DOLCEACQUA (Im), 30 aprile 2008 - Centro Culturale Ricreativo di Dolceacqua ha indetto la terza edizione del concorso di poesia dialettale "Giannino Orengo" al quale possono aderire sia adulti, che allievi delle scuole di ogni genere e grado. Il concorso scade il 31 maggio 2008 e si può inviare una sola poesia con la relativa traduzione in italiano. Gli elaborati devono essere in dupplice copia una sola, però, deve contenere il nome, cognome indirizzo, numero telefonico e firma autografa dell'autore. Le precedenti due edizioni hanno riscosso notevole successo e vi hanno partecipato una sessantina di poeti dialettali liguri, piemontesi, monegaschi e occitani. Le migliori poesie sono state inserite in una antologia che può essere richiesta all'Assessorato del Turismo. Via Doria 10, 18035 Dolceacqua (IM).
Giannino Orengo (1952-2005) poeta pignasco, ha lasciato al teatro dialettale delle brillanti commedie e alla letteratura eccellenti poesia in dialetto di Pigna. Si è adoparato per la volorizzazione la
salvaguardia e la trasmissione del dialetto ligure, perciò a lui è dedicato l'annuale contorso dialettale di poesia. La coordinatrice del concorso: Vera Lorenzi, Via Olivi 5, Dolceacqua - Tel 0184206025.
e-mail: Vera.lorenzi@alice.it
Daria Chieppa (da www.sanremonews.it)
Grazie a Eugenio Ban e agli amici di Antenna 3 Lombardia per il nuovo invito che mi hanno rivolto a partecipare a "Festa in Piazza", trasmissione in onda la domenica pomeriggio. Impersonerò ancora il "professore di dialetto" di turno... E cercherò di far passare ancora il nostro messaggio.
La trasmissione su Antenna 3 inizia alle ore 14,30 ed è ricevibile anche in Piemonte (Quarta Rete) e Veneto (Tele Nuovo).
Vediamoci!
Gioann March Pòlli
CERVIA, 23 aprile 2008 - Il “Teatrino” della Casa delle Aie ha ospitato domenica 20 aprile 2008, alle ore 16, le premiazioni dell’undicesima edizione del Concorso di Poesia dialettale dedicato ad Aldo Spallicci. La manifestazione è stata promossa dalla Coop. Culturale Ricreativa Aurelio Saffi e dall’Associazione Culturale Amici dell’Arte Aldo Ascione di Cervia.
L’iniziativa è stata coronata da successo, sia per quanto riguarda il livello quantitativo e qualitativo della manifestazione. Sono stati 56 i partecipanti a questo grande evento per gli appassionati della cultura e delle tradizioni romagnole legate al recupero e alla valorizzazione della poesia dialettale. E’ sicuramente un record di partecipanti, provenienti da ogni zona della Romagna. E’ cresciuto anche il livello qualitativo degli elaborati presentati, capaci di suscitare emozioni, sentimenti, ricordi attraverso il linguaggio poetico. E’ stato quindi difficile il lavoro della Commissione di esperti presieduta da Mauro Mazzotti e composta da Marilena Giacometti, Andrea Foschi, Dino Pieri e Giancarlo Cerasoli.
I vincitori del Concorso sono stati: 1) Sergio Guidazzi con la poesia “Un fior sanbadg” (con il motto Profumo di primavera); 2) Bruno Zannoni con la poesia “Dri da la pgneda” (Romagna Romagna); 3) Marino Monti con la poesia “Vècia ca” (Zercia).
Sono stati inoltre premiati con particolari menzioni: 1) Oberdan Guidazzi con la poesia “Vecc salinèr” (con il motto Sole e sale); 2) Mario Lanciotti con la poesia “Eurostar” (La lontananza è come il vento); Lidiana Fabbri con la poesia “L’utma avora” (Perseo).
La manifestazione, condotta da Bruno Guidazzi (in arte Zimbo), ha visto l’applaudita esibizione della Corale Aldo Spallicci di Cervia.
L’evento si è concluso con una tradizionale “merenda sull’aia”.
La manifestazione si inserisce in un programma più ampio di iniziative mirate al recupero e alla valorizzazione del dialetto, che comprende la programmazione di commedie dialettali, di iniziative rivolte alle scuole primarie, di incontri a tema e la pubblicazione e diffusione di pubblicazioni e CD con poesie e cante in dialetto.
(tratto da www.romagnaoggi.it )
tratta da www.altravoce.net
Maria Antonietta Mongiu, Assessore ai Beni Culturali Regione Sardegna
di Daniela Paba
Assessore Mongiu la Regione ha avviato l'introduzione di una Limba Sarda Comuna. Cosa significa? A che punto è la sperimentazione e quanto costa?
La Lingua Sarda Comuna è lingua che si usa nelle cose scritte, negli atti ufficiali. La 482/99 è una legge dello Stato che tutela le lingue minoritarie. I finanziamenti arrivano da lì. Ci sono 198 sportelli linguistici in corso di attivazione in tutta la Sardegna. Ho convocato tutti per venerdì, voglio capire quali strategie bisogna attivare per potenziare le loro attività. La legge è sottoutilizzata e questo è un dato interessante.
Che risultati pretende di ottenere? (Mentre risponde prende un prospetto articolato con grafici, elenchi dei comuni, diagrammi. Su 377 comuni, lo sportello è attivo in più della metà: il 30% in provincia di Nuoro, il 2 per cento tra Olbia e Tempio, il 20% nel cagliaritano)
Da questa analisi dei dati si può vedere che vi sono aree, come il Nuorese in cui lo sportello viene utilizzato maggiormente, dove il bilinguismo è consolidato, si leggono maggiori o minori sensibilità per la veicolarità in sardo. Gli sportelli servono per tradurre atti, ideare progetti, fare formazione.
Se ne parla da 60 anni, perché questa accelerazione che produce polemiche? L''accusano d'essere una koiné artificiale, calata dall'alto, burocratica…
Non vorrei scomodare la koinè dei greci, che utilizzava un greco commerciale, non certo quello del quotidiano o la lingua di Omero. Abbiamo bisogno di una lingua amministrativa, come quella del sardo nel medioevo. Tutt'ora l'italiano giuridico, per quanto si tenda ad avvicinarlo alla lingua comune, non è né parlato né agito. Ci sono in ogni linguaggio specialistico topiche che si rispettano. Serve una lingua di mezzania, una variante che corrisponde a dei limes, delle terre di mezzo, sul piano del territorio.
La variante di Atzara sarebbe una lingua di mezzo?
Per questo una commissione qualificata ha scelto le varianti della zona centrale della Sardegna, quelle di Barigadu che sono meglio interconnesse, più interfacciate delle altre. E' una scelta che tiene conto di altri aspetti della comunicazione, ma non è ghettizzata, non impedisce la varietà di varianti In ogni caso l'importante è fare un gesto convinto, credere che non esiste solo la lingua affettivo-poetica. La discussione finalmente è uscita dall'ambito puramente accademico dei linguisti. La lingua è di chi l'agisce, lo dice de Saussure a chi voglia intenderlo.
Appunto…sono i linguisti che contestano..
La lingua scritta è diversa dal parlato, c'è un codice dell'amministrazione. L'attivazione di 198 sportelli su 377 comuni ci dice che la realtà è più avanti di chi studia e qui non vorrei scomodare Chomsky. Le riflessioni devono essere di prospettiva. Ora il dibattito è uscito dall'accademia, è popolare.
Non pensa che sia un'operazione politica che rischia di dividere anziché unire?
Fece scandalo Lilliu negli anni Settanta quando proponeva un codice di mezzania. Se l'unico accademico dei Lincei che scriveva libri in sardo poneva questa contraddizione perché non fare altrettanto? Io mi interrogo e intanto chiedo all'Università che faccia formazione veicolare ai futuri docenti, che insegni il sardo in sardo, attivando laboratori linguistici, aiutandoci a elaborare materiali didattici, a stabilire quali standard utilizzare nelle scuole, perché questa lingua venga emancipata dalla nostalgia e resa viva.
Per capire: se uno deve scrivere un intervento ufficiale?
Lo fa nella Lingua comune
Se è catalano o gallurese?
Parlerà catalano. Si può fare. E' solo un problema di paradigmi, non c'è una verità.
Non pensa che l'equazione: una regione, un popolo, una lingua sia inadeguata a rappresentare la Sardegna attuale?
I nostri parenti emigrati in Argentina parlano spagnolo, inglese e sardo, non hanno bisogno della mediazione dell'italiano. Il problema è che rango dai a un emittente. Il sardo non ha mai declinato la complessità del mondo attuale, ma è l'unica lingua che ha prodotto un codice giuridico, là dove il toscano ha prodotto la poesia italiana. Poi è venuto l'eurocentrismo e l'Illuminismo. Il problema è: come ci collochiamo noi nella dialettica del riconoscimento? Un problema epistemologico, non pertiene al sardo in sé, l'esercizio produce senso.
Andiamo verso concorsi pubblici dove la conoscenza del sardo diventa discriminante?
Quando sono stata ricevuta a Barcellona da uno dei più grandi urbanisti del mondo, mi ha mostrato i suoi lavori, erano scritti in un catalano che lui stesso aveva dovuto studiare. Perché no?
____
Motivazioni serie, considerazioni fondate, profondo il rispetto per tutte le varianti, nell'altrettanto profonda convinzione che solo agendo in questo senso si può salvare una lingua regionale con tutte le sue declinazioni... E' concesso un applauso convinto? (gmp)
Tratto da www.varesenews.it
Milano - Tre ore di concerto hanno conquistato gli undicimila fans accorsi ad ascoltare il cantautore "laghée". Aprono le canzoni dell'ultimo album, chiudono i grandi classici per una serata indimenticabile.
Van de Sfroos incendia il Forum: il dialetto riconquista Milano.
Per una notte Milano si è ricordata di avere un dialetto. Non la cadenza rappresentata nei film e negli sceneggiati, fin troppo abusata e caratterizzata, ma una lingua con cui è bello cantare, sgridare, parlare, discutere.
E se Davide Van De Sfroos, con le sue cadenze da alto Lario (laghée) non incarna esattamente il dialetto meneghino, poco male. Già, perché al Forum di Assago, ieri sera (sabato 19), tutte le parlate locali si sono date appuntamento, incarnate nei polmoni e nelle corde vocali degli undicimila che hanno accompagnato Davide in tre ore ininterrotte di musica. Quasi uno schiaffo alle star superpagate (e dai biglietti a costi astronomici) che dallo stesso palco suonano per meno di due ore regalando al massimo un "Ciao Italia" d'ordinanza al pubblico.
Van De Sfroos, no: lui con il pubblico dialoga, chiama a sé i fans indovinandone la provenienza e facendo scoprire al suo popolo come ci sia gente che per vederlo al Forum arriva da L'Aquila, da Avellino, dalla Sardegna, dal Friuli. E poi omaggia i personaggi che danno vita alle sue canzoni: sul palco arriva l'ex contrabbandiere Cimino, si alternano i minatori di Frontale, sale una chitarra storica appartenuta a Bubola e De André per accompagnare la struggente New Orleans. Dietro le transenne, nell'arena o sulle tribune dove non c'è un posto vuoto, è un'ovazione continua, anche perché il concerto non lascia tregua, pur nella sua lunghezza. Si parte con il botto, con La Baléra e la nuovissima El Punt, si prosegue percorrendo quasi tutto l'ultimo album, "Pica". Ecco quindi 40 pass accompagnata sullo schermo dalle immagini della Milano di una volta, o L'Alain Delon de Lénn, con l'Alain in carne e ossa appostato tra il pubblico. Poi la band torna a visitare i grandi successi del passato, a partire da quel La Curiéra che rese famoso Davide attraverso le radio del Canton Ticino, tra le prime a credere al fenomeno Van De Sfroos.
Il finale è altrettanto potente: prima si tocca il Sud con una "pizzica" salentina a ricordare le parentele della musica laghée con il folk di tutta Italia, poi arriva Ventanas dedicata a chi non c'è più (dal padre di Davide, al papà del produttore Alessandro Gioia, fino a Pippa Bacca che del cantautore era una grande fan). Sul palco c'è anche la sorpresa del "Doro", l'ultimo cantante da osteria della Val d'Intelvi che non ha alcuna remora a esibirsi davanti al tutto esaurito del Forum. Infine, come da prassi per ogni concerto di Davide, arriva la vecchia e trascinante De Sfroos, ormai l'inno che unisce tutti gli appassionati.
Gente che torna sui pullman e sulle auto, risale le valli o torna nelle città. Gente di tutte le età, che fa i mestieri più disparati, che magari in uno stadio si odierebbe, che spesso non ha altro in comune. Ma che ha passato una serata da segnare a pennarello rosso sul calendario: la serata in cui, dopo chissà quanto, il dialetto si è ripreso Milano.
Davide Van De Sfroos è da sempre all'avanguardia, un artista che ha ben compreso come oggi - anche nell'arte e nello spettacolo - vince il territorio. L'importante è che di arte si tratti, di poesia e di musica attuali e rinnovati e non di passatismi che non giovano a nulla, visti in prospettiva. Davide ha capito tutto. Chi non ha ancora capito nulla sono le grandi case discografiche, ancora convinte di puntare - per lo sfruttamento che il mercato residuale di supporti registrati ancora può "garantire", per così dire - sun un genere "commerciale" indistinto, sanremese o postarrabbiato che sia, francamente inutile e del tutto privo di alcun interesse.
Chi vince in Europa - anche dal punto di vista del successo commerciale - è il prodotto comunque "tipico". Solo un esempio: da anni anche la major, in Bretagna, scritturano e producono giovani artisti che cantano in lingua bretone... Qui, Davide è arrivato nella "top five" italiana cantando nella sua lingua, ma producendosi quasi completamente da solo. Chi va avanti, chi resta indietro. Se è vero che non tutti gli artisti "del territorio" sono Davide Van De Sfroos, è altrettanto vero che non tutti gli artisti e i musicisti "regionali" cantano canzoni come, con tutto il rispetto dovuto, "O mia bela Madonina", "Vitti una crozza" o "Ma se ghe pensu". Oltre il folklore, che è la "morte vestita a festa", c'è una lunga vita per le identità musicali e artistiche territoriali nuove e molto vitali. E il successo di Davide, oltre ogni previsione, è lì a confermarlo. (gmp)
CAGLIARI, 11 aprile 2008 - (Adnkronos) - La Sardegna avra' a disposizione sulle frequenze Rai trenta minuti quotidiani per affrontare sette giorni su sette temi di attualita', cultura, ambiente, storia, problemi sociali e di interesse generale e dal lunedi' al mercoledi' le trasmissioni saranno in lingua sarda. E' quanto e' stabilito questa mattina a Roma con un accordo fra la Rai e la Regione Sardegna.
''E' un passo importantissimo - ha affermato l'assessore regionale alla Cultura, Maria Antonietta Mongiu - nella via dell'autoriconoscimento identitario. L'uso veicolare della lingua sarda nella comunicazione del contemporaneo e' uno dei raggiungimenti piu' alti e importanti, in grado di ricomporre anche molte divisioni''.
''Una svolta storica, nel 60esimo anniversario dell'Autonomia - ha commentato invece il presidente della Regione Sardegna, Renato Soru - che permette di consolidare la programmazione regionale e di tornare alla migliore tradizione della radio sarda. Torniamo ad avere gli stessi livelli di produzione regionale dei primi degli anni novanta, quando gran parte della cultura e dell'intelligenza isolana si esprimeva attraverso il canale Rai''.
Il ministro della Difesa Arturo Parisi ha voluto esprimere la propria soddisfazione e il ringraziamento al ministro delle telecomunicazioni Paolo gentiloni. ''Siamo soddisfatti -dichiara- dell'accordo raggiunto tra la Radio Televisione Italiana e la nostra Regione. Nel 60' anniversario dell'Autonomia della Sardegna la firma di oggi costituisce un momento importante per l'affermazione e la diffusione della cultura sarda. Siamo certi con la firma di oggi i sardi potranno contare su uno strumento di conoscenza delle proprie tradizioni ma allo stesso tempo su uno strumento capace di coniugare al futuro la propria storia''.
''Al ministro Gentiloni -conclude- va il mio ringraziamento per la sensibilita' e la disponibilita' dimostrata alle nostre richieste e alla nostre esigenze".
Ancora calorosi auguri agli amici sardi per questo nuova importante tappa nel cammino della rinascita della loro lingua, augurandoci che presto - come è accaduto per il Friuli - sa limba sarda arrivi anche nella tv pubblica. Auguri profondi per loro e rammarico di sempre per tutti gli altri. Che cos'hanno di diverso da un sardo un piemontese, un veneto, un siciliano, un milanese? Evidentemente molti diritti in meno fra cui - oggi come ieri - quello alla propria lingua. (gmp)
Con Francesco Garofalo sale in cattedra la "Grammatica Foggiana"
Il volume, edito da "Sentieri Meridiani", è un sussidio fondamentale per imparare a parlare e scrivere correttamente il dialetto foggiano, corredato da tavole di flessione dei nomi, verbi, pronomi ed aggettivi
FOGGIA, 12 aprile 2008 - Per Noam Chomsky, esimio linguista americano, “un dialetto è una lingua con un passaporto ed un esercito”. E’, cioè, la memoria storica di un paese, l’essenza più profonda e viscerale di un popolo, che non può e non deve essere dimenticata nel mare magnum di linguaggi globali e tecnologici.
Proprio per preservare la possibile perdita del crocese, del dialetto foggiano conservato nelle sue caratteristiche sia fonologiche che morfologiche, Francesco Garofalo, docente di grammatica foggiana all’Università del Crocese, ha scritto la “Grammatica foggiana” (in foto), un sussidio fondamentale per quanti vogliano imparare a parlare e scrivere correttamente il dialetto foggiano, corredato da tavole di flessione dei nomi, verbi, pronomi ed aggettivi, scaturito da un minuzioso lavoro di ricerca filologica dei testi dei grandi autori di narrativa e poesia della tradizione dauna.
Il volume di Francesco Garofalo, edito dalla casa editrice “Sentieri Meridiani”, è stato presentato ieri sera, nella sede della fondazione “Domenico Siniscalco Ceci”, alla presenza dell’autore, Francesco Garofalo, dell’assessore al decentramento nonché sociologa, Fiammetta Fanizza, dell’editore Michele Vigilante, del presidente della VI circoscrizione “Croci”, Saverio Cassitti e della giornalista Antonella Caruso. (Il Grecale – Maria Grazia Frisaldi)
(tratto da twww.ilgrecale.i )
MIRA (Ve) - Il Comune di Mira in collaborazione con la “Piccionaia – I Carrara” e con la F.I.T.A. Regionale, organizza il “Festival del Teatro Amatoriale “RAIXE IN SCARSEA” Teatro di Villa dei Leoni I edizione.
Possono partecipare al Festival gruppi teatrali non professionisti in grado di mettere in scena uno spettacolo in lingua veneta scelto dal repertorio veneto che va dal 1870 ai giorni nostri.
Saranno ammesse al Festival – attraverso una selezione effettuata da una Giuria apposita di cui al Regolamento- n. 3 compagnie scelte fra le iscritte partecipanti. Le compagnie finaliste presenteranno il loro allestimento, uno per sera, nelle serate del 27, 28, 29 maggio 2008 alle ore 21.00. Risulterà vincitore l’allestimento che avrà ottenuto il maggior punteggio risultante dai voti ottenuti dal pubblico sommati a quelli dati dalla Giuria.
La compagnia vincitrice sarà ospite d’onore nella rassegna dell’anno successivo con la rappresentazione di un suo spettacolo durante la cerimonia di premiazione di quella edizione.
Del Festival è stato previsto un apposito Regolamento che si può trovare nel sito del Comune all’indirizzo www.comune.mira.ve.it... Garante del rispetto del Regolamento e della correttezza delle procedure previste sarà il Presidente della Piccionaia.
CATANIA, 3 aprile 2008 - A dieci anni dalla morte di Ignazio Buttitta, Etnafest lo ricorda con una mostra fotografica e un recital voluto dal direttore artistico, Angelo Scandurra, curatore della sezione Arte della rassegna promossa dalla Provincia di Catania. Il recital è andato in scena ieri, alle Ciminiere. Prima della rappresentazione dedicata al poeta di Bagheria, è stata inaugurata una mostra di ritratti fotografici di Buttitta realizzati da Ferdinando Scianna. Come afferma infatti Roberto Leydi, Buttitta e’ “un poeta da sentire e da vedere”. “Per questo - ha spiegato Angelo Scandurra - il modo piu’ opportuno di riviverlo, ci e’ parso quello di ‘unificare’ espressivita’ visive e sentimento di suoni”. Ad accompagnare Vincenzo Perrotta nella lettura dei testi, l’intervento si è avuto musicale di Carlo Muratori.
Tra i poeti contemporanei che hanno scelto di esprimersi in siciliano Buttitta e’ sicuramente il piu’ noto e il piu’ apprezzato, non soltanto nella sua terra. Non e’ un caso infatti che nel 1972 gli sia stato assegnato il Premio Viareggio per il volume “Io faccio il poeta”. Tra i temi piu’ ricorrenti dei suoi versi, quelli delle lotte contadine e della conservazione della propria cultura. Una delle sue liriche più famose è Lingua e dialetto, dove implora i siciliani affinche’ conservino la propria lingua. Molto significativi sono gia’ i primi versi: “Un populu mittitilu a catina spugghiatilu attuppatici a vucca, è ancora riccu”. Tra le sue opere piu’ apprezzate c’e’ proprio “Io faccio il poeta” (1972), che ha dato il titolo al recital organizzato nell’ambito della sezione Arte di Etnafest. Qui parla dei “dolori vecchi e nuovi della Sicilia, rinnovando i modi della lirica dialettale, con la convinzione che il poeta deve essere partecipe della lotta di tutti gli uomini per affrancarsi soprattutto della miseria”. La mostra dedicata a Buttitta rimarra’ aperta al pubblico fino a domenica 13 aprile. (AGI)
(fonte: www.fotografia-oggi.it )
La poesia "Lingua e Dialetto" è sempre stata e sempre dovrà essere, in un certo senso, il più importante "manifesto" della nostra azione culturale e politica in favore del rilancio e dell'uso delle lingue "proprie" dei popoli, accanto alle "lingue ufficiali" degli Stati.
Non dimentichiamolo mai: persa la propria lingua, un popolo è perso per sempre ed è destinato a diventare schiavo dei nuovi padroni. Noi tutti abbiamo deciso che cosa vogliamo fare di noi stessi? Vivere liberi o vivere da schiavi del padrone di turno che riesce a convincerci a dimenticarci l'importanza della libertà? (gmp)
Lingua e dialettu
di Ignazio Buttitta
(Siciliano – lingua originale)
Un populu
mittitilu a catina
spughiatilu
attuppatici a vucca
è ancora libiru.
Livatici u travagghiu
u passaportu
a tavula unnu mancia
u lettu unnu dormi,
è ancora riccu.
Un populu
diventa poviru e servu
quannu ci arrubbanu a lingua
addutata di patri:
è persu pi sempri.
Diventa poviru e servu
quannu i paroli non figghianu
paroli
e si mancianu tra d'iddi.
Mi nn'addugnu ora,
mentri accordu la chitarra du
dialettu
ca perdi na corda lu jornu.
Mentre arripezzu
a tila camuluta
ca tissiru i nostri avi
cu lana di pecuri siciliani.
E sugnu poviru:
haiu i dinari
e non li pozzu spènniri;
i giuelli
e non li pozzu rigalari;
u cantu
nta gaggia
cu l'ali tagghiati.
Un poviru
c'addatta nte minni strippi
da matri putativa,
chi u chiama figghiu
pi nciuria.
Nuàtri l'avevamu a matri,
nni l'arrubbaru;
aveva i minni a funtana di latti
e ci vìppiru tutti,
ora ci sputanu.
Nni ristò a vuci d'idda,
a cadenza,
a nota vascia
du sonu e du lamentu:
chissi non nni ponnu rubari.
Non nni ponnu rubari,
ma ristamu poviri
e orfani u stissu..
Lingua e dialetto
(Un popolo che rinuncia alla sua lingua perde anche l'anima)
di Ignazio Buttitta
(traduzione in lingua italiana)
Un popolo
mettetelo in catene
spogliatelo
tappategli la bocca
è ancora libero.
Levategli il lavoro
il passaporto
la tavola dove mangia
il letto dove dorme,
è ancora ricco.
Un popolo
diventa povero e servo
quando gli rubano la lingua
ricevuta dai padri:
è perso per sempre.
Diventa povero e servo
quando le parole non figliano
parole e si mangiano tra di loro.
Me ne accorgo ora, mentre accordo
la chitarra del dialetto
che perde una corda al giorno.
Mentre rappezzo
la tela tarmata
che tesserono i nostri avi
con lana di pecore siciliane.
E sono povero:
ho i danari
e non li posso spendere;
i gioielli
e non li posso regalare;
il canto
nella gabbia
con le ali tagliate.
Un povero
che allatta dalle mammelle aride
della madre putativa,
che lo chiama figlio
per scherno.
Noialtri l'avevamo, la madre,
ce la rubarono;
aveva le mammelle a fontana di
latte e ci bevvero tutti,
ora ci sputano.
Ci restò la voce di lei,
la cadenza,
la nota bassa
del suono e del lamento:
queste non ce le possono rubare.
Non ce le possono rubare,
ma restiamo poveri
e orfani lo stesso.