestali ed agricoli, per l'interdizione della emigrazione con la chiusura ermetica delle frontiere, per l'effettiva mancanza di organizzazione tecnica e finanziaria dell'agricoltura, mascherata dal vasto sfoggio di assistenze centrali, per la incapacità di una moderna organizzazione turistica rispettosa dei luoghi; condizioni tutte che determinarono lo spopolamento alpino;

c) DlSTRUZIONE DELLA CULTURA LOCALE per la soppressione della lingua fondamentale locale, laddove esiste, la brutale e goffa trasformazione dei nomi e delle iscrizioni locali, la chiusura di scuole e di istituti locali autonomi, patrimonio culturale che è anche una ricchezza ai fini della emigrazionetemporanea all'estero;


AFFERMANDO


a) che la libertà di lingua come quella di culto è condizione essenziale per la salvaguardia della personalità umana;

b) che il federalismo è il quadro più adatto a fornire le garanzie di questo diritto individuale e collettivo e rappresenta la soluzione del problema delle piccolenazionalità e la definitiva liquidazione del fenomeno storico degli irredentismi, garantendo nel futuro assetto europeo l'avvento di una pace stabile e duratura;

c) che un regime Federale repubblicano a base regionale e cantonale è l'unica garanzia contro un ritorno della dittatura, la quale trovò nello stato monarchico accentrato italiano lo strumento già pronto per il proprio predominio sul paese; fedeli allo spirito migliore del Risorgimento


DICHIARIAMO


quanto segue:

AUTONOMIE POLITICHE AMMINlSTRATIVE

1) Nel quadro generale del prossimo stato italiano che economicamente ed amministrativamente auspichiamo sia organizzato con criteri federalistici, alle valli alpine dovrà essere riconosciuto il diritto di costituirsi in comunità politico-amministrative autonome sul tipo cantonale;

2) come tali ad esse dovrà comunque essere assicurato, quale che sia la loro entità numerica, almeno un posto nelle assemblee legislative regionali e cantonali;

3) l'esercizio delle funzioni politiche ed amministrative locali (compresa quella giudiziaria), comunali e cantonali, dovrà essere affidato ad elementi originari del luogo o aventi ivi una residenza stabile di un determinato numero di anni cheverrà fissato dalle assemblee locali;


AUTONOMIE CULTURALI E SCOLASTICHE

Per la loro posizione geografica di intermediarie tra diverse culture, per il rispetto delle loro tradizioni e della loro personalità etnica, e per i vantaggi derivanti dalla conoscenza di diverse lingue, nelle valli alpine deve essere pienamente rispettata e garantita una particolare autonomia culturale linguistica consistente nel:

1) diritto di usare la lingua locale, là dove esiste, accanto a quella italiana, in tutti gli atti pubblici e nella stampa locale;

2) diritto all'insegnamento della lingua locale nelle scuole di ogni ordine e grado con le necessarie garanzie nei concorsi perché gli insegnanti risultino idonei a tale insegnamento. L'insegnamento in genere sarà sottoposto al controllo o alla direzione di un consiglio locale;


AUTONOMIE ECONOMICHE

Per facilitare lo sviluppo dell'economia montana e conseguentemente combattere lo spopolamento delle vallate alpine, sono necessari:

1) un comprensivo sistema di tassazione delle industrie che si trovano nei cantoni alpini (idroelettriche, minerarie, turistiche, di trasformazione, ecc.) in modo che una parte dei loro utili torni alle vallate alpine, e ciò indipendentemente dal fatto che tali industrie siano o meno collettivizzate;

2) un sistema di equa riduzione dei tributi, variabile da zona a zona, a seconda della ricchezza del terreno e della prevalenza di agricoltura foreste o pastorizia;

3) una razionale e sostanziale riforma agraria comprendente:

a) l'unificazione per il buon rendimento dell'azienda, mediante scambi e compensi di terreni e una legislazione adeguata della proprietà famigliare agraria oggi troppo frammentaria;

b) l'assistenza tecnico-agricola esercitata da elementi residenti sul luogo ed aventi ad esempio delle mansioni di insegnamento nelle scuole locali di cui alcune potranno avere carattere agrario;

c) il potenziamento da parte delle autorità della vita economica mediante libere cooperative di produzione e consumo;

4) il potenziamento delle industria e dell'artigianato, affidando all'amministrazione regionale cantonale, anche in caso di organizzazione collettivistica, il controllo e l'amministrazione delle aziende aventi carattere locale;

5) la dipendenza dall'amministrazione locale delle opere pubbliche a carattere locale e il controllo di tutti i servizi e concessioni aventi carattere pubblico. Questi principi, noi rappresentanti delle Valli Alpine vogliamo vedere affermati da parte del nuovo Stato italiano, così come vogliamo che siano affermati anche nei confronti di quegli italiani che sono e potrebbero venire a trovarsi sotto il dominio politico straniero.


