Lingue & Dialetti - Notizie e commenti

Blog sperimentale sulle Lingue regionali, locali e/o minoritarie. Spazio antagonista allo sradicamento e alla globalizzazione culturale. Per segnalazioni di eventi o altro, scrivete a lingue.dialetti@libero.it

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Utente: lingue.dialetti
Mi chiamo Gioann March Pòlli, (Giovanni Marco Polli all'anagrafe italiana). Sono giornalista e animatore culturale. Conduco in prima persona, sia con la professione che con il mio impegno volontaristico, una battaglia a favore delle lingue regionali e minoritarie. Insomma, perché vengano riconosicuti i diritti di ogni popolo del mondo a poterle parlare, insegnare, trasmettere in ogni ambito sociale, politico e civile, indipendentemente dallo Stato di appartenenza e dal suo tasso di "democrazia" interna. In particolare, lavoro perché sia preservata, insegnata, diffusa e rilanciata anche e soprattutto nelle scuole la Lingua piemontese, con tutti i suoi dialetti e varianti locali. Il Piemonte è infatti mia terra di origine e "patria cita" (quella "granda" è il mondo intero, e non ne riconosco altre). Sono in onda due volte alla settimana, il martedì dalle ore 14,20 alle 15.00 e il venerdì dalle ore 14,00 alle 15.00 sulle frequenze di Radio Padania Libera. Ma la mia trasmissione, che si intitola proprio "Lingue e dialetti", benché in onda su un'emittente vicina a un partito politico si rivolge a chiunque, indipendentemente dall'opinione o dall'appartenenza politica. La salvaguardia delle culture umane è fondamentale nella battaglia contro l'appiattimento, l'omologazione e la globalizzazione ed è a beneficio di tutti, a prescindere da qualunque steccato ideologico, culturale, etnico o geografico.

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mercoledì, 18 giugno 2008

PIEMONTE / 20, 21, 22 e 28 giugno: a Omegna (Vb) ritorna la Festa dal Solstìzi d'Istà

OMEGNA (Vb) - Quest'anno la Compagnìa dij Pastor - Associazion Piemontesa VCO è tornata ad organizzare la tradizionale Festa dal Solstìzi d'Istà di Omegna (Vb).

La festa prenderà il via venerdì 20 giugno, con il falò del Solstizio d'Estate. Sarà un momento molto particolare perché il fuoco sarà acceso sul Monte Zuoli, l'antico nemeton sul quale si trova uno dei più celebri Massi coppellati dell'arco alpino. L'accensione del fuoco - e la breve escursione con le fiaccole all'altare coppellato, dal quale si gode di una visione mozzafiato del Lago d'Orta, sarà accompagnata da tamburi e cornamusa delle Masche Parpaje...


Ecco il programma completo.

OMEGNA (Vb)

Venerdì 20 giugno Monte Zuoli

Giardini della Torta in Cielo ore 21.00

FALÒ DAL SOLSTÌZI D’ISTÀ

con la partecipazione del gruppo musicale MASCHE PARPAJE


Sabato 21 giugno

Giardini Pubblici Lungolago, ore 21.00

Concerto - ballo con ESPRIT FOLLET: Rinaldo Doro e Sonia Cestonaro

Musiche dalla tradizione franco-piemontese e celtica

Ospiti: Vincenzo “Chacho” Marchelli, canto

Emanuela Bellis, ghironda

Animazione danze: Mamo - Vòja da balà



Domenica 22 giugno

Salone Santa Marta,

Via Cavallotti 28, ore 10,00

DIALETTO DI OMEGNA E PARLATE DEL VCO

Prospettive di salvaguardia, rilancio e insegnamento scolastico alla luce della normativa regionale

Convegno dibattito aperto a tutti con rinfresco e intermezzo musicale dal vivo


Sabato 28 giugno

Via Alberganti, ore 20,00

A SCENA ’NTLA VIA DAL BUTÉR

Cena popolare per la strada a cura e a favore della Sezione di Omegna della U.I.L.D.M.

