articolo tratto da http://espresso.repubblica.it/
Natale nelle Pievi 2008
Arte, fede e solidarietà attraversano il territorio
(1° dicembre 2008 - 6 gennaio 2009)
Le ragioni del cuore insieme a quelle forti dell’identità culturale hanno generato la prima idea del "Natale nelle Pievi", affermatosi, nell’arco di un triennio dal bilancio assolutamente positivo, come appuntamento artistico e culturale capace di connettere “in rete” molti comuni della provincia bresciana.
L'apertura a testi inediti in vernacolo ha portato in luce un vivace mondo autorale la cui creatività è sapientemente accompagnata da attori e musicisti bresciani. Valore aggiunto, e molto interessante sul piano della valorizzazione territoriale, la rosa delle location che vede ogni spettacolo ospitato in una delle Pievi della provincia, splendide ma a rischio d’oblio, in assenza di iniziative che le rendano accessibili al grande pubblico.
Al binomio “arte e fede” si aggiunge nell’edizione 2008 l’elemento della “solidarietà”, in armonia con l’intenzione prima del progetto. In cartellone si segnala, in data 13 dicembre, una serata benefica in favore della piccola Camilla, affetta da tetraparesi spastica con ipertono muscolare, per facilitare l’iter delle cure negli Stati Uniti.
Nella convinzione che fare cultura significa “includere”, e che deve definirsi “teatro” un luogo d’accoglienza e crescita per tutti, è stato avviato un dialogo con Canton Mombello e Verziano, gli Istituti di pena bresciani. Il primo frutto della collaborazione è la data di uno spettacolo che il 15 dicembre vedrà i detenuti coinvolti come autori e attori, nello spazio della piccola chiesa della Casa circondariale di Canton Mombello.
All’elevato numero di Comuni bresciani, 47, coinvolti nel “Natale nelle Pievi” si aggiungono le adesioni di Rogno, in provincia di Bergamo, con la Chiesa di Santo Stefano Protomartire; di Costa Volpino, con la Chiesa di Santa Maria della Mercede e di Lovere, sulla sponda bergamasca del Sebino, con l’antica chiesa di Santa Chiara. Un buon indicatore di consenso per lo spirito caratterizza l’iniziativa, in vista di aggregazione e condivisione che sono da sempre alla base di ogni progresso sociale e culturale.
Tra tradizione e molte novità l’appuntamento con 47 comuni del territorio
“Natale nelle Pievi” quarta edizione: la parola al Direttore artistico
Pietro Arrigoni
La rassegna che per la prima volta nel 2005 si è affacciata sulla scena, ampia e diversificata, dell'offerta teatrale bresciana, lo ha fatto con semplicità e rispetto, ma con l'intenzione di dire qualcosa di nuovo.
L'originalità dovrebbe essere il requisito primo di ogni creazione artistica. Il "Natale nelle Pievi" nasce dalle radici profonde dell'identità bresciana: nel 2005 lavoravo a "Penna e calamaio", uno spettacolo in onore del poeta dialettale Angelo Canossi, e arrivò come una folgorazione l'idea di estendere quel tipo di ricerca e di lavoro anche all'ambito della produzione testuale attuale.
Canossi è il nume tutelare della poesia dialettale bresciana...
È stato un grande poeta e le bellezza della sua parola è destinata a resistere nel tempo: ne ho potuto sperimentare l'efficacia anche in scena, la capacità di evocare un mondo vivo, pensante, pieno di energia. Ancor oggi moltissimi autori mi confermano di sentirsi legatissimi alla memoria di Canossi, e non ho difficoltà a comprenderli. Il contatto con la produzione testuale dialettale bresciana, in poesia e in prosa, è stato davvero stimolante per me. Forse era impreparato a tanta creatività, benché ispirata dal Natale, momento di puro incanto all'interno dell'anno, e non solo da un punto di vista religioso.
Anche la fede è ben presto entrata a far parte del progetto.
Ho individuato una sorta di analogia tra il dialetto, "lingua seconda", messa talvolta in ombra dai puristi, e le piccole e grandi chiese che subiscono un destino d'abbandono, mentre si perde la memoria della loro primitiva funzione e gli agenti atmosferici ne minacciano l'integrità. Sono ricettacoli di fede, veri e proprio gioielli architettonici, estromessi ormai dai "canali" pulsanti della nostra affaccendata vita sociale.