L'estrema attualità di questo documento, che presenta al mondo il migliore spirito della nostra Resistenza, rimane tanto evidente quanto i principi di questo documento rimasero (tranne che per qualche passo in avanti formale) del tutto lettera morta. Traditi, dimenticati. Nessuno, in questo 25 aprile, ne parla, come è logico che sia. Eppure la Carta di Chivasso - se l'italia fosse uno Stato civile - andrebbe, ora e sempre, studiata a memoria nelle scuole. Oltre che, naturalmente, applicata nella nostra vita pubblica e sociale di tutti i giorni. (gmp)


venerdì, 24 aprile 2009

PIEMONTE, PODCAST / Il grande scrittore e giornalista Tavo Burat a Rpl con la sua raccolta di Poesie in lingua piemontese.

Qui la trasmissione, andata in onda martedì 21 aprile. Con Tavo Burat, tra i più importanti personaggi che nel corso di più di mezzo secolo di impegno hanno saputo lottare e combattere per i diritti di tutte le minoranze, ospite Albina Malerba, direttrice della Ca dë Studi Piemontèis, Torino.

http://www.divshare.com/download/7194968-a66

Buon ascolto.

Gioann

giovedì, 23 aprile 2009

LOCAL VS. GLOBAL / Finalmente ci siamo arrivati: anche Mc Donald's "ha bisogno" delle radici locali... Ed è polemica. Ghiotta?

Diamo insieme un'occhiata qui:

http://espresso.repubblica.it/food/multimedia/polemiche-e-ricorsi-per-il-quotpanino-ciociaroquot/5581216

http://ceprano.blogolandia.it/2009/04/21/mc-donalds-e-il-panino-ciociaro/

C'è da strofinarsi le mani... Bisogna prima di tutto dire che questo momento era atteso quasi con ansia: Uno tra i simboli più potenti della globalizzazione sceglie di travestirsi da alfiere della tradizione e del localismo. E lo fa mettendo in relazione nella sua campagna pubblicitaria - non certo a caso - cibo e lingua, forse i due aspetti basilari della vita delle comunità umane e, prima ancora, degli uomini come individui.

Due gli aspetti fondamentali della vicenda. Il primo è il più immediato e comprensibile: la catena di fast food più globalizzante del Globo decide di "localizzarsi" perché l'aria che tira - per fortuna, e in questo tornado circola anche il nostro piccolo ma determinato soffio - è questa. La globalizzazione è in crisi da asfissia e gli uffici marketing hanno un porto sicuro dove andare a parare: il prodotto locale. Evviva, era ora che questo avvenisse. Ma stiamo molto attenti.

Non voglio però nemmeno discutere qui- come invece andrebbe fatto, ma questo non è un blog di arte culinaria - della qualità gastronomica del panino ciociaro. Anche perché, detto francamente, non l'ho assaggiato e ho davvero poche intenzioni di farlo.

E allora ecco il secondo aspetto: nel territorio interessato, la scelta di McDo non è piaciuta a qualcuno (leggi Regione) e appare invece gradita ad altri. Scatola cinese nella scatola cinese della nostra osservazione: le motivazioni del "mancato gradimento" della Regione (secondo cui lo spot "dà un’immagine di un popolo dalla scarsa cultura e dal dialetto ridicolo, offendendo un territorio dalla storia e dalla tradizione antiche") hanno invece il vecchio retrogusto provinciale del "dialetto" come "ignoranza e volgaità". Sinceramente non trovo per nulla "ridicolo" o "negativo" di per sé l'uso della lingua locale nello spot in questione - se qualche ciociaro mi legge scriva la sua opinione!  - contrariamente a quell'orribile spot Fiat della Doblò, in cui a parlare piemontese erano i "montagnini arretrati".

Qui il "local" non solo è un dato positivo di per sé, ma è lo strumento stesso della campagna pubblicitaria!

Si può allora discutere sul fatto che un'operazione di questo tipo sia positiva per il territorio ("fa conoscere la specificità a chi non l'avrebbe mai incontrata) oppure negativa ("stereotipo, per di più utilizzato pelosamente da un'azienda che ha sempre tentato di imporre l'appiattimento globale del "gusto", prescindendo da ogni valutazione nei discussi e discutibili processi di lavorazione del prodotto offerto).

E se, nel frattempo, rimanessimo dell'avviso dell'"attenzione critica" nei confronti di queste operazioni? Attendo le vostre opinioni.

gioann

martedì, 21 aprile 2009

PIEMONTE / Ore 14,30, in diretta a Rpl, il grandissimo Tavo Burat presenta il suo volume "Poesie"

Sarà ospite Albina Malerba, direttrice del Centro Studi Piemontesi - Ca dë Studi Piemontèis, che ha pubblicato la raccolta di tutte le liriche di Tavo Burat, il grande giornalista e scrittore piemontese, da sempre impegnato a favore di tutte le minoranze. Nei prossimi giorni, sarà disponibile il podcast della trasmissione.