Prenotazioni: 0323/61.930


Giardini Pubblici Lungolago, ore 21.30

TUTTITIRATIINBALLO

Serata danzante sul Lago d’Orta al suono delle migliori musiche etniche di area celtica e non solo

Animazione danze: Contardo De Agostini


...a l’è dré ca la torna…  la Fèsta dël Solstizi d’Istà!

Dal 1996, per più di dieci anni, dalle nostre parti abbiamo scelto di trascorrere il Solstizio d’Estate tra musiche, danze antiche e sperimentazioni artistiche moderne, tra momenti di sana allegria e incontri culturali. Ci siamo così divertiti con la musica piemontese e delle altre aree celtiche, abbiamo ritrovato i nostri dialetti, incontrato la Lingua regionale alla quale sono collegati ed abbiamo partecipato a diverse iniziative per salvaguardarli.

Certe tradizioni, vecchie o nuove, non possono morire mai. E così, quest’anno, la Festa dal Solstìzi d’Istà ritorna a Omegna con tutte le sue suggestioni, i suoni di un tempo e al tempo stesso modernissimi, il divertimento popolare e la riflessione sul futuro della nostra cultura e della nostra storia.

Non può certo mancare il celebre appuntamento gastronomico per la strada a Omegna, la Scena ’ntla Via dal Buter, organizzata dalla Sezione di Omegna della Uildm e dalla Pro Loco, che finalmente può tornare nella sua “sede propria” in cui è nata: la Festa dal Solstìzi d’Istà, per l’appunto.

Il Solstìzi organizzato dalla Compagnìa dij Pastor si è ormai da anni affermato come un importante momento di incontro tra i numerosi appassionati della musica e cultura dei popoli Celti e delle nostre tradizioni viventi, che con essi condividono l’antica origine comune. Come sempre dalla sua prima edizione, la Fèsta è inserita nella prestigiosa rassegna piemontese Folkermesse ed è manifestazione centrale del Festival Intercèltich dël Piemont.

BENTORNATI E BUON DIVERTIMENTO A TUTTI!!!

Gli spettacoli e le iniziative della Fèsta avranno luogo con qualunque tempo atmosferico.

Informazioni: Pro Loco di Omegna, tel. 0323 / 61.930 - Compagnìa dij Pastor, tel. 339 / 23.06.155
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categorie: cultura, dialetto, lingua, dialetti
martedì, 10 giugno 2008

LAZIO / Bellegra (Rm), presentato il libro "Poesia e dialetto nella Valle dell'Aniene" di Vincenzo Luciani

BELLEGRA (Rm) - Sabato 7 giugno 2008 a Bellegra (Roma) nella palestra dell’Istituto comprensivo si è tenuta la presentazione del libro di Vincenzo Luciani Dialetto e Poesia nella Valle dell'Aniene (Edizioni Cofine, 2008), realizzato con il contributo della Provincia di Roma.

L’incontro è stato introdotto da canti della tradizione dialettale di Bellegra eseguiti dal Coro degli Alunni della Media.

Sono poi intervenuti Riccardo Faiella del Centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino” il quale ha comunicato l’impossibilità di partecipare (a causa di un improvviso malore) alla presentazione del prof. Ugo Vignuzzi, ordinario della Cattedra di Dialettologia dell'Università di Roma La Sapienza. Faiella ha poi esposte le linee fondamentali dell’opera di Luciani.

Sono seguiti interventi del direttore scolastico Luigi Lanciotti che si è soffermato sulle iniziative in atto per il recupero delle tradizioni popolari e del dialetto nella didattica.

L’assessore alla Cultura bellegrano, in rappresentanza anche del sindaco Mario Sisto Ferranti, ha sottolineato l’impegno dell’amministrazione civica per la tutela e valorizzazione degli usi, costumi e tradizioni della terra bellegrana, del suo dialetto e per la raccolta delle memorie locali.