“Natale nelle Pievi” è tornato puntualmente (con il patrocinio del Comune e della Provincia di Brescia – Assessorato alle Attività e ai beni Culturali e alla valorizzazione delle Identità, Culture e Lingue Locali) ad animare le serate d'Avvento per tre anni fino ad oggi.
Sono convinto che la bontà dell’idea originaria sia alla base della fortuna di quest’iniziativa, che resta un unicum sul piano nazionale ed è ben accolta dalle amministrazioni, in quest’edizione 45, pure nel momento oggettivamente difficile. Ho condiviso, con gli autori, con gli artisti, con le amministrazioni comunali che hanno sempre risposto con entusiasmo, una tensione positiva, lontana dai cliché. Un'esperienza che mi ha dato moltissimo e ha forse dato qualcosa in termini d'identità e di maggior consapevolezza, ad ogni spettatore. Fare cultura significa, sempre più per quanto mi riguarda, includere: se è vero che il dialetto ha dimostrato di saper vincere qualche "battaglia" in termini di efficacia comunicativa, spero che l'idea del "Natale nelle Pievi" abbia contribuito a restituire l'immagine viva di una comunità che si identifica proprio nella lingua delle origini e torna nei luoghi in cui la fede più autentica trova alimento e conforto, mentre vibrano l'attesa, la speranza e infine la gioia del nuovo inizio che ha il sorriso del Bambino.
Fitto, come sempre, il carnet degli appuntamenti tra il 1° dicembre 2008 e il 6 gennaio 2009...
E c'è qualche sorpresa ad attendere gli spettatori! Ne anticipo una: tra le molte realtà di ricerca sul territorio ho incontrato l'Associazione Onès, di Ponte Caffaro, impegnata nella tutela del patrimonio musicale e letterario dell'alta Valle Sabbia e di Bagolino in particolare. Un aiuto importante per scrivere una pagina sull'amore per la tradizione e sulla capacità di attualizzarla. Per il resto, sarà un piacere ritrovare il Circolo Fotografico Click di Flero, prezioso partner in ogni edizione e custode di un ricco archivio fotografico, Giorgio Zanetti, Piergiorgio Cinelli, Daniele Gozzetti, Mariateresa Scalvini, Beppe Pasotti, Luciano Bertoli, Gabriella Tanfoglio, Alberto Zacchi, Sara Martina Venosta, Silvio Gandellini, il Coro Prealpi di Erbusco, il quartetto d’archi La nuova Meta, gli Zampognari di Sarezzo, il burattinaio Giacomo Onofrio, la cantante Tiziana Morzenti…
Ogni pieve, ogni chiesa si fa “teatro” come luogo d’accoglienza e crescita per tutti.
Proprio in tema di “inclusione” e “solidarietà” si registrano gli indirizzi più recenti del progetto. Uno degli spettacoli (nella serata di Santa Lucia, il 13 dicembre) sarà offerto alla piccola Camilla, affetta da tetraparesi spastica con ipertono muscolare, per facilitare l’iter delle cure negli Stati Uniti. Dagli Istituti di pena, Canton Mombello e Verziano, con cui è in essere una collaborazione, ho ricevuto molti, toccanti testi sul tema del Natale. E proprio grazie ai detenuti, direttamente coinvolti dalla Direzione in veste di autori e attori, il “nostro” Natale acquista una inedita profondità, includendo tra le “Pievi” anche la piccola cappella di Canton Mombello, in uno spettacolo dedicato, in data 15 dicembre.