Gioann

lunedì, 20 aprile 2009

PIEMONTE / Pubblicato sul Bollettino della Regione il testo della nuova legge sulla lingua piemontese e le altre minoranze

Riporto il primo articolo.

Bollettino Ufficiale n. 15 del 16 / 04 / 2009

Legge regionale 7 aprile 2009, n. 11.

Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico del Piemonte".

Il Consiglio regionale ha approvato.

LA PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

promulga la seguente legge:

Art. 1.

(Finalità )

1. La Regione, nello spirito degli articoli 3, 6 e 9 della Costituzione ed in attuazione degli articoli 4 e 7 dello Statuto, tutela e valorizza la lingua piemontese, l'originale patrimonio culturale e linguistico del Piemonte, nonchè quello delle minoranze occitana, franco−provenzale, francese e walser, promuovendone la conoscenza.

2. La Regione considera tale impegno parte integrante dell'azione di tutela e valorizzazione della storia e della cultura regionale e lo conforma ai principi della pari dignità e del pluralismo linguistico sanciti dalla Costituzione, nonchè a quelli che sono alla base degli Atti internazionali in materia, in particolare della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie del 5 novembre 1992, e della Convenzione quadro europea per la protezione delle minoranze nazionali del 1º febbraio 1995.

3. La Regione si attiene alle procedure delineate dall'articolo 3 della legge 15 dicembre 1999, n. 482 (Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche), relativamente agli ambiti territoriali.

Il testo completo, con l'azione di intervento, è qui: www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2009/corrente/siste/00000031.htm



Ora davvero possiamo gridare al "pericolo scampato" per la Lingua piemontese. Anzi, con la nuova legge la Lingua piemontese riceve una netta riaffermazione in quanto tale, ed è anche al primo posto nell'elenco dell'articolo 1. Sia questa la miglior base di partenza per rivendicare la piena tutela anche dello Stato e il suo inserimento nella legge statale 482 (al pari - naturalmente - delle altre lingue regionali non recepite nel 1999).

Unico rincrescimento, la non menzione esplicita della Lingua Provenzale tra le lingue sottoposte a tutela regionale. I locutori "d'Oc" che non si riconoscono nel progetto politico occitano non hanno cos' possibilità di ottenere tutela se non sotto una denominazione che non riconoscono valida e rispondente alle parlate effettivamente impiegate sul territorio.

Per finire: d'ora in poi VERGOGNA per chi, ancora, nei mezzi di informazione parlerà di "dialetto" piemontese. Non solo il Consiglio d'Europa, non solo l'Unesco, le classificazioni Iso lo definiscono a tutti gli effetti LINGUA bensì anche - senza sotterfugi - una legge regionale in vigore. Cerchiamo di farla rispettare, d'ora in poi. (gmp)

postato da: lingue.dialetti alle ore 13:20 | link | commenti
categorie: cultura, politica, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti
giovedì, 16 aprile 2009

LIGURIA - Genova, dal 17 al 19 aprile "Il Malato immaginario" di Molière in lingua genovese

GENOVA  - I Caroggê con la regia di Enrico Aretusi e l’amichevole partecipazione di Mauro Pirovano portano in scena la commedia O Marotto immaginäio do sciô Moliere una nuova lettura del capolavoro di Moliere con un libero adattamento in genovese e nella forma, gia sperimentata con successo l’anno scorso, di Teatro in voce.

Lo spettacolo è al Teatro Garage venerdì 17 aprile con repliche sabato e domenica 19.

La trama è quella di Moliere: si racconta di un uomo molto ricco Argante costantemente malato, circondato dai presunti affetti di molte persone solamente interessate alla sua eredità. Argante è anche un uomo burbero e avaro funestato da costanti e diverse malattie e spera di acquistare un medico in famiglia con il matrimonio della figlia.

Questa commedia ha la sua bellezza nell’intuizione originaria, quella di potere inserire la storia di Moliere nel contesto genovese senza svilirla e farle perdere d’intensità. L’avarizia, la tirchieria, la ruvidezza di carattere, i temi portanti della piece sono elementi che da sempre stigmatizzano la personalità del genovese.

