BRA (Cn), 28 febbraio 2008 - Dopo il successo delle precedenti edizioni, tornano i corsi gratuiti dedicati all'insegnamento della lingua piemontese promossi dalla Regione Piemonte e dal Centro Studi Piemontesi - Ca dë Studi Piemontèis. Il progetto, dal titolo “Il piemontese. Gli scrittori, le opere, i luoghi, le parole”, comprenderà oltre trecento ore di lezione ad opera di competenti ed esperti docenti, distribuite su tutto il territorio regionale. L’iniziativa si propone di salvaguardare e diffondere il patrimonio linguistico piemontese, promuovendone la conoscenza a giovani e meno giovani, con il rilascio di un attestato di frequenza al termine del corso.
I corsi si svolgeranno nei sette capoluoghi di provincia regionali (Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Vercelli), e in contemporanea in altre sedi decentrate (Acqui, Bra, Carmagnola, Ciriè, Cavallerleone, Ivrea, Moncalieri, Pinerolo, Saluzzo, Savigliano, Susa, Varallo Sesia e quest’anno anche a Chivasso, Castellinaldo-Priocca e Neive).
A Bra le lezioni si terranno presso la Biblioteca Civica di via Guala dalle 20:30 alle 22:30, tutti i martedì, a partire dal 18 marzo 2008, fino al conclusivo 13 maggio 2008.
La direzione dei corsi sarà affidata ad Albina Malerba che sarà affiancata dai docenti Sergio Gilardino (martedì 18 marzo proporrà “La bella scuola: la rinascenza lirica in Piemonte”); Piergiorgio Gili (martedì 25 marzo con “La nascita del teatro in lingua piemontese: Toselli e i suoi primi autori”); Davide Damilano (1° aprile “Parole nostre: leggere, parlare, scrivere”); Rita Giacomino (8 aprile con “Costantino Nigra, diplomatico, poeta, studioso e ricercatore dei canti popolari del Piemonte”); nuovamente Davide Damilano (martedì 15 aprile con “La lenga piemontèisa ant la vita ëd Don Bòsch”); Enzo Vacca (martedì 22 aprile con la “Storia della musica tradizionale piemontese”. Le grandi collezioni); Gianfranco Gribaudo (martedì 6 maggio con “Le parole che non bisogna dire”) ed infine Albina Malerba (martedì 13 maggio con “La poesia, gli studi, l’ “angage” per il piemontese: Gianrenzo P. Clivio”).
L’iscrizione ai corsi è gratuita. Si può far pervenire la propria adesione al Centro Studi Piemontesi - Ca dë Studi Piemontèis in via O. Revel 15, 10121 Torino. E' possibile contattare il Centro Studi al numero tel. 011-537486 oppure al numero di fax 011-534777 o infine all'indirizzo di posta elettronica: info@studipiemontesi.it). Si può presentare la richiesta anche alla sede locale. E' anche possibile infine iscriversi direttamente all'inizio dei corsi. Per prenotazioni e informazioni è possibile rivolgersi alla segreteria della Biblioteca civica di Bra al numero telefonico 0172.413049 (posta elettronica: biblioteca@comune.bra.cn.it). (fr)
(tratto da http://news.comune.bra.cn.it )
Sottolineiamo che l'iniziativa - nell'articolo viene presentata in particolare quella di Bra - coinvolge tutto il territorio piemontese, e che i corsi - di altissimo livello - sono del tutto gratuiti. Da rimacrare poi l'impegno diretto della Regione Piemonte (ex L.R. 26/90 - 37/97) e la direzione scientifica e organizzativa affidata, come sempre, alla prestigiosissima Ca dë Studi PIemontèis. Ne parleremo prossimamente anche su Rpl. (gmp)
Strasburgo, capitale dell'Alsazia, deve il suo nome al tedesco. Significa "città delle strade", o "citta dove si incrociano le strade". (Foto, Fr Antunes/Flickr)
L'Alsazia e la Mosella sono legate, per quanto riguarda le questioni culturali, al Concordato del 1801. Ma fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, hanno il diritto di stampare i loro documenti nelle due lingue, francese e tedesco, in occasione delle campagne elettorali, siano esse locali, regionali, nazionali o europee. Il costume, ormai consolidato da quasi un secolo, non è mai stato oggetto di legislazione, lasciando così un vuoto giuridico sulle pratiche elettorali locali.