Davvero bravi e in bocca al lupo per questa nuova edizione! (gmp)
Trasmissione Lingue & Dialetti, Radio Padania Libera del 28 novembre 2008. Argomento: iniziative regionali a favore della Lingua veneta. Ospite: il vicepresidente della Regione Veneto, Franco Manzato
Un interessante articolo, ricco di spunti di riflessione generali e di informazioni in particolare sulla lingua parmense, tratto da http://parma.repubblica.it
Il dialetto parmigiano: piccola lingua di una piccola patria
di Giovanni Petrolini
Venerdì prossimo 12 dicembre, Vittorio De Scalzi (fondatore dei New Trolls) sarà ospite della trasmissione Lingue & Dialetti su Radio Padania Libera per presentare il suo Cd in lingua genovese "Mandilli". Appuntamento alle ore 14,30. (gmp)
Articolo tratto da http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com
RENATO TORTAROLO
SI PUÒ PARTIRE dalla musica beat di quarant’anni fa e tornare a quella dialettale, alla grande tradizione? Pare di sì, come suggerisce Vittorio De Scalzi, 59 anni, fondatore dei NewTrolls, che da qualche giorno ha pubblicato l’album “Mandilli”, esordio da protagonista proprio nel cantare in genovese. Il disco era atteso da tempo, sorprendendo chi aveva di De Scalzi una doppia immagine: quella romantica di canzoni come “Quella carezza della sera” e quella “progressive” di “Concerto Grosso”. In realtà per il musicista e autore «è un viaggiare parallelo: ho cominciato a lavorare sul dialettale già nel 1968 quando ho scritto una canzone: “Cumme t’è bella Zena”. Tutti credono che appartenga alla tradizione popolare mentre l’ho scritta con Bunni, il famoso pittore di Sturla». Eppure negli anni ’60, quando si era tutti più giovani e ribelli, il dialettale non era considerato un’espressione fresca e felice del fare musica: «In parte, posso essere d’accordo anche perché nel ’68 avevo appena inciso con i New Trolls un disco rivoluzionario come “Senza orario senza bandiera” insieme a Fabrizio De André» dice De Scalzi «in realtà vivevo già dentro la musica dialettale perché mio padre era proprietario di un’etichetta che si chiamava Area Record. Tutto ruotava intorno al famoso Studio G di Genova dove sono passati in tanti, dai Trilli a Franca Lai a Piero Parodi: grandi personaggi nell’ambito di quel genere».
Per De Scalzi, anzi, coltivare un interesse non ne esclude un altro: «Si trattava di apertura mentale, secondo me è un fatto di visione musicale: se sei davvero appassionato, la musica ti piace tutta, naturalmente quella bella. Altrimenti possono essere inutili anche rock, jazz o pop». Dopo tanti anni e alla vigilia di un riconoscimento che spera sia il più generoso e trasversale possibile, il cantautore ricorda che «questo mischiare i generi all’inizio era quasi una imposizione di mio padre, lavorando nello stesso studio. Ad esempio ho collaborato con il Trio Universal nell’incisione delle loro canzoni, all’epoca piacevano molto, e piano piano mi è cresciuta una passione che ho coltivato negli anni».
De Scalzi non esclude nemmeno un super lavoro, ora che insieme al chitarrista Nico Di Palo l’attività dei rinnovati New Trolls è tornata a essere prima di tutto concertistica: «Certe cose non si possono frenare, d’altra parte quando scrivi una canzone, se non la fai sentire è un po’ come metterla in prigione. Prima o poi devi aprire le sbarre e darle il via libera verso la gente. Non escludo nemmeno la concomitanza di questo lavoro con altri impegni, ma alla mia età il lavoro non è certo un problema». Un altro punto, invece, è il rapporto con il passato: «Dopo aver fatto tutte le ricerche del caso, devo dire che grandi artisti nella canzone genovese non ce ne sono. Le nostre radici musicali sono nel Trallalero, metre altri brani considerati classici ,come “Ma se ghe pensu”, sono molto più recenti. Abbiamo avuto grandi interpreti nostalgici come Mario Cappello, ma le loro canzoni non sono antiche come quella napoletane o gli stornelli romani. E poi, sempre per restare in quest’area, noi abbiamo un problema con il dialetto: se ti sposti di 30 chilometri è subito diverso e questo non gli dà una grande popolarità. Uno dei meriti di De André con l’album “Creuza de ma” è proprio aver riunito, per la prima volta, il dialetto genovese».
A questo punto rimane solo da portare “Mandilli” in giro per l’Italia: «Sì, in fondo si ascoltano canzoni in inglese senza capirne le parole ma apprezzandole per il suono delle parole e della musica. Nel mio caso, grazie anche al lavoro superbo di mio fratello Aldo negli arrangiamenti e al suono particolare che gli ha dato, sono convinto che questo esordio meriti di essere esportato».
tortarolo@ilsecoloxix.it