articolo tratto da www.abitarearoma.net
ROMA - 10 luglio 2008 - Le lingue minori, quelle dei paesi della Valle dell’Aniene, hanno fatto una felice incursione nella Capitale, il 9 luglio 2008, facendo risuonare i loro dialetti, così diversi dal prepotente e invadente romanesco che rischia di fagocitarli.
L’occasione è stata offerta dal libro di Vincenzo Luciani Dialetto e poesia nella Valle dell’Aniene, di recente pubblicazione presso le Edizioni Cofine, grazie anche ad un finanziamento della Provincia di Roma. Il libro si occupa dei dialetti o per meglio dire delle testimonianze scritte di 26 comuni compresi nell’area tiburtina e sublacense, per salvarle dall’oblio e per renderle disponibili per studiosi professionali e amatoriali. I comuni sono: Affile, Agosta, Anticoli Corrado, Arcinazzo Romano, Arsoli, Bellegra, Camerata Nuova, Canterano, Castel Madama, Cerreto Laziale, Cervara di Roma, Cineto Romano, Jenne, Mandela, Marano Equo, Riofreddo, Rocca Canterano, Rocca Santo Stefano, Roiate, Roviano, Saracinesco, Subiaco, Tivoli, Vallepietra, Vallinfreda, Vivaro Romano.
La conduttrice della serata Letizia Palmisano dell’associazione Sapere Aude, ha fatto notare una felice coincidenza: infatti largo Agosta, via Bellegra, via Saracinesco, via Arcinazzo Romano, via Roviano, via Vivaro Romano… sono alcune delle vie del VI muncipio, nei dintorni di Villa Gordiani (dove si è svolto l’incontro), intitolate a comuni della Valle dell’Aniene. Una ragione in più per favorire una conoscenza di questi comuni e delle loro lingue per i cittadini che vi abitano e magari non conoscono queste realtà che vantano dialetti antichi che affondano le loro origini nelle lingue degli Equi e dei Latini.
I quattro poeti dialettali, Aurora Fratini (Sambuci), Alessandro Moreschini (Castel Madama), Marco Occhigrossi (Marano Equo), Benedetto Lupi (Subiaco), sono stati i veri protagonisti della serata che sia l’autore del libro Luciani che la garbata conduttrice hanno preferito incanalare verso la lettura di testi dei poeti i quali hanno dato un saggio eloquente della capacità espressiva e della musicalità dei loro dialetti, così diversi dal romanesco. A Benedetto Lupi è stato chiesto di recitare oltre ai suoi testi alcuni componimenti poetici del compianto Achille Pannunzi.
L’impatto delle lingue locali è stato sorprendente e avvincente e la presentazione è volata via con vive emozioni e grande levità.
Non sono mancate riflessioni sulla necessità di recuperare un patrimonio prezioso, quello delle lingue locali, prima che scompaiano, prima che sia troppo tardi: uno degli scopi principali del libro e dell’opera del Centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino” (presso la Biblioteca comunale Gianni Rodari) diretto da Luciani e da Achille Serrao (presente anch’egli all’incontro).
Le trasformazioni intervenute nell’ultimo secolo sono infatti sconvolgenti: nel 1905 viene pubblicato Avviamento allo studio dell’Italiano nel Comune di Castelmadama di Oscar Norreri (allora la popolazione al 97 per cento analfabeta parlava quasi esclusivamente il dialetto del luogo e ignorava la lingua italiana). Cento anni dopo, la realtà si presenta capovolta: la maggioranza della popolazione di quello stesso centro sa leggere e scrivere e parla l’italiano; le giovani generazioni ignorano quasi del tutto il dialetto ed ecco che Alessandro Moreschini pubblica nello stesso comune il libro Avviamento allo studio del dialetto nel Comune di Castel Madama.
Ora che tutti parlano l’italiano insomma, bisogna riabituare i nostri figli a impadronirsi di nuovo delle loro radici e delle loro origini. Infatti attraverso la conoscenza della lingua e della letteratura locale e regionale gli alunni possono scoprire le espressioni più preziose di coloro che scrivono nel linguaggio familiare, quello della casa, dell’amicizia e del lavoro. Il recupero del dialetto può essere un completamento della crescita delle capacità espressive dei nostri ragazzi. Potrebbe permettere di rinsaldare la loro identità e consentire loro di affrontare senza squilibri psichici e senza smarrimento le grandi trasformazioni sociali del nostro tempo.
Alcune note biobibliografiche dei poeti intervenuti all’incontro (o di cui sono stati letti i testi):
Aurora Fratini, che vive e lavora a Roma è poetessa in dialetto romanesco e sambuciano, commediografa, animatrice culturale a Sambuci con la sua associazione III Millennio.
Benedetto Lupi (Subiaco) è autore di tre volumi de Il dialetto di Subiaco: Grammatica, Lessico, Rime e prose; dei Taccuini di Pittucciu Jupu: raccolte di versi in vernacolo sublacense e di numerose commedie in dialetto.
Alessandro Moreschini, nato a Castel Madama, vive a Tivoli da molti anni. Ha pubblicato le raccolte poetiche in italiano Camminare (1971), Sazio d’erbe amare (1976) ed in dialetto Cuturuni cuturuni pe lla pallatana, Casteju bbeju tuttu vantu (1986), E come chi non pare (1993), Taratabassuca (1995), A chi sgòbba la gòbba a chi arobba la robba… (Proverbi, modi di dire, frasi idiomatiche, termini di paragone e soprannomi…) e di Avviamento allo studio del dialetto nel Comune di Castel Madama (2005) e del romanzo L’ultimo degli Equi (2000).
Marco Occhigrossi, nato a Marano Equo vive a Roma. Ha pubblicato tre volumi di poesie in dialetto maranese: Vicinu agliu caminu, Divérsi vérsi spersi…, poesie in dialetto maranese, Camminenno pè Maranu; una ricerca storica su Livio Mariani e la Repubblica romana del 1848-49, la storia di Rocca di Mezzo e, con Cesare Panepuccia, Marano Equo.
Achille Pannunzi (1921-2007) è nato e vissuto a Subiaco. Negli anni Quaranta-Cinquanta del 1900 aveva ricoperto con successo il ruolo di centravanti in squadre di serie C, segnalandosi per i suoi 288 e per il suo potente tiro e l’acrobatica “girata di sinistro”. Molto noto per le sue numerose composizioni in dialetto sublacense, Pannunzi pubblicò nel 1984 a Subiaco Na rattatuglia ’e versi.
Piena consapevolezza dei problemi legati al rilancio delle lingue locali, e della necessaria "radicalità" indispensabile per aver qualche speranza di affrontarli seriamente. Questo emerge, ancora una volta dalle cronache riportate da "Abitarearoma.net" riguardo i lavori legati all'impegno di Vincenzo Luciani a favore delle parlate della Valle dell'Aniene. Ancora una volta complimenti: certe considerazioni "forti" riguardo il rapporto tra scuola, lingua italiana e lingua locale sono pienamente degni del miglior armamentario dialettico di chi combatte la nostra battaglia. Da seguire da vicino il vostro lavoro. (gmp)