Secondo Jean-Philippe Maurer, deputato dell'Ump del Basso Reno e consigliere provinciale, «questa situazione genera svariate difficoltà, quando invece (col bilinguismo, ndr) abbiamo già ottenuto, in Alsazia-Mosella, una buona gestione dell'espressione linguistica regionale».
In aggiunta a ciò, c'è un argomento che fa pesare la bilancia in favore del bilinguismo nei documenti elettorali: le elezioni municipali ed europee. Fin dal trattato di Maastricht, i cittadini europei residenti in Francia hanno il diritto di votare e di essere eletti alle municipali. Il tedesco non è più unicamente la trascrizione scritta del dialetto regionale, ma la lingua usata per indirizzarsi alla popolazione tedesca impiantata nella regione. Improvvisamente questa lingua diventa un carta importante in una regione di confine che desidera sviluppare l'“eurodistretto” di cui fa parte e connotarlo fortemente da un punto di vista identitario. Per coinvolgere gli europei nella vita politica locale, senza che la lingua costituisca un ostacolo, quale miglior simbolo dei documenti ufficiali in almeno due lingue? Tale politica sarebbe una sfida importante per le elezioni europee del 2009.TRIESTE, 18 febbraio 2008 - La valorizzazione della lingua friulana resta al centro della scena politica: il presidente dellla giunta regionale Riccardo Illy ha chiesto al premier dimissionario Romano Prodi, un tavolo tecnico «per vedere se c'è spazio per comporre questo conflitto giuridico. Se sarà possibile senza cambiare nella sostanza il contenuto della legge, ma modificando eventualmente qualcosa per rendere univoca l'interpretazione». I punti su cui Roma ha deciso di impugnare la legge sul friulano sono cinque. Riguardano il silenzio-assenso a scuola, le ore di lezione di friulano, gli uffici bilingui, la traduzione immediata e i toponimi. Su quest'ultimo "appunto", Illy ha ricordato che «il nome in friulano non contrasta col principio secondo cui l'italiano è la lingua ufficiale» ricordando l'esempio dell'Alto Adige/Sudtirol. Sull'apprendimento scolastico del friulano Illy ha precisato che con la legge regionale «non è violata l'autonomia della scuola in quanto non può essere assoluta (vedi art. 5 della legge 482) e le Regioni hanno ora potestà concorrente in materia di istruzione».
Il governatore del Friuli ha dichiarato ieri che «il consiglio regionale potrebbe riunirsi il 6 marzo per discutere quei punti della legge sul friulano oggetto dell'impugnazione da parte del Governo».
La possibilità della convocazione di un consiglio "straordinario" è stata verificata dal presidente Alessandro Tesini, per il quale sussistono le condizioni per la convocazione, «qualora intervenga una definizione concordata tra la Regione e il Governo, esclusivamente in merito ai punti contestati e con il vincolo a modificare la legge solo in tal senso». Nell'ipotesi di un accordo Governo-Regione, «al fine di evitare una dannosa incertezza nella applicazione della legge - secondo Tesini - sarebbe non solo possibile, ma doveroso convocare il parlamento regionale», che è stato sciolto lo scorso 12 febbraio in seguito alle dimissioni del presidente Illy ed è ora attivo per la sola ordinaria amministrazione.
(tratto da http://gazzettino.quinordest.it )
di Gabriella Mira Marq
STRASBURGO, 26 febbraio 2008 - Il Consiglio d'Europa non demorde sulla situazione delle autonomie locali in Turchia, chiedendo ad Ankara il rispetto della Carta europea per l'autonomia locale negli Stati membri. A tal fine una delegazione europea e' in visita ufficiale in Turchia dal 25 al 27 febbraio.