L’autore del libro ha precisato che lo stesso si occupa dei dialetti o per meglio dire delle testimonianze scritte di molti centri compresi nell’area tiburtina e sublacense, per salvarle dall’oblio e per renderle disponibili per studiosi professionali e amatoriali. Su 26 comuni esaminati: in 4 non è stato riscontrato nessun tipo di testo (cioè: Vocabolari, proverbi, soprannomi, filastrocche-giochi,ecc, teatro, poesia) in dialetto (e sono: Arcinazzo, Canterano, Jenne, Rocca S. Stefano); in altri 5 (Camerata Nuova, Cineto, Mandela, Rocca Canterano, Vallepietra) solo una o due delle sei principali tipologie; in 5 comuni sono presenti dalle tre o quattro (Affile, Cervara di Roma, Roviano, Vallinfreda, Vivaro) e negli altri 12 dalle cinque alle sei tipologie di testi (Bellegra, Arsoli, Anticoli Corrado e Agosta, Tivoli, Subiaco, Saracinesco, Roiate, Riofreddo, Marano Equo, Castel Madama, Cerreto Laziale).

Il motivo principale del libro – ha sottolineato Luciani – è la necessità di recuperare un patrimonio prezioso, quello delle lingue locali prima che scompaiono, prima che sia troppo tardi. Nell’arco di un secolo dal 1905 – 2005, si colocano nell’area esaminata due libri: Avviamento allo studio dell’Italiano nel Comune di Castelmadama di Oscar Norreri, 1905; e Avvviamento allo sudio del dialetto nel Comune di Castel Madama (di Alessandro Moreschini, 2005). A 150 anni dall’Unità d’Italia è prioritaria la difesa del nostro bilinguismo. Ora che tutti parlano l’italiano, bisogna riabituare i nostri figli a impadronirsi di nuovo delle loro radici e delle loro origini. Luciani ha poi esortato a compiere tante piccole azioni negli oltre 8 mila comuni italiani. Esemplificando ha affermato: “Se in ogni comune italiano si istituisse nei siti dei comuni un vocabolario per la raccolta interattiva dei termini dialettali, odei proverbi e dei modi di dire o delle poesie in dialetto, noi avremmo una grandiosa opera di salvataggio dei dialetti italiani e delle tradizioni linguistiche locali”.

Il poeta bellegrano Luigi Pompili, animatore dell’iniziativa bellegrana ha letto, applauditissimo, alcuni suoi testi poetici inseriti nel libro.

Il libro Dialetto e poesia nella Valle dell’Aniene di Vincenzo Luciani riporta i risultati di una ricerca sulla tipologia dei testi dialettali (vocabolari, proverbi e modi di dire, teatro, poesia, ecc.) di 26 comuni della provincia di Roma, situati nella Valle dell’Aniene (Affile, Agosta, Anticoli Corrado, Arcinazzo Romano, Arsoli, Bellegra, Camerata Nuova, Canterano, Castel Madama, Cerreto Laziale, Cervara di Roma, Cineto Romano, Jenne, Mandela, Marano Equo, Riofreddo, Rocca Canterano, Rocca Santo Stefano, Roiate, Roviano, Saracinesco, Subiaco, Tivoli, Vallepietra, Vallinfreda, Vivaro Romano).

Per ogni tipologia sono riportati vocaboli o brani ritenuti più significativi.

Nella sezione antologica sono presenti i testi di 16 poeti sui 44 censiti. Di tutti si forniscono in appendice cenni biobibliografici.

Il libro contiene la più completa bibliografia sul dialetto, sulla poesia e prosa nei dialetti dell’area esaminata.

VINCENZO LUCIANI è nato nel 1946 a Ischitella nel Gargano. Emigrato giovanissimo in Umbria, poi a Torino, infine a Roma dove dirige il mensile Abitare A, è fondatore dell’Associazione culturale e della rivista di poesia Periferie. Ha fondato e dirige con Achille Serrao il Centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino”.

Ha esordito con la raccolta di poesie in italiano Il paese e Torino, Roma, Salemi, 1985.

