Lingue & Dialetti - Notizie e commenti

Blog sperimentale sulle Lingue regionali, locali e/o minoritarie. Spazio antagonista allo sradicamento e alla globalizzazione culturale. Per segnalazioni di eventi o altro, scrivete a lingue.dialetti@libero.it

Chi sono

Utente: lingue.dialetti
Mi chiamo Gioann March Pòlli, (Giovanni Marco Polli all'anagrafe italiana). Sono giornalista e animatore culturale. Conduco in prima persona, sia con la professione che con il mio impegno volontaristico, una battaglia a favore delle lingue regionali e minoritarie. Insomma, perché vengano riconosicuti i diritti di ogni popolo del mondo a poterle parlare, insegnare, trasmettere in ogni ambito sociale, politico e civile, indipendentemente dallo Stato di appartenenza e dal suo tasso di "democrazia" interna. In particolare, lavoro perché sia preservata, insegnata, diffusa e rilanciata anche e soprattutto nelle scuole la Lingua piemontese, con tutti i suoi dialetti e varianti locali. Il Piemonte è infatti mia terra di origine e "patria cita" (quella "granda" è il mondo intero, e non ne riconosco altre). Sono in onda due volte alla settimana, il martedì dalle ore 14,20 alle 15.00 e il venerdì dalle ore 14,00 alle 15.00 sulle frequenze di Radio Padania Libera. Ma la mia trasmissione, che si intitola proprio "Lingue e dialetti", benché in onda su un'emittente vicina a un partito politico si rivolge a chiunque, indipendentemente dall'opinione o dall'appartenenza politica. La salvaguardia delle culture umane è fondamentale nella battaglia contro l'appiattimento, l'omologazione e la globalizzazione ed è a beneficio di tutti, a prescindere da qualunque steccato ideologico, culturale, etnico o geografico.

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lunedì, 28 luglio 2008

CONCORSO TOMTOM / Realizzato e pubblicato il primo provino

Grazie a March Tamburell, sul sito del concorso "Tomtom cabaret" organizzato (vedi post più sotto) dal produttore del noto navigatore satellitare, è comparso finalmente un contributo in una lingua locale "serio", vale a dire non umoristico o macchiettistico. Splendida realizzazione. Potete ascoltarla (E VOTARLA!) qui:

http://zooppa.com/tomtom-cabaretlive/radios/324

ora che altri si facciano vivi, facendo sentire (è proprio il caso di dirlo!) le nostre voci e dando un segnale di attenzione e di interesse per le nostre lingue anche (e soprattutto!) attraverso un canale commerciale.

Consiglio: oltre che a pensare di realizzare altri provini, un consiglio alla portata di tutti è anche quello di votare e commentare il provino in "lombardo occidentale". Per farlo è semplice: è sufficiente iscrivervi al provider che ospita il concorso seguendo le indicazioni sul sito. Ci si impiega un minuto esatto e si dà la possibilità alla nostra idea (e al lavoro di Tamburell, ovviamente!) di essere sostenuta come si deve.

Parlate, inviate e VOTATE!

gmp


venerdì, 25 luglio 2008

UE / Il senatore Stiffoni ha parlato in lingua veneta a Palazzo Madama chiedendo rispetto e tutela per le lingue regionali


UE/ SENATO, STIFFONI IN AULA PARLA IN VENETO: TUTELARE LINGUE

Odg al ddl ratifica Trattato: sostenere sforzi a difesa identità


ROMA , 23 luglio2008 (Apcom) -  "A regiòn a fà in modo ch'el vegna valorisà el patrimonio culturàl e a lengua de ogni nostra comunità". Tradotto dal veneto in italiano, "La Regione concorre alla valorizzazione del patrimonio culturale, linguistico delle singole comunità". Per chiedere che l'Unione Europea tuteli le lingue e i dialetti, il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni interviene in dialetto veneto nell'Aula del Senato, impegnata nella ratifica del Trattato di Lisbona, citando 'in lingua' l'articolo 2 dello Statuto della Regione Veneto.

Secondo Stiffoni, "le lingue ed il loro uso sono e devono essere di fondamentale importanza per l'Unione europea, anche perché sono uno degli elementi che definiscono l'identità di un popolo ed è appunto verso una unione dei popoli che l'Europa deve tendere. La lingua veneta come tale ha avuto importanti ed autorevoli riconoscimenti internazionali che ne attestano l'appartenenza al gruppo delle lingue neolatine occidentali, assieme al castigliano, al catalano ed al francese, mentre la lingua italiana, la lingua dell'Italia meridionale ed il rumeno appartengono al gruppo di lingue neolatine orientali. La lingua veneta - ha spiegato - è oggi parlata (indagine Istat 2006) da oltre il 60 per cento degli abitanti del Veneto, con particolare riferimento ai contesti relazionali familiari, ma anche tra le classi dirigenti. Una legge specifica della regione Veneto del 2007 ne valorizza la tutela e la promuove come patrimonio linguistico e culturale".

