tratto da www.ilreporter.com
India, salviamo il dialetto
Francesco Bizzini
La vergogna di vedere morire il proprio dialetto. Lentamente, rapita dall’arrivo di decine d’altri idiomi, la lingua che abbiamo sentito in tenera età scompare come neve al sole.
Questo purtroppo non sembra essere solo un problema all’ombra della Madonnina o rinchiuso nelle fredde lande dell’Italia settentrionale.
Tutto il mondo è paese, oggi più che mai.
Ci troviamo in India e l’odore dell’inchiostro e della carta grezza si mescola con il silenzio di cinque ragazze intente a scrivere ciò che probabilmente non è mai stato segnato con penna.
Ovest dell’India, per la precisione.
Tejgadh, un paesino rurale schiacciato dalle fattorie praticamente dove l’occhio può espandersi, nord, sud, occidente e oriente.
"Se ci riusciamo, quelli che verranno dopo di noi ne trarranno profitto. Nel mio villaggio le persone parlano solo Gujarati. Si vergognano della nostra lingua", così Kantilal Mahala, ventuno anni, sintetizza la sua missione.
Contro tutto e tutti sembrerebbe.
Infatti da queste parti è soprattutto la luccicante lingua inglese a raccogliere successo.
Tramite l’idioma del vecchio colonizzatore i giovani sentono di potersi sentire importanti e rispettati.
Le briciole vengono lasciate al dialetto, fonte invece di storia e d’identità.
L’inaspettato fulmine a ciel sereno però arriva a sconvolgere tutto dal basso.
In questo piccolo angolo dell’India rurale un professore di letteratura inglese pose una domanda dalla semplicità disarmante: perché lasciare che una lingua muoia per poi farle la corte una volta che è irrimediabilmente persa?
È proprio così che Devy Ganesh decide di iniziare il suo progetto di salvaguardia.
Oltretutto che queste terre sono abitate dai discendenti degli Adivasis, popolazione considerata "autoctona" allo stesso livello dei Nativi statunitensi e degli Aborigeni australiani.
Così autoctoni dall’essere immuni alla tipica classificazione in caste che impone chi deve compiere gesti sacri, chi quelli artistici e chi invece deve andare a pulire le piastrelle di un bagno.
"Tra gli Adivasis nessuno è artista, perché sono tutti artisti", si dice da queste parti.
Tanto artisti e apprezzati per i loro dipinti murali che addirittura uno di loro è diventato un pittore rispettato tra i grattacieli di New York e le nebbie londinesi.
Certo, lui è rimasto qua nella sua terra, ma le sue opere fanno il giro del mondo.
"Se una comunità ha un forte senso d’identità e orgoglio, vorrà sopravvivere e prosperare. La new economy è importante tanto quanto la vecchia cultura. Non dobbiamo rischiare di gettare via il bambino con l’acqua sporca", afferma Ganesh.
Risultato?
Nuova Delhi ha appena inaugurato la National Tribal University.
Inchiostro, olio di gomito e speranza.
La ricetta che tiene in vita una lingua.
Splendido reportage, un altro tassello per far maturare la consapevolezza di una battaglia, quella per la salvaguardia della diversità linguisitica, che non conosce davvero confine. (gmp)
VENEZIA, 27 novembre 2008 - La Regione Veneto finanzierà corsi di aggiornamento per tutti i docenti che vorranno insegnare la lingua veneta in laboratori teatrali ai loro alunni. E contemporaneamente, entro Natale, verrà inviato in tutte le scuole dell’obbligo del territorio il bando di concorso per rappresentare con la loro creatività il Leone di San Marco: tutti gli elaborati inviati in Regione saranno esposti in uno speciale pannello nello stand veneto alla prossima Bit di Milano. Sono queste le due iniziative attraverso le quali il vicegovernatore Franco Manzato intende rilanciare la lingua veneta. Le ha annunciate ieri mattina all’auditorium Toniolo di Conegliano (Treviso) davanti ad un pubblico di centinaia di ragazzini delle classi IV e V delle elementari della provincia, presenti per assistere alla proiezione del film in lingua veneta “El Re Buffon”. La produzione, che rientra nella rassegna Antennacinema ed è finanziata dalla Regione Veneto, riprende una fiaba della tradizione popolare regionale, recitata da 37 bambini (afferenti all’istituto comprensivo IV di Castelfranco) rigorosamente in veneto. Originali anche le musiche, scritte dal professor Giulio Svegliado, per la regia di Pierfranco Murru. “Ci teniamo particolarmente che i nostri ragazzini delle scuole dell’obbligo apprendano la lingua della tradizione – ha commentato Manzato –. Troppo spesso conoscono idiomi diversi da quello che ha fatto la storia del nostro popolo. Con questa bellissima iniziativa della favola ‘El Re Buffon’ intendiamo promuovere la diffusione della lingua veneta, capace di esprimere i sentimenti di un popolo ricco di storia e con una identità unica. Promuovendo la formazione degli insegnanti al teatro dialettale, con corsi di aggiornamento finanziati dalla Regione, e con il concorso per il disegno del Leone di San Marco, vogliamo proprio sottolineare questo”.