Per le Edizioni Cofine di Roma ha pubblicato: nel 1994, Vocabolario ischitellano; nel 1995, Ischitella (guida storica, proverbi, detti, soprannomi e vocabolario) e Poesie e canzoni ischitellane; nel 1996, I frutte cirve e, nel 2001, Frutte cirve e ammature (raccolte di poesie in dialetto ischitellano); nel 2005, Tor Tre Teste ed altre poesie (1968-2005) e, con Silvia Graziotti, La regione invisibile. Poesia e dialetto nel Lazio; nel 2007, Le parole recuperate. Poesia e dialetto nei Monti Prenestini e Lepini.

(tratto da www.abitarearoma.net )



Ma che belle parole che si sono appena lette. "Recupero delle tradizioni popolari e del dialetto nella didattica". "A 150 anni dall’Unità d’Italia è prioritaria la difesa del nostro bilinguismo. Ora che tutti parlano l’italiano, bisogna riabituare i nostri figli a impadronirsi di nuovo delle loro radici e delle loro origini". "Se in ogni comune italiano si istituisse nei siti dei comuni un vocabolario per la raccolta interattiva dei termini dialettali, odei proverbi e dei modi di dire o delle poesie in dialetto, noi avremmo una grandiosa opera di salvataggio dei dialetti italiani e delle tradizioni linguistiche locali”. E poi, ancora, alunni delle medie che incontrano dirigenti scolastici e docenti con i canti delle loro tradizioni...

Il vento sta davvero cambiando un po' dappertutto? Così sembrerebbe, e l'esistenza stessa di questo blog lo può e lo vuole dimostrare. Oggi addirittura in Lazio - dove la lingua locale è tipologicamente non troppo distante dall'italiano - viene invocato il bilinguismo, quando il farlo in Piemonte soltanto qualche anno fa provocava (e spesso, purtroppo, provoca tuttora...) rumorose e scomposte alzate di scudi. Bene, continuiamo ad andare avanti sicuri e dritti per la nostra strada, con la consapevolezza che nella battaglia tra il "local" e il "global" forse non possiamo vincere, ma non dobbiamo nemmeno permetterci il comodo lusso di perdere. Puntiamo almeno al pareggio, ma facciamolo in fretta. "Dnans ch'a fassa neuit", per evitare che sulle nostre lingue e identità cali per sempre la notte. (gmp)
postato da: lingue.dialetti alle ore 20:03 | link | commenti (1)
categorie: cultura, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti
sabato, 07 giugno 2008

DISCUTIAMONE / Ma quante lingue - per fortuna - si parlano ancora in Italia?

Sul sito online del Corriere della Sera, nella rubrica "Italians" curata da Beppe Severgnini, ieri è stata pubblicata questa lettera, http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-06-07/08.spm , qui di seguito riportata con il consenso esplicito della sua autrice.


Smettetela di dire che in Sicilia si parla un'altra lingua

Carissimi Italians,

scrivo questa lettera per lanciare un appello a tutti gli Italians sparsi per il mondo e in patria: potreste smetterla di dire che in Sicilia si parla un'altra lingua, non l'italiano, mentre nel resto d'Italia si parla italiano? Sono ormai abituata a sentirmi fare domande di questo tipo dai miei studenti stranieri, e lo accetto perché stanno imparando a conoscere l'Italia e la sua realtà linguistica, ma non posso accettare che tale commento venga fatto da un italiano colto e poliglotta.

Lo sapete che in ogni regione italiana c'è una lingua locale o forse più di una? Che il dialetto lombardo è incomprensibile ai sardi come pure ai siciliani? Che la lingua locale, o dialetto, parlato in Piemonte ha nulla o poco a che vedere con l'italiano standard. Che da siciliana ho usato i sottotitoli in inglese per comprendere i dialoghi di un film come L'amore dannoso? E poi lo volete capire che la varietà linguistica italiana è una ricchezza e non un sinonimo di ignoranza, qualcosa di cui ci si debba vergognare e da umiliare? Se qualcuno ancora non si fosse reso conto, tutti gli italiani hanno un accento, più o meno marcatamente regionale, da nord a sud. L'italiano standard in «realtà» è un'astrazione, non esiste. L'italiano parlato nelle varie regioni, da sud a nord è sempre influenzato dai dialetti locali (i bergamaschi dicono «l'ho letto ancora quel libro» per dire «l'ho già letto», in veneto dicono «il treno passa ai minuti quindici». Mettere l'articolo determinativo davanti a un nome proprio non è italiano, ma variante regionale (l'Ugo, lo Stefano, il Marco, l'Anna e la Francesca), come pure dire «entro la macchina», molto diffuso al sud.