Inoltre è la prima commedia in lingua genovese al centro dell’operazione culturale del Teatro in voce curato da qualche anno dall’autore pluripremiato Mario Bagnara. Il Teatro in voce è una nuova lettura dell’opera teatrale che esalta la recitazione e il testo, la scommessa è quella di produrre uno spettacolo in cui, senza ricorrere a scenografia e azione, la capacità affubalitiva e interpretativa degli attori è tale da stimolare l’immaginazione del pubblico concentrato sull’ascolto non è una semplice lettura scenica ma si tratta di una vera e propria interpretazione in grado di creare un rapporto emotivo fra pubblico e scena caratterizzato da un’intensità molto alta e particolarmente naturale. Una sfida che può aprire nuove strade come in questo caso anche al teatro in dialetto che può essere proposto in versioni nuove e ancora più stimolanti. In scena ci sono Maria Teresa De Moro, Stefania Galoppi, Valentina Garroni, Mafalda Mannu, Giovanni Ansaldi, Alessandro Baldini, Giovanni Cadili Rispi, Carlo Maria Giuso, Luciano Rotella.

Le musiche originali sono di Roberto Leoncino.

Lo spettacolo è con il Patrocinio della Provincia di Genova Assessorato alla Cultura.


(articolo tratto da www.teatrionline.com )

postato da: lingue.dialetti alle ore 18:33 | link | commenti
categorie: cultura, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti

LOMBARDIA / Blog e sito (con possibilità di scaricare gratis il CD) dei Maltra B-Folk, gruppo folk-rock in lingua bosina

La Lombardia della nuova musica etnica è in fermento. Sono tantissimi, fortunatamente, i gruppi che stanno emergendo con il generoso tentativo di portare le lingue della lombardia all'attenzione anche e soprattutto delle generazioni più nuove. Tra di essi, i Maltra B-Folk che offrono addirittura a tutti la possibilità di scaricare del tutto gratuitamente i brani del loro CD.

Qui trovate il loro blog su Splinder: http://maltrabfolk.splinder.com/ dal quale potrete accedere anche al  loro sito, con la possibilità di scaricare il cd e di guardare numerosi video dal vivo...

Meritano un grosso applauso e un forte incoraggiamento. E, appena possibile, anche un passaggio radiofonico su "Lingue & dialetti"...

gioann

postato da: lingue.dialetti alle ore 13:33 | link | commenti (3)
categorie: cultura, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti
mercoledì, 15 aprile 2009

RASSEGNA STAMPA - ROMAGNA / Cesena, venerdì 17 aprile convegno "Dialetto romagnolo lingua viva"

articolo tratto da www.romagnaoggi.it

CESENA -  "Il dialetto romagnolo è vivo e tale deve rimanere. Non possiamo permetterci che diventi una lingua morta, al pari del latino. Per questo è importante impegnarsi nella sua tutela. Ogni qualvolta un anziano ci lascia, infatti, perdiamo un pezzo insostituibile della nostra tradizione orale".

A sostenerlo è il Consigliere regionale Damiano Zoffoli che, con altri colleghi, qualche mese fa ha impegnato la Giunta regionale a finanziare iniziative in favore dei dialetti. Delle vere e proprie lingue, fatte di cultura, tradizioni ed espressioni frutto dell'esperienza di intere generazioni.

Ma quali strade si possono battere per valorizzare il dialetto? Una serie di risposte proveranno a darle politici, scrittori e poeti romagnoli al convegno "DIALETTO LINGUA VIVA", in programma venerdì 17 aprile alle ore 20,45 nella sala "E. Cacciaguerra" della Banca di Cesena (viale Bovio 72).

I lavori, introdotti da Damiano Zoffoli, vedranno confrontarsi Gianfranco Camerani (direttore del periodico La Ludla), Paolo Galletti (relatore della legge regionale 45/94 sulla tutela del dialetto), Gianfranco Miro Gori (sindaco di San Mauro Pascoli e poeta), la giovane scrittrice Annalisa Teodorani, il docente universitario Giovanni Nadiani, lo storico e poeta Leonardo Maltoni oltre a Tonino Guerra, celebre sceneggiatore e poeta.

Saranno presenti i consiglieri regionali Gianluca Borghi e Paolo Lucchi, che con Zoffoli hanno condiviso l'ordine del giorno per la promozione e la tutela del dialetto. Un documento che impegna la Giunta a rifinanziare la legge 15 del 1994 destinando risorse all'Istituto per i beni artistici, culturali e naturali (Ibacn).

"Tra le province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini - specifica Zoffoli - esiste anche una convenzione, firmata cinque anni fa, per la tutela e la valorizzazione del dialetto romagnolo che si rifà alla legge regionale del '94. Il dialetto non rappresenta più, come decenni addietro, un ostacolo alla conoscenza della lingua italiana o di divisione di classe. Al contrario, la sua riscoperta può costituire oggi un arricchimento culturale e sociale per tutti".

"Si tratta di un monito anche per i politici: meno politichese, una lingua che i cittadini non capiscono; più daletto, più vicinanza alle persone, più concretezza nella soluzione dei loro problemi" conclude Zoffoli.

postato da: lingue.dialetti alle ore 16:30 | link | commenti (1)
categorie: cultura, politica, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti

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