Il senatore trevigiano ricorda come già il 16 marzo 1998 in una Risoluzione del Consiglio d'Europa veniva affermato il diritto delle popolazioni ad esprimersi nelle loro lingue regionali nell'ambito della vita privata e sociale costituendo ciò un diritto imprescindibile. "Un rafforzamento - ricorda Stiffoni - è venuto il 13 dicembre 2001 alla fine dell'anno europeo delle lingue,quando il Parlamento europeo approvò una Risoluzione in cui si raccomandava di adottare misure atte a promuovere le diversità linguistiche presente nell'Unione. La Lega Nord ha da sempre sostenuto il riconoscimento e la tutela delle differenze linguistiche quale contributo alla costituzione di una Unione europea realmente rappresentativa delle identità e della storia dei popoli che la compongono". In soli 6 statuti regionali "viene contemplata la valorizzazione del patrimonio linguistico locale: Veneto, Piemonte, Liguria, Campania, Molise, Basilicata. In virtù di ciò - conclude Stiffoni - abbiamo presentato un odg in cui chiediamo che l'Europa attivi ogni possibile iniziativa volta a sostenere gli sforzi delle istituzioni e dei cittadini veneti, e delle altre regioni, a difesa della propria identità linguistica, così come avvenuto con il riconoscimento dell'utilizzo delle lingue basca e catalana all'interno delle istituzioni europee".

Nulla da aggiungere, se non la grande soddisfazione di sentire una lingua non ufficiale in un luogo istituzionale dello Stato, e l'augurio che la voce di Stiffoni non rimanga isolata. Si aggiunga l'auspicio di sempre, cioè che anche l'Italia si decida finalmente a emendare la vigente e discriminatoria legge 482/99, includendo nei suoi elenchi tutte le altre lingue rimaste fuori dalla tutela. (gmp)

giovedì, 24 luglio 2008

IL COMMENTO / Il navigatore "TomTom" parlerà in "dialetto"? Forse è soltanto cabaret...


 


AUTO: IL NAVIGATORE PARLERA' IN DIALETTO, TRA 'LUMBARD' E NAPOLETANO 'TOM TOM', PRIMO CASTING ALLA RICERCA DELLE VOCI CULT


Roma, 24 lug. - (Adnkronos) - Il navigatore parla come il 'cumenda lumbard’oppure in "napoletano doc". O ancora, con un simpatico accento romanesco in pieno stile commissario "Monnezza", o siciliano, magari con la classica imitazione del "Padrino". Non è un nuovo varietà televisivo, ma il primo casting online, promosso dal colosso 'TomTom', che selezionerà entro qualche mese la performance vocale più originale e coinvolgente, che diventerà la voce ufficiale dei navigatori più diffusi d’Italia.


Il leader dei navigatori satellitari dirà finalmente addio alle voci metalliche e noiose, trasformando il compagno di viaggio preferito dagli italiani, in uno strumento divertente. Si potrà guidare in allegria così da sconfiggere anche lo stress da ingorgo stradale. Per la prima volta con "TomTom Cabaret Live!", questo il nome dell’iniziativa, chiunque, dalla Val d’Aosta a Palermo, avrà la possibilità di registrare la propria personale interpretazione della voce del navigatore e partecipare così alla selezione finale per diventare la nuova voce del "TomTom". Da quando l’iniziativa è partita, alcune settimane fa, sulla community "www.tomtomcabaret.it" sono arrivati migliaia di provini da tutta Italia.


A farla da padrone, ovviamente, inflessioni dialettali e imitazioni. Tra queste ultime, le più votate sono la voce dell’orso 'Yoghì, quella di un esilarante Marlon Brando-Vito Corleone o di un Beppe Grillo prima maniera. L’iniziativa andrà avanti per tutta l'estate. Collegandosi al sito sarà sufficiente registrare una demo di 30 secondi e sperare di essere votati. Le voci dei vincitori delle prime selezioni, dedicate ai dialetti e alle imitazioni dei personaggi più famosi, entreranno poi a far parte della galleria delle 'voci ufficiali di TomTom', scaricabili da un’apposita sezione del sito 'www.tomtom.com'. I vincitori del doppiaggio riceveranno poi un compenso per ogni download effettuato.