Gli stranieri non sanno, ma noi italiani dovremmo conoscere la vera realtà linguistica del nostro Paese, non ci vuole tanto, basta pensare un po' prima di aprire la bocca e sparare a vanvera.




Giulia Giannini, giulia.giannini@yahoo.it


Parole più che sante. "Lo sapete che in ogni regione italiana c'è una lingua locale o forse più di una", si chiede Giulia. Noi, qui da queste parti antagoniste allo sradicamento, lo sappiamo molto bene. E lo saprebbero bene anche tutti gli altri se non ci avessero fatto, sin dall'asilo nido, il lavaggio del cervello. "Noi", gli acculturati, i dritti, i più intelligenti, parliamo italiano. "Voi", rozzi, ignoranti, arretrati, razzisti (pure questo ci tocca), continuate a restare indietro parlando "ancora" i vostri "dialetti". D'altra parte, "Una di lingue, d'armi" eccetera, straparlava il Carducci pensando alla sua Italia, che non aveva e non ha niente a che vedere con lo Stato italiano reale. Per fortuna.


E così, nel tentativo violento e culturalmente genocida di "dare un nome solo a chi ne ha cento", si sono creati razzismi (quelli veri) e divisioni (quelle vere): tu "sei inferiore perché non parli italiano", qualcuno si sogna ancora di dire, falsando completamente realtà, buon senso, rispetto e tutto il resto.


E' vero: la lingua siciliana non è italiano. Così come non lo è il veneto, il piemontese, il milanese, il friulano, il sardo, il napoletano, il bergamasco... Questa è una realtà, una verità, una speranza. Già, una speranza. Perché la sopravvivenza e il mantenimento di un'identità specifica chiara, netta, marcata, affiancata alla lingua comune, è un dato di ricchezza e una formidabile arma di antagonismo alla globalizzazione culturale. Al tentativo in atto con sempre più veemenza di trasformarci nello stesso, uguale, monotono, tristissimo, decerebrato  "homo oeconomicus", a qualunque latitudine o longitudine del globo.


Ha ragione da vendere Giulia. La realtà linguistica variegata, composita e colorata (fin che dura) dei territori di questo Stato dovrebbe essere conosciuta, amata e rispettata - a tutti i livelli, compreso quello di uno Stato che su questa materia è ancora cieco e sordo, malgrado l'articolo 6 della Costituzione -  in primo luogo da noi stessi.  Altro che disprezzo, presunzione ed ignoranza.


Gioann March Pòlli

LIGURIA / Pigna (Im), teatro in lingua locale a cura dei bambini delle scuole primarie

PIGNA (Im), 7 GIUGNO 2008 - Stasera, dalle ore 21, presso la sala consiliare di Castelvittorio e in replica l'11 giugno presso l'aula magna polivalente delle scuole di Pigna spettacolo di teatro in dialetto pignasco e castelluzzo dal titolo "Antichi sentieri".

I bambini della Scuola Primaria reciteranno, nel corso del V anno di laboratorio curricolare di Ed. Teatrale, quattro episodi ispirati a miti, leggende, storie dei monti circostanti, ripresi dall'autore e regista Davide Barella dell'"Orlando dissennato" di Dolceacqua fra la tradizione storice e storiografica locale, e che lo stesso ricollega alla conferenza della Giornata Europea del Patrimonio del 2007 sulla zona geografica interessata (Toraggio, Marta, Grai, Pietravecchia).

I bambini, dai 6 agli 11 anni, ripercorreranno L'origine mitologica del nome Toraggio, la leggenda del passaggio dei magi, la guerra di Marta e finiranno sulle note di Johann Strauss con la personificazione delle rare peonie rosse.

A fare da cappello introduttivo ai vari pezzi vi sarà una serie di video, realizzati dalle Insegnanti dell Scuola, che hanno curato con la solita passione anche le traduzioni dalla lingua ai dialetti, le scenografie e hanno coordinato la cernita dei costumi d'epoca. Il progetto teatrale si colloca nell'offerta dei progetti dell'Istituto Comprensivo della Valnervia ed è finanziato dai Comuni di CastelVittorio e di Pigna.

Fabrizio Tenerelli


(da www.riviera24.it )


Trovare segnalazioni di eventi di questo tipo è sempre più confortante. Solo attraverso la reimmissione nelle scuole, soprattutto nelle primarie quando non ancora prima nelle materne, la lingua locale può avere qualche speranza di essere trasmessa alle nuove generazioni, e quindi al futuro. Prima ancora della stessa lingua, nelle classi deve passare un concetto di base che ribalti l'enorme quantità di idee assurde in merito alla subalternità dei "dialetti", alla loro "rozzezza", alle presunte "incultura" e "arretratezza" di chi li parla.


La propria lingua vera, naturale, della comunità, è - al contrario - la più grande ricchezza culturale che si possiede. Ed è ciò che fa le identità dei popoli qualcosa di unico, di peculiare, di irripetibile. Cancella una lingua e farai per sempre schiavo il popolo che la parla, scriveva in sostanza il grandissimo Ignazio Buttitta. La domanda è sempre la stessa: vogliamo vivere da liberi tra i liberi oppure da schiavi delle lingue e delle volontà degli altri? (gmp)

postato da: lingue.dialetti alle ore 13:28 | link | commenti
categorie: cultura, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti
giovedì, 05 giugno 2008

PIEMONTE / Loazzolo (At), 8 giugno: "E s'as trovèisso an Langa?" - 7ª Festa della Lingua piemontese

(fonte: www.lancora.com )


LOAZZOLO (At) - Domenica 8 giugno "E s'as trovèisso an Langa?" 7ª Festa della lingua Piemontese nella Langa Astigiana. Eccoci giunti a una nuova edizione di questa straordinaria festa che raduna e accoglie nel piccolo paese di Loazzolo, in questa magnifica giornata, tanta gente che giunge da tutte le parti del Piemonte e non solo.

È la 7ª festa della Lingua Piemontese nella nostra Comunità Montana Langa Astigiana che in questi giorni stiamo ultimando di preparare con tanto entusiasmo.

Ormai la giuria ha quasi finito il suo compito e stiamo per sapere i nominativi dei vincitori del sesto Concorso Letterario "La me tèra e la sò gent". Anche quest'anno è sempre alto il numero delle partecipazioni, un centinaio circa giunte da ogni angolo del nostro Piemonte, ma anche da altre regioni. Come di consueto in mattinata porteremo i nostri graditi ospiti a visitare un "gioiello" della nostra zona: quest'anno è la volta di Cessole con la sua chiesa parrocchiale a due piani. Il progetto della chiesa fu opera dell'architetto Giacomo Carretto, discepolo di Juvarra, il quale riuscì a metter d'accordo tutti i paesani con le loro diverse proposte e i Disciplinati - chi la voleva nella piana e chi la voleva vicino al castello - costruendo due chiese, una sull'altra. La superiore, la parrocchiale, è dedicata a Nostra Signora Assunta, mentre quella di sotto è l'oratorio della Confraternita dei Disciplinati. Inoltre il piccolo paese è anche celebre per il Toccasana Negro, liquore fatto con tante erbe, preparato un tempo dal conosciutissimo Setmin di Cessole. A Cessole parteciperemo alla messa celebrata da don Piero e avremo il piacere di sentire le bellissime voci dei cantori del coro Bormida Singers che canteranno durante la funzione e per questa edizione avremo come ospite la "Banda Musicale Città di Orbassano" che dopo la celebrazione si esibirà nella piazza antistante la chiesa, seguirà aperitivo offerto dalla Pro loco del paese.