Cari amici, grazie di essere qui. Grazie a chi passa da queste parti magari per la prima volta, a chi l'ha fatto per caso, a chi lo fa per scelta o per abitudine. Ho notato che, anche in questo periodo in cui il blog non è stato aggiornato, non sono certo venute meno le visite. Un centinaio più o meno di contatti al giorno. Una bella soddisfazione: il nostro argomento, sostenuto con un impegno anche piuttosto "marcato" e senza compromessi verso la necessità di far vivere le lingue locali in chiave MODERNA e non nostalgico/passatista, riscuote sempre più interesse.
Motivo in più perché questa "sperimentazione" - anche se sinora condotta a fasi alterne - possa proseguire e, questa la speranza, diventare sempre più consolidata.
Torno però a chiedere il vostro contributo: non certo di denaro (se qualche inserzionista volesse anche approfittarne non direi comunque di no) ma di idee. Molti di voi leggono, qualcuno anche commenta, altri ancora inviano segnalazioni. Fatelo sempre più numerosi. Come già detto in altre occasioni, questo deve diventare il NOSTRO spazio. Non soltanto il mio.
Prima dei saluti, una piccola info di servizio: la trasmissione "Lingue & Dialetti" su Rpl questa settimana non va in onda. Riprenderà regolarmente martedì 25 novembre.
Alégar!
Gioann
Da "Lombardia Notizie" del 14 Ottobre 2008
Approvata la legge di valorizzazione del patrimonio culturale immateriale
Dialetti e tradizioni locali, così saranno tutelati
Dialetti e lingue locali, tradizioni, saperi e conoscenze che le comunità locali riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale, della loro storia e della loro identità. Sono l'oggetto della prima legge regionale in Italia che promuove la "valorizzazione del patrimonio culturale immateriale", approvata dal Consiglio regionale.
Soddisfazione è stata espressa dall'assessore alle Culture, Identità e Autonomie, Massimo Zanello, secondo il quale questa legge "pone senz'altro la Lombardia ai vertici mondiali nelle politiche culturali".
"Per la prima volta in Italia, e forse nel mondo, ci si pone quale obiettivo concreto la valorizzazione di un aspetto importantissimo della cultura, cioè i beni immateriali - commenta Zanello -. Fino ad ora le istituzioni avevano valorizzato solo i beni culturali materiali, ma la cultura non è fatta solo di monumenti e opere d'arte".
"Da ora in poi - aggiunge l'assessore - la Regione potrà sostenere in maniera concreta realtà antiche della Lombardia, e mi riferisco soprattutto ai dialetti e alle lingue locali, che saranno l'oggetto di una prima azione di catalogazione. Ma penso anche ad antiche manifestazioni popolari come sagre e carnevali, tradizioni musicali, o ancora al sapere legato alla fabbricazione dei violini a Cremona". Per il 2009 è già previsto un investimento di un milione e mezzo di euro.
La legge approvata fa riferimento a quanto previsto dallo Statuto e dalla Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, ratificata nel 2007 recependo la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale (adottata a Parigi il 17 ottobre 2003 dalla Conferenza dell'Unesco).
La Regione provvederà direttamente attraverso l'Archivio di Etnografia e Storia sociale (AESS) o in concorso con altri soggetti pubblici e privati a promuovere l'individuazione degli elementi del patrimonio culturale immateriale con particolare riguardo a tradizioni ed espressioni orali, toponomastica, musica e arti dello spettacolo di tradizione, consuetudini sociali, eventi rituali e festivi, pratiche e credenze relative al ciclo dell'anno e della vita, alla natura e all'universo, e così via.
La conoscenza del patrimonio culturale immateriale verrà promossa anche attraverso l'acquisizione di fondi documentari, lo studio e la ricerca sul campo e la realizzazione di una rete di collegamenti con soggetti pubblici e privati.
(segnalato da Brugh)
Buona notizia. Sarebbe stata sicuramente meglio una legge "ad hoc" sulla lingua e sulle parlate della Lombardia (sulla falsariga del Piemonte e del Veneto), ma considerato il vuoto legislativo totale precedente, aspettiamo la nuova normativa alla prova dei fatti. (gmp)