Inutile dire che la curiosità è stata troppo forte e ci siamo subito collegati al sito in questione. Il link diretto, saltando home page eccetera, è questo:

http://www.zooppa.com/ads/28_tomtom-cabaretlive/audios?audio_type=dialect&theme=tomtom

Come era facile immaginare, l'iniziativa è proprio quella che il nome promette: cabaret, appunto. Non che ci si aspettasse qualcosa di diverso da parte di un'azienda che punta  - per definizione - alle grandi vendite e non si può certo permettere un'iniziativa culturale "seria" e di nicchia sul fronte delle lingue regionali. Le quali, qui, finiscono ancora una volta nel solito campo del macchiettistico e dell'umoristico. La solita "gabbia" di sempre, insomma.

Tuttavia l'iniziativa è "aperta" e nessuno vieta di inviare un provino "serio", in cui dimostrare il più professionalmente possibile che le lingue del territorio possono servire non soltanto a "far ridere" ma anche a fare tutto ciò che fanno le lingue considerate - a torto - "superiori".  Intendiamoci, nessuno spera così di vincere, né di venir segnalato, guadagnar soldi o gloria, o di salvare così un patrimonio in via di sparizione. Ma lanciare un qualche segnale pubblico in questo senso potrebbe comunque servire. Qualcuno di voi, lettori fissi o occasionali, ha voglia di provare a inviare a TomTom un provino "serio" per un navigatore che parli in lingua veneta, piemontese, siciliana, napoletana lasciando da parte il folclorismo e il macchiettismo? Fatelo, e segnalate il vostro provino qui, se volete. Perché non sia soltanto cabaret. (gmp)


 


Una notizia non freschissima ma rilanciata oggi dall'AdnKronos:
postato da: lingue.dialetti alle ore 19:47 | link | commenti (3)
categorie: cultura, globalizzazione, dialetto, lingua
venerdì, 18 luglio 2008

PIEMONTE / Domenica 20 luglio la Festa dël Piemont al Colle dell'Assietta (To)

USSEAUX (TO) - La tradizionale Festa del Piemonte, giunta quest'anno alla sua quarantunesima edizione, si sposta la prossima domenica 20 luglio 2008 presso il Colle dell'Assietta. La manifestazione dell'Assietta, clou delle iniziative della Festa del Piemonte, festa Regionale il cui spirito è quello di sottolineare l'identità e la lingua del popolo piemontese, è organizzata dall'Associassion Festa dël Piemont al Còl ëd l'Assieta e dalla Companìa dij Brandé, il prestigioso e storico cenacolo degli scrittori in lingua piemontese fondata  nel 1927 da Pinin Pacòt. Questo  è il programma:

Ore 9.30: Alzabandiera e apertura manifestazione.

Ore 10: Santa Messa al campo in lingua piemontese.

Ore 11: rievocazione di alcuni momenti della battaglia con figuranti in costume d'epoca a cura del Gruppo Storico "Pietro Micca" di Torino presso l'obelisco alla Testa dell'Assietta.

Ore 13: pranzo al campo nei pressi della casa Cantoniera a circa 1 km dal colle dell'Assietta.

Ore 14.00: continuazione della manifestazione con giochi per bambini e ragazzi nella zona antistante la casa Cantoniera, nei pressi del laghetto.

Ore 17.30: chiusura della manifestazione.

Già domani, sabato 19, si terranno alcune manifestazioni preliminari al Colle dell'Assietta. Il colle (2500 metri di altezza) può essere raggiunto:

a) Dalla Valle di Susa, attraverso Meana e il Colle delle Finestre;

b) Dalla Valle del Chisone, attraverso Balboutet (dal bivio che a Pourrières si diparte dalla Strada Statale 23.

Per domenica 20 è stabilito il senso unico di circolazione sulla strada militare del Colle dell'Assietta, tra Pian dell'Alpe e il Colle: solo salita dalle 6 alle 12 di mattina e solo discesa dalle 13 in poi.


Per informazioni: Associazione "Festa del Piemont al Còl ed l'Assieta"

Via Chiaperotti, 30 - 10090 Rivoli (TO)

tel. 360 535035 / 337225401 - tel. 011 996114


Note storiche sulla Battaglia dell'Assietta.

Nel 1747, Francia e Spagna non essendo riuscite a liberare l'alleata Genova dalla morsa degli assedianti austro-piemontesi, decisero di attaccare direttamente il Piemonte. Le truppe, suddivise in due colonne, attraversarono la catena alpina al Colle del Monginevro e al Colle Bourget-Bousson. Al primitivo progetto di conquista del forte di Exilles, il comandante francese Cavaliere di Bellisle, dovette anteporre quello dell'Assietta, occupata nel frattempo dai piemontesi, per evitare il grave pericolo di un attacco al suo fianco destro.

Il 18 luglio le due colonne, forti di circa 20.000 uomini e 7 cannoni, si riunirono al Colle Costa Piana 2313 m.

Le truppe piemontesi, nettamente inferiori di numero, potendo contare su una forza complessiva di soli 8.000 uomini, vennero schierate dietro le fortificazioni frettolosamente costruite dall'inizio del mese e che consistevano in trinceramenti con muretti a secco di pietra, dello spessore di un metro ed alti in media un metro e mezzo. Il caposaldo era costituito dalla Testa o Butta dell'Assietta, collegata alla Punta del Gran Serin con una doppia linea di trincee.

Il 19 luglio alle 16.30, i francesi attaccarono su tre colonne: la prima il Gran Serin, la seconda la Testa dell'Assietta, la terza il Colle dell'Assietta (2500m). La battaglia si accese subito cruenta e i numerosissimi assalti vennero respinti con grande coraggio dai piemontesi; durissime furono le perdite inflitte ai francesi, che alle 20 furono costretti a ritirarsi rinunciando definitivamente ai propositi di conquista del Piemonte. Celebre l'ordine impartito ai soldati piemontesi: "Bogeve nen", non muovetevi. 

Il bilancio della battaglia fu il seguente: da parte francese 5.300 fra morti e feriti, di cui 430 ufficiali; fra i piemontesi 185 soldati e 7 ufficiali, mentre gli austriaci persero 25 soldati e 2 ufficiali. L'anno successivo la pace di Aquisgrana suggellò la vittoria austro-piemontese concedendo allo stato sabaudo l'estensione dei confini piemontesi sino al lago Maggiore e al Ticino.

E' possibile visitare il campo di battaglia con una piacevole escursione in auto o in moto, percorrendo le belle strade militari a fondo naturale, alla cui manutenzione provvede la Provincia di Torino.

L'epica vittoria dei difensori dell'Assietta viene ricordata ogni anno con un'emozionante rievocazione storica in quota, che vede l'entusiastica partecipazione di centinaia di persone.

postato da: lingue.dialetti alle ore 18:09 | link | commenti
categorie: cultura, lingua
giovedì, 17 luglio 2008

LOMBARDIA / Da Abbiategrasso i Tantapaja, un nuovo gruppo musicale che canta in lombardo con sonorità moderne

tratto da http://www.myspace.com/tantapaja (sito dal quale è possibile ascoltare quattro brani del gruppo)

Tantapaja story............. I Tantapaja nascono nel giugno 2007, su un progetto che credo tutti i musicanti come me sognano: fare musica propria. Dopo aver suonato cover con diversi gruppi come batterista e percussionista per oltre 30 anni, ho inziato a scrivere qualcosa di mio. All'inizio non ci credevo molto, anche perchè mi ero messo in testa di scrivere in dialetto o "volgo abbiatense" come lo definisco, poi ho iniziato a far sentire in giro qualche mio pezzo e dopo il solito sorrisetto di rito, qualcuno ha cominciato a dire:" Beh non è male". Allora ho fatto sentire le mie canzoni ad un musicista professionista di Abbiategrasso: Fabrizio Leo, il quale mi disse: "Si può fare", infatti ha partecipato, e di questo lo ringrazio vivamente, anche al nostro primo album assieme ad uno splendido violinista che è Giorgio Medici altro Abbiatense doc. Il problema a quel punto è stato trovare gli elementi per la band. Il primo ad abbracciare il progetto è stato Claudio (CPS) il batterista, poi Claudio (SGU) il bassista ed infine, l'amico di sempre, Lorenzo (il Maestro), io e Lorenzo suoniamo insieme da più di 40 anni. Così è iniziato il lavoro che dopo esattamente un anno, ci ha portato a decidere di incidere un CD come "Tra'l dòss e la valada", dove sei brani su nove sono in dialetto perchè fosse forte il legame con la nostra terra. Io poi personalmente ho apprezzato molto questa scelta del gruppo perchè sono parte di questa terra "piata me un taul ma che piega la scéna""un pu' anarchic e un pu' selvadigh".

Giovanni Torti " al selvadigh"


Per qualsiasi informazione, oltre a questo blog non esitate a scriverci: tantapaja@yahoo.it 

postato da: lingue.dialetti alle ore 18:25 | link | commenti
categorie: cultura, dialetto, lingua, dialetti
mercoledì, 16 luglio 2008

HOKKAIDO (Giappone) / Ainu popolo indigeno? Forse è già tardi per riconoscerlo...

(articolo tratto da www.lettera22.it )

Il riconoscimento degli Ainu come popolo indigeno è tardivo e, da solo, non potrà avere effetti reali. La costituzione giapponese, infatti, non riconosce ancora le minorananze. Intervista a Rosa Caroli, docente di storia dell'Asia orientale all'università Cà Foscari di Venezia, che sull'assimilazione di Ainu e Okinawani ha appena scritto un saggio, contributo agli "Scritti in onore di Adolfo Tamburello", a cura di P.Carioti e F.Mazzei, in fase di stampa.

Junko Terao


Martedi' 15 Luglio 2008

Che significato ha questa risoluzione nella storia delle minoraneze in Giappone?

Innazitutto credo che il parlamento giapponese non avrebbe adottato questa risoluzione se non ci fosse stata la spinta del G8 da un lato e dell’Onu – che il settembre scorso ha approvato la dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni – dall’altro. Come sempre accade in occasione di appuntamenti internazionali di grande rilievo, i problemi locali vengono messi alla ribalta, come sta accadendo in Cina con le Olimpiadi, per esempio. Si tratta di un provvedimento importante, ma da accogliere con cautela. Ricordiamo che dal punto di vista costituzionale le minoranze non sono riconosciute, quindi bisogna vedere che effetti avrà. C’è la questione della restituzione delle terre, per esempio, che non è puramente economica: quelle dello Hokkaido erano terre vergini, dove gli Ainu vivevano una vita seminomade, che vennero fatte rientrare nella riforma fondiaria del primo Meiji e riassegnate sulla base degli stessi criteri con cui vennero assegnate quelle nel resto del paese. Questo sconvolse anche l’aspetto ecologico, non solo quello economico e sociale degli Ainu, costretti alla sedentarizzazione e forzati all’agricoltura. I kotan, le comunità Ainu tradizionali, vennero smembrati e la popolazione rilocalizzata. La migrazione massiccia da ogni parte dell’arcipelago trasformò gli Ainu in una minoranza nel loro stesso territorioe la standardizzazione della lingua con l’imposizione del giapponese, poi, ha avuto effetti deleteri perchè gli Ainu non avevano un sistema di scrittura e si tramandavano la loro cultura oralmente: già intorno agli anni ‘30 si era arrestata la trasmissione transgenerazionale della lingua, le madri non erano più in grado di parlare Ainu coi figli. L’assimilazione ha coinciso, nel caso degli Ainu, con l’annientamento della loro cultura, un aspetto che mette in luce le tante facce della modernizzazione del Giappone. Questa risoluzione dice che gli Ainu hanno il diritto a preservare la propria lingua e cultura, ma la realtà è che sono rimasti in pochi a saper parlare l’ainu e la cultura è legata a una vita nomade che non esiste più. Il caso degli Ainu è la dimostrazione di come poter distruggere una popolazione senza ucciderla. Perchè, se fisicamente non furono eliminati, fuorno annientati come popolo. Per questo mi sembra gravemente tardiva come ammissione, anche se, come si dice, meglio tardi che mai.



Secondo lei questa risoluzione potrà aprire la strada a un cambiamento culturale tra i giapponesi, o crede che la questione delle minoranze continuerà a rimandere nell’ombra?

Credo che già i movimenti di lotta contro la discriminazione iniziati negli anni ‘70 e la maggior presenza della questione sui media hanno contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica, e spero che anche questa risoluzione venga utilizzata per diffondere l’idea che interagire con altre culture all0interno dei uno stato nazionale non è più un tabù, andando ad intaccare le favole sull’omogeneità del popolo giapponese. Ma se da questo punto di vista credo che potrebbe rappresentare un esempio di democrazia, sul piano giuridico sono molto scettica. Il riconoscimento delle minoranze non prescindere dagli aspetti giuridico-legali e questo aprirebbe un grande contenzioso: penso per esempio alla disputa dei territori del nord, contesi tra Russia e Giappone, o al problema dei risarcimenti. Fin qui questa risoluzione suona come un’enunciazione democratica che però non compromette in alcun modo il governo.

Se questa risoluzione dovesse tradursi in una legge ad hoc, è possibile che gli Ainu chiederanno e otterranno i risarcimenti?

Nelle contese legali dove una delle due controparti è il governo sappiamo che è molto difficile, come è successo per esempio coi crimini di guerra, pensiamo alle comfort women. E d’altra parte corrispondere dei risarcimenti aprirebbe la strada ad una serie di richieste che non avrebbero fine. Anche una decina di anni fa c’era stato un tribunale che aveva riconosciuto gli Ainu come minoranza ma questo non aveva avuito alcun effetto.

Qual è la situazione tra gli okinawani?

Il caso di Okinawa è diverso perchè la cultura locale non è stata distrutta dall’assimilazione. Gli okinawani avevano una lingua scritta e l’imposizione del giapponese non comportò l’eliminazione della memoria del passato. Lo prova il fatto che nelle Ryukyu l’uso dei dialetti e delle lingue locali è ancora vivo. Gli Okinawani divennero una minoranza all’interno del Giappone, ma restarono una maggioranza nella propria terra, quindi mantennero, nonostante l’assimilazione, una propria identità. Identità intorno alla quale sono stati costruiti discorsi politici. Ad esempio le rischieste di maggiore autonomia – ricordo che Okinawa è l’unica provincia giapponese ad avere delle istanze autonomiste – , il movimento anti-militarista, contro la presenza delle basi militari sull’isola, o il rifiuto di alcuni simboli dello Stato, del potere e del sistema imperiale che non è espresso in nessun’ altra regione del paese. Una realtà vivace e interessante all’interno del monolitico panorama giapponese.

lunedì, 14 luglio 2008

TOSCANA / Arezzo, grande successo per la "Scuola di dialetto aretino"



tratto da www.arezzonotizie.it/


AREZZO, 12 luglio 2008 - Grande successo di pubblico alla scuola di dialetto aretinoVenerdì 11 Luglio si è svolta nel suggestivo chiostro del Teatro Bicchieraia in Arezzo la prima serata della Scuola di Dialetto Aretino. Grande partecipazione di pubblico,al di là di ogni previsione,segno che c'è tanyti interesse attorno alnostro dialetto. Forte contenuto storico e culturale sono stati sapientemente amalgamati facendo passare ai presenti una serata piacevole e interessante. La Associazione "Terra di Arezzo" presieduta dal Dott Pier Luigi Rossi ha offerto un nuovo orizzonte di ricerca su una opera d'arte millenaria, come è il dialetto aretino. La serata ha visto la partecipazione della Prof.ssa Silvia Calamai Docente di Glottologia Università Siena-Arezzo e del Prof Antonio Batinti Università di Perugia. Il programma della manifestazione si è incardinato du due binari : la ricerca universitaria e l'impronta popolare che il dialetto ha lasciato sulla gente aretina di oggi. Ha destato particolare interesse la presenza consistente di giovani molto interssati alla antica parlata aretina. Prezioso è stato il contributo dato da Santi Cherubini e da Francesco Maria Rossi, noti attori e uomini di spettacolo, componenti degli "Avanzi di Balera", che hanno portato tutta la loro preromponte ironia .

Martedì prossimo 15 Luglio ci sarà la seconda serata sempre alle ore 21 nel chiostro del Teatro Bicchieraia. Parteciperanno i due relatori : Silvia Calamai, Antonio Batinti, la serata sarà introdotta e presentata da Pier Luigi Rossi. Parteciperanno di nuovo con grande slancio Santi Cherubini e Francesco Maria Rossi. Ricerca universitaria e anima popolare uniti nel recuperare la storia del dialetto aretino, opera d'arte lasciata dai nostri antenati. La Associazione " Terra di Arezzo" ringrazia coloro che hanno partecipato e che vorrano venire a Scuola di Dialetto Aretino. A Martedì 15 Luglio ore 21.


postato da: lingue.dialetti alle ore 12:09 | link | commenti (3)
categorie: cultura, dialetto, lingua, dialetti
venerdì, 11 luglio 2008

LAZIO / Incursione a Roma delle "Lingue minori" della valle dell'Aniene

articolo tratto da www.abitarearoma.net

ROMA -  10 luglio 2008 - Le lingue minori, quelle dei paesi della Valle dell’Aniene, hanno fatto una felice incursione nella Capitale, il 9 luglio 2008, facendo risuonare i loro dialetti, così diversi dal prepotente e invadente romanesco che rischia di fagocitarli.

L’occasione è stata offerta dal libro di Vincenzo Luciani Dialetto e poesia nella Valle dell’Aniene, di recente pubblicazione presso le Edizioni Cofine, grazie anche ad un finanziamento della Provincia di Roma. Il libro si occupa dei dialetti o per meglio dire delle testimonianze scritte di 26 comuni compresi nell’area tiburtina e sublacense, per salvarle dall’oblio e per renderle disponibili per studiosi professionali e amatoriali. I comuni sono: Affile, Agosta, Anticoli Corrado, Arcinazzo Romano, Arsoli, Bellegra, Camerata Nuova, Canterano, Castel Madama, Cerreto Laziale, Cervara di Roma, Cineto Romano, Jenne, Mandela, Marano Equo, Riofreddo, Rocca Canterano, Rocca Santo Stefano, Roiate, Roviano, Saracinesco, Subiaco, Tivoli, Vallepietra, Vallinfreda, Vivaro Romano.

La conduttrice della serata Letizia Palmisano dell’associazione Sapere Aude, ha fatto notare una felice coincidenza: infatti largo Agosta, via Bellegra, via Saracinesco, via Arcinazzo Romano, via Roviano, via Vivaro Romano… sono alcune delle vie del VI muncipio, nei dintorni di Villa Gordiani (dove si è svolto l’incontro), intitolate a comuni della Valle dell’Aniene. Una ragione in più per favorire una conoscenza di questi comuni e delle loro lingue per i cittadini che vi abitano e magari non conoscono queste realtà che vantano dialetti antichi che affondano le loro origini nelle lingue degli Equi e dei Latini.

I quattro poeti dialettali, Aurora Fratini (Sambuci), Alessandro Moreschini (Castel Madama), Marco Occhigrossi (Marano Equo), Benedetto Lupi (Subiaco), sono stati i veri protagonisti della serata che sia l’autore del libro Luciani che la garbata conduttrice hanno preferito incanalare verso la lettura di testi dei poeti i quali hanno dato un saggio eloquente della capacità espressiva e della musicalità dei loro dialetti, così diversi dal romanesco. A Benedetto Lupi è stato chiesto di recitare oltre ai suoi testi alcuni componimenti poetici del compianto Achille Pannunzi.

L’impatto delle lingue locali è stato sorprendente e avvincente e la presentazione è volata via con vive emozioni e grande levità.

Non sono mancate riflessioni sulla necessità di recuperare un patrimonio prezioso, quello delle lingue locali, prima che scompaiano, prima che sia troppo tardi: uno degli scopi principali del libro e dell’opera del Centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino” (presso la Biblioteca comunale Gianni Rodari) diretto da Luciani e da Achille Serrao (presente anch’egli all’incontro).

Le trasformazioni intervenute nell’ultimo secolo sono infatti sconvolgenti: nel 1905 viene pubblicato Avviamento allo studio dell’Italiano nel Comune di Castelmadama di Oscar Norreri (allora la popolazione al 97 per cento analfabeta parlava quasi esclusivamente il dialetto del luogo e ignorava la lingua italiana). Cento anni dopo, la realtà si presenta capovolta: la maggioranza della popolazione di quello stesso centro sa leggere e scrivere e parla l’italiano; le giovani generazioni ignorano quasi del tutto il dialetto ed ecco che Alessandro Moreschini pubblica nello stesso comune il libro Avviamento allo studio del dialetto nel Comune di Castel Madama.

Ora che tutti parlano l’italiano insomma, bisogna riabituare i nostri figli a impadronirsi di nuovo delle loro radici e delle loro origini. Infatti attraverso la conoscenza della lingua e della letteratura locale e regionale gli alunni possono scoprire le espressioni più preziose di coloro che scrivono nel linguaggio familiare, quello della casa, dell’amicizia e del lavoro. Il recupero del dialetto può essere un completamento della crescita delle capacità espressive dei nostri ragazzi. Potrebbe permettere di rinsaldare la loro identità e consentire loro di affrontare senza squilibri psichici e senza smarrimento le grandi trasformazioni sociali del nostro tempo.

Alcune note biobibliografiche dei poeti intervenuti all’incontro (o di cui sono stati letti i testi):

Aurora Fratini, che vive e lavora a Roma è poetessa in dialetto romanesco e sambuciano, commediografa, animatrice culturale a Sambuci con la sua associazione III Millennio.

Benedetto Lupi (Subiaco) è autore di tre volumi de Il dialetto di Subiaco: Grammatica, Lessico, Rime e prose; dei Taccuini di Pittucciu Jupu: raccolte di versi in vernacolo sublacense e di numerose commedie in dialetto.

Alessandro Moreschini, nato a Castel Madama, vive a Tivoli da molti anni. Ha pubblicato le raccolte poetiche in italiano Camminare (1971), Sazio d’erbe amare (1976) ed in dialetto Cuturuni cuturuni pe lla pallatana, Casteju bbeju tuttu vantu (1986), E come chi non pare (1993), Taratabassuca (1995), A chi sgòbba la gòbba a chi arobba la robba… (Proverbi, modi di dire, frasi idiomatiche, termini di paragone e soprannomi…) e di Avviamento allo studio del dialetto nel Comune di Castel Madama (2005) e del romanzo L’ultimo degli Equi (2000).

Marco Occhigrossi, nato a Marano Equo vive a Roma. Ha pubblicato tre volumi di poesie in dialetto maranese: Vicinu agliu caminu, Divérsi vérsi spersi…, poesie in dialetto maranese, Camminenno pè Maranu; una ricerca storica su Livio Mariani e la Repubblica romana del 1848-49, la storia di Rocca di Mezzo e, con Cesare Panepuccia, Marano Equo.

Achille Pannunzi (1921-2007) è nato e vissuto a Subiaco. Negli anni Quaranta-Cinquanta del 1900 aveva ricoperto con successo il ruolo di centravanti in squadre di serie C, segnalandosi per i suoi 288 e per il suo potente tiro e l’acrobatica “girata di sinistro”. Molto noto per le sue numerose composizioni in dialetto sublacense, Pannunzi pubblicò nel 1984 a Subiaco Na rattatuglia ’e versi.




Piena consapevolezza dei problemi legati al rilancio delle lingue locali, e della necessaria "radicalità" indispensabile per aver qualche speranza di affrontarli seriamente. Questo emerge, ancora una volta dalle cronache riportate da "Abitarearoma.net" riguardo i lavori legati all'impegno di Vincenzo Luciani a favore delle parlate della Valle dell'Aniene. Ancora una volta complimenti: certe considerazioni "forti" riguardo il rapporto tra scuola, lingua italiana e lingua locale sono pienamente degni del miglior armamentario dialettico di chi combatte la nostra battaglia. Da seguire da vicino il vostro lavoro. (gmp)

CAMPANIA / Ore 14, in diretta su Radio Padania, intervista a Colomba Rosaria Andolfi, autrice della grammatica napoletana

"Facile Facile", impariamo la lingua napoletana è la nuova grammatica di Colomba Rosaria Andolfi. Ne parliamo tra poco, in diretta su Radio Padania Libera.


Puoi ascoltarla direttamente da qui:


http://www.radio-padania.com/rpl/Articoli.asp?category_id=53&articolo_id=141


 

postato da: lingue.dialetti alle ore 12:46 | link | commenti (12)
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giovedì, 10 luglio 2008

MARCHE / Fano (Ps): pubblicato il Vangelo di San Marco in fanese


E’ stata pubblicata, per iniziativa della Venerabile Confraternita di Santa Maria del Suffragio di Fano, la singolare edizione del Vangelo secondo Marco in dialetto fanese per la traduzione di S.E.R. Mons. Giovanni Tonucci, fanese, allora Nunzio Apostolico nei Paesi della Scandinavia ed oggi Arcivescovo Prelato della Santa Casa di Loreto, insieme a Massimo Ciavaglia.

Il perché di tale singolarità è spiegato nella presentazione di Gabriele Ghiandoni, secondo cui “il dialetto non è, come molti credono, una lingua minore; è una piccola lingua con la quale non è possibile dire tutto; solamente alcune cose, e in maniera migliore; è una lingua sconfitta, non morta”.

E ancora meglio spiegano gli autori nella loro prefazione: “Nella lingua semplice, colorita, ma chiara e immediata, parlata dal nostro popolo poteva e si può trovare senno, saggezza, profondità di pensiero e di valori. Non è quindi detto che non si possa parlare di Dio e delle cose supreme, dei grandi temi e dei grandi arcani usando il dialetto”.

E la chiave interpretativa della singolare iniziativa editoriale della Confraternita sta proprio nell’ultima nota finale che, traducendo il testo del Vangelo “Parleranno lingue nuove”, consente agli autori di concludere: “Tra le lingue nuove che gli apostoli avrebbero dovuto parlare, c’è anche il dialetto di Fano, capace di portare al nostro cuore un messaggio che è aldilà del tempo”


(da Confraternite delle Marche,  web.tiscali.it/confraternite.marche/  )


Ancora una splendida iniziativa che dimostra che, nell'ambito religioso della Chiesa cattolica, non tutti la pensano come monsignor Bagnasco ed altri eminenti prelati, venuti alla ribalta per aver proibito l'uso della lingua locale nelle funzioni religiose. Complimenti alla Confraternita. Un po' meno d'accordo sul fatto che con il "dialetto" non sia di per sé "possbile dire tutto". Se non lo facciamo è solo perché non abbiamo voluto farlo in passato ed abbiamo lasciato atrofizzare una lingua che - come tutte le altre - ha solo bisogno di essere utilizzata nel presente per non diventare un relitto del passato.

Se oggi volessimo, potremmo riprendere in mano qualunque lingua locale e rimetterla in grado di "funzionare" al meglio per "tutte le cose". Vero invece che da subito si può anche "parladre di Dio e delle cose supreme, dei grandi temi e dei grandi arcani". Sbagliava, e di molto, il compianto poeta santarcangolese Raffaello Baldini, quando sosteneva  (citato recentemente da Gian Luigi Beccaria) che "In dialetto si può parlare con Dio ma non. si può parlare di Dio".  Si può parlare proprio di tutto. Basta volerlo. (gmp)


postato da: lingue.dialetti alle ore 18:12 | link | commenti
categorie: cultura, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti

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