In seguito trasferimento a Loazzolo, nella sede operativa del Circolo, dove ad attenderci ci sarà un delizioso pranzetto preparato da Paola, la bravissima cuoca dell'agriturismo Case Romane del Quartino di Loazzolo aiutata dai cuochi del nostro Circolo (menù: salumi, ravioli al plin con sugo di carne, arrosto alle nocciole con contorno, robiola di Roccaverano dop con mostarda di peperoni, dolce, vino, acqua, caffè, tutto a 15 euro, è necessaria la prenotazione entro lunedì 2 giugno al numero 0144 87185, 333 6669909 Silvana, 340 0571747 Clara).

Nel pomeriggio, verso le 16,30, inizierà la premiazione del Concorso "La me tèra e la sò gent" con la partecipazione di molte autorità provinciali e locali. Saranno con noi il simpaticissimo scrittore e poeta Cichin Paschëtta, Donato Bosca dell'Associazione Culturale Arvangia, Oscar Barile del Nostro Teatro di Sinio, Roberto Negro dell'Associazione culturale Crosiera e tanti altri personaggi della cultura piemontese mentre la Banda Musicale Città di Orbassano allieterà il pomeriggio con brani della tradizione piemontese.

Ci sarà la presentazione del libro "La me tèra e la sò gent", che finalmente siamo riusciti a preparare e che raccoglie i lavori degli autori di 5 anni del nostro concorso letterario. Un libro che non vuole avere chissà quali pretese, ma solamente la speranza di aver dato voce a tante persone che si sono cimentate ad esprimere i propri sentimenti e le proprie emozioni nella loro lingua madre: il piemontese.

Gli appassionati delle nostre colline potranno visitare l'esposizione fotografica di paesaggi di Langa di Luisa Grimaldi.

Ci sarà la bancarella de "Il libro che cammina" a cura delle Associazioni "Il Nostro Teatro di Sinio" e "Arnagia".

Nel cortile saranno presenti alcuni produttori che porteranno le loro eccellenze enogastronomiche (...)


Dopo la premiazione, la sera verso le ore 21 si terrà un'inconsueto spettacolo dal titolo "Masca ghigna fàussa". Lo spettacolo è incentrato sulle narrazioni dell'attore regista Oscar Barile, sollecitato a recuperare la memoria della tradizione orale contadina da due studiosi come Donato Bosca e Romano Salvetti, alle prese con i misteri irrisolti dell'imperversante credenza nelle masche. In apertura Marilena Biestro e Loredana Siciliano rispolverano il mito della strega nella letteratura, evocando "Le streghe" di Roald Dahl, libro pieno di ingredienti per coinvolgere le incredibili fantasie di un bambino: in ogni donna si può nascondere una strega ma soprattutto strega è la maestra, "la vostra cara maestra che proprio ora legge a voce alta queste righe. Guardatela bene. Sicuramente sorride, come se un'idea del genere fosse ridicola. Ma non lasciatevi ingannare: è abilissima, sappiatelo".

Il libro parla di bambini che, per le streghe, puzzano di cacca di cane, appena fatta, fresca e fumante. Gli odori sono fondamentali nel mondo dell'infanzia ("Era il tipico fetore delle streghe e mi ricordava la puzza del gabinetto degli uomini nella stazione della nostra città") e anche i rumori. Secondo la nonna del protagonista (che non ha il nome perché è il narratore) la strega "aveva una voce strana, stridula e metallica allo stesso tempo, come se la sua gola fosse piena di puntine da disegno". Neanche a farlo apposta lo spettacolo si chiude con l'apparire in scena della strega piemontese più famosa, Micilina, nata a Barolo e morta sul rogo a Pocapaglia. Micilina affronta il pubblico e si racconta rivelando una non comune capacità a presentare le cose dal rovescio della medaglia.

La rappresentazione si propone, in realtà, come momento di cultura in cammino, cultura che documenta il nostro passato e che diventa materiale per un documentario in costruzione. Prende spunto dal libro di Donato Bosca pubblicato dall'editore Priuli & Verlucca di Ivrea con lo stesso titolo "Masca ghigna fàussa" e rivela le ragioni di un crescente interesse per le fattucchiere del nostro mondo contadino. (L'ingresso è libero).

Questo momento singolare e curioso concluderà la settima festa "E s'as trovèisso an Langa?" edizione 2008.

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categorie: cultura, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti
martedì, 03 giugno 2008

WALSER / Presentato dal professor Gilardino il primo dizionario walser con 40 mila vocaboli


VERCELLI, 2 giugno 2008 - Venerdì 30 maggio è stato presentato a Vercelli dal professor Sergio Maria Gilardino, docente all’Università Mc Gill di Montréal, ed esperto di lingue e letterature minoritarie, il primo dizionario della lingua Walser. Il titolo dell’ imponente opera composta da 40 mila vocaboli, è: "I Walser e la loro lingua, dal grande Nord delle Alpi".

Convinto dalla volontà di conservare la propria lingua e la propria identità, il professore si mise all’opera coadiuvato da una squadra di dizionaristi walser locali, circa sette anni fa, quando i Walser di Alagna gli si rivolsero chiedendogli di aiutarli. Il volume è stato redatto seguendo le medesime metodologie esperimentate dal professore sulle lingue dei nativi del Canada, sua terra d’origine.

"Titzschu" – così è chiamata la lingua walser di Alagna - come "Inuit", significa popolo, e come per gli Irochesi, gli Inuit, gli Algonchini e i Mohicani, il recupero della lingua ancestrale è stato portato a termine anche grazie alla creazione di neologismi, per rendere la lingua attuale e permetterle di non morire.

"Il Piemonte – ha dichiarato Gilardino – è una terra straordinaria, dove vengono parlate la più antica lingua germanica e la più antica forma di provenzale, inoltre, il primo atto dell’Unità d’Italia, convocato nel 1861 da Vittorio Emanuele II, venne redatto in piemontese.

Anche il Walser, come le oltre 300 lingue ancestrali del popolo italiano sarà riconosciuto come patrimonio inalienabile della Repubblica, questa è stata la promessa fatta nella sua introduzione, dal sottosegretario agli interni, dottor Michelino Davico, all’interessata assemblea di Vercelli.


 


(tratto da www.discoveryalps.it/ )


Beba Schranz
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categorie: cultura, politica, globalizzazione, dialetto, lingua, dialetti

PIEMONTE / Festa dël Piemont ch'a fa 41. Quarantunesima Festa del Piemonte: chi di voi c'era?

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gioann

CAMPANIA / Nuova grammatica "Facile facile" per la lingua napoletana


«Facile facile» Ecco la grammatica


Il Napoletano lingua da studiare


C'è la musicalità di Eduardo, il brio di Peppino, la riflessione profonda di Salvatore Di Giacomo: il dialetto napoletano, quello anche di Massimo Troisi ed Ernesto Murolo, si è un po' stufato di essere chiamato dialetto, perché, senza troppe storie, vuole essere una lingua.


E allora questo dialetto, che conta più opere letterarie, e di molto più importanti, di tante «lingue ufficiali», ora si è voluto prendere una rivincita ed ha incaricato una rigorosa autrice di stilare regole e sintassi della, appunto, lingua napoletana. Esce così un testo fondamentale e gustoso: «Facile facile. Impariamo la lingua napoletana - Grammatica» pubblicato da Kairos e firmato da Colomba Rosaria Andolfi.

All'interno di questo manualetto, rigorosissimo, in 180 pagine sono spiegati i principi fonologici, morfologici e sintattici della lingua napoletana, non più «storpiatura» dell'idioma italiano (ma chi mai l'aveva considerata tale?), piuttosto la parlata di una elite culturale che ha dato vita e vive in una città aperta e internazionale.

Nel libro tutte le regole della lingua del Vesuvio, spesso più semplici e lineari di quelle dell'italiano, in più una gran mole di parole tradotte dal vocabolario di Dante a quello di Eduardo. Incaricata dalla lingua napoletana dell'opera la professoressa Colomba Rosaria Andolfi, poetessa e commediografa, ovviamente, napoletana, che, nonostante qualche recente problema, si dichiara sempre follemente innamorata della sua città.

A. A.



(tratto da http://iltempo.ilsole24ore.com )


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