Va tenuto conto che per la Turchia, rispetto delle autonomie locali significa anche rispetto delle minoranze, dato che diversi enti locali riguardano comunita' di etnia curda e che le ingerenza governative rappresentano una forma di pressione sui Curdi. Gia' nella sessione autunnale della Camera degli enti locali del Consiglio d'Europa i delegati avevano chiesto una maggiore democrazia e spazio per le minoranze in Turchia. In quella occasione, l'ex sindaco di Sur, Abdullah Demirbas, e il sindaco di Diyarbakir, Osman Baydemir, descrissero la pressione politica e la persecuzione giudiziaria a cui sindaci e consigli comunali della regione sono stati sottoposti da parte delle autorita', a motivo principalmente dell'uso della lingua curda negli affari pubblici.
Secondo una relazione presentata allora all'assemblea, l'attuale legge turca, "sia negli aspetti sostanziali che procedurali e' cosi' viziata da essere insostenibile. C'è una rigida distinzione tra lingue 'internazionale' ed 'etnica'; vi e' confusione su che cosa costituisca un abuso di potere 'politico' da parte delle autorita' pubbliche; vi e' incertezza circa la distinzione tra le cose fatte per autorita' di un funzionario pubblico e quelle fatte per prassi amministrativa; vi e' incertezza, evidenziata proprio dal caso di Sur, circa la procedura di garanzia per il sindaco e i consiglieri giuridici, quando vengono adottate misure contro di loro" e, soprattutto, "il modo apparentemente arbitrario con cui il diritto pu' essere fatto valere ed usare in casi diversi di violazione della legge".
Nella sua raccomandazione al comitato dei ministri, la Camera delle autorita' locali aveva chiesto che le autorita' di Ankara permettessero ai consigli comunali di utilizzare le lingue diverse da quella turca in materia di fornitura di servizi pubblici, riformassero la legge sui Comuni per consentire sindaci e consigli comunali di prendere decisioni "politiche" senza timore di un procedimento contro di loro, firmassero e ratificassero la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali e la Carta europea per le lingue regionali o di minoranza.
Scopo della visita odierna e' quindi proprio verificare se gli impegni presi sottoscrivendo la Carta europea e le raccomandazioni siano stati seguiti e ci siano stati miglioramenti nella situazione locale. I relatori incontreranno fra gli altri i rappresentanti dell'Unione dei Comuni turchi e la delegazione turca del Congresso, sindaci ed altre autorita' locali e nazionali turche.
tratto da www.osservatoriosullalegalita.org
Incontro - dibattito: Alpi: vivere lingue e comunità
Due comunità linguistiche delle Alpi a confronto. La montagna piemontese può avere nuova espressione grazie a lingue e culture antiche
Relatore della giornata Sergio Maria Gilardino professore in lingue e letteratura germaniche (Un. Bocconi), dott. Lingue e letteratura Romanza (Un. di Hardvard), Docente in lingue e letteratura comparata al MCGIL Un. Di Montreal e Curatore del "Dizionario della lingua Walser".
Due i momenti previsti: "Il caso del dizionario Walser di Alagna val Sesia"
E "L’avventura de l’Escolo de Coumboscuro" 50 anni di vita della scuola provenzale.
"L’incontro con la realtà di Coumboscuro - dichiara il prof. Gilardino - mi ha subito motivato a collaborare con la locale scuola sperimentale, che integra il curriculum statale con un insegnamento di materie che completano con grande efficacia la formazione dei ragazzi. Per conto mio collaboro sui progetti che riguardano la lingua e la cultura provenzale". In seguito a queste esperienze il ricercatore ha promosso l’incontro delle due comunità: quella walser del Nord Piemonte e quella provenzale di Coumboscuro.
La motivazione principale: portare l’innovativa esperienza fatta presso i walser nelle valli di Cuneo.
Tutto iniziò quando nel 2000 un docente canadese, esperto in lingue minoritarie rispose all’appello di una piccola comunità walser di lingua tedesca: chiedevano di essere aiutati a documentare la propria lingua germanica, prima che si estinguesse. Sergio Maria Gilardino docente all’Università Mc. Gill di Montreal applicò tecniche induttive e sinonimiche, all’informazioni linguistiche fornite dai locutori di Alagna Valsesia e adattò allo stesso tempo il ricco patrimonio di termini ancestrali all’esigenze dei tempi moderni, con un ambizioso programma di neologia e di ammodernamento del linguaggio.
Nacque accanto al lessico anche un dovizioso corredo enciclopedico che illustra e descrive le tradizioni, le peculiarità, i costumi e le caratteristiche di questa preziosa civiltà.
A distanza di otto anni il dizionario è completato e sarà presentato in anteprima a Sancto Lucio sabato 1 marzo. In questa importante occasione sarà presente la comunità walser di Alagna che passerà il testimone alle genti delle valli di Cuneo. "Il modello dei walser - dice ancora Gilardino - potrà esser applicato per la lingua provenzale poiché conferma il valore delle lingue ancestrali nel difficile iter identitario delle moderne società. Mi piacerebbe veramente ripetere l’esperienza del dizionario walser in ambito alpino provenzale".
Le parole de professore a Coumboscuro sono state prese sul serio e i ragazzi de "L’Escolo de Sancto Lucio - la scuola in provenzale" ne saranno i giovani testimoni, poiché presenteranno parte dei lavori fatti durante questa straordinaria "avventura" didattica, che dura da oltre cinquant’anni. In questa scuola, infatti, sulla scia dell’intuizione premonitrice di Sergio Arneodo, l’insegnamento tradizionale viene integrato con lo studio e la creazione nella lingua provenzale. Oggi la scuola conta collaborazioni con numerosi personaggi e studiosi che portano in classe competenze di alto livello applicate a materie letterarie, musicali, artistiche, tecniche… con momenti di scambio con numerose scuole dell’arco alpino italiano, svizzero e francese.
La singolarità dell’incontro ha già suscitato interesse da parte di personalità della cultura, rappresentanti delle Istituzioni e gente delle valli alpine, che amano e parlano tuttora la lingua del proprio paese. Da parte delle Istituzioni hanno assicurato la loro presenza, tra gli altri, Bruna Sibille assessore alla Montagna della Regione Piemonte e Mino Taricco, assessore all' Agricoltura Regione Piemonte.
L’incontro è aperto a tutti.
Il 2008 è stato dichiarato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “anno internazionale delle lingue”. A coordinare le attività dell'Onu in questa materia è l’Unesco, che ha stabilito come il 21 febbraio sia la “Giornata mondiale della lingua materna”. Riportiamo, dal sito http://www.clubunescogenova.it/, alcume considerazioni di Vera Felolo che ci possono aiutare a riflettere sull'importanza fondamentale della cultura e della lingua nel quadro dei diritti inalienabili dell'uomo e dei popoli alle loro identità.
• Perché educazione ai diritti umani?
I diritti umani sono l’espressione sul piano giuridico della dignità della persona umana e dei suoi bisogni vitali. Essi sono riconoscimento giuridico in una norma giuridica scritta, passibile di essere fatta valere, azionabile ius positum dentro ai singoli stati e a livello internazionale affinché operi erga omnes l’obbligo di rispettare i diritti fondamentali dell’essere umano. Ma affinché si compia la rivoluzione umanocentrica in seno al sistema giuridico e politico nazionale e delle relazioni internazionali la norma da sola è del tutto insufficiente. Occorre l’educazione all’humana dignitas servanda est, l’educazione ai diritti umani. Occorre la trasmissione, scolastica ed extra-scolastica per ogni fascia d’età di puntuali dati cognitivi circa la dimensione della condizione umana e i valori recepiti dalla legge internazionale, tenendo ben presente che educare non significa inculcare nozioni. Educare ai diritti umani vuol dire aiutare ad interiorizzare i valori affinché tali valori motivino all’azione nella società.
• La lingua madre: il diritto all’identità culturale.
In un sistema che pone al proprio centro la persona umana riconoscendo come proprio fondamento i suoi diritti innati, un peso fondamentale ha la lingua madre. Potremmo definire la lingua madre come la lingua che la persona sceglie e predilige per esprimere se stesso e per esplicitare con se stesso le proprie emozioni, la lingua scelta per rapportarsi con coloro che appartengono al proprio gruppo culturale di origine. La lingua madre, dunque, ci porta al tema dell’identità culturale e, più precisamente, al diritto all’identità culturale. Ciò vuol dire che chiunque, da solo o in unione con altri, può scegliere liberamente la propria identità culturale nei suoi vari aspetti: tra questi accanto a religione, patrimonio artistico, tradizioni e altri, assume rilievo proprio la lingua. Le circa seimila lingue esistenti oggi sul nostro pianeta sono tutte creazioni del genio umano, ognuna di esse è espressione di una peculiare visione del mondo, tutte insieme costituiscono un coerente sistema di valori e di significati e rispecchiano fedelmente le diversità culturali dell’umanità.
• La tutela della lingua madre: diritto internazionale.
Il diritto all’identità culturale nella sua espressione di scelta della lingua è presente in molti strumenti internazionali sui diritti umani.
Carta delle Nazioni Unite, Preambolo. Nelle finalità dell’ONU rientra la riaffermazione della fede nei diritti fondamentali dell’uomo, e dunque anche nel diritto all’identità culturale, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne. La tutela della lingua madre è dunque riconosciuta implicitamente.
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Preambolo; Articolo 2 comma 1. La protezione attraverso norme giuridiche dei diritti umani, e dunque del diritto all’identità culturale, è definita dal preambolo della Dichiarazione come indispensabile se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione. L’Articolo 2 comma 2 sancisce che i diritti umani spettano ad ogni individuo senza distinzione, tra gli altri, di lingua.
Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Articolo 29 comma 1 c). L’educazione del fanciullo deve tendere a inculcare al fanciullo il rispetto dei genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori culturali. Articolo 29 comma 1 lettera b). L’educazione deve tendere, altresì, ad inculcare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e dei principi enunciati nello Statuto delle Nazioni Unite.
Quello dell’educazione scolastica è un tema di primaria importanza per l’UNESO che è l’Organizzazione delle Nazione Unite per l’Educazione, la Scienza, la Culturae la Comunicazione. E’ essenziale che l’uso della lingua madre sia incoraggiato nei sistemi scolastici fin dall’infanzia. Studi recenti mostrano chiaramente cme l’insegnamento della lingua madre insieme alla lingua nazionale ufficiale permette ai bambini di ottenere migliori risultati scolastici e stimola il loro sviluppo conoscitivo e la loro abilità nello studio.
• La tutela della lingua madre: la Costituzione della Repubblica Italiana. Principi Fondamentali. La Costituzione Italiana tutela la lingua madre nei Principi Fondamentali, cioè in quei principi e linee guida a cui si devono uniformare l’ordinamento giuridico, politico e sociale dell’Italia. Articolo 3 comma 1. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione, tra gli altri, di lingua. La lingua, dunque, non può essere pretesto per discriminazioni di sorta. Articolo 6. La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Tale articolo ci riporta alla tutela, tra le altre, delle minoranze linguistiche nelle regioni autonome di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.
• Patrimonio Culturale Intangibile e Lingua Madre.
Patrimonio culturale dell’umanità non è, per l’UNESCO, solamente quello naturale o monumentale. Accanto al patrimonio visibile ne esiste uno per così dire invisibile, legato a quello visibile e in un certo qual modo suo presupposto: è il Patrimonio Culturale Intangibile, costituito da usi, costumi tradizioni culturali e, appunto, dalla lingua di un popolo. La Convenzione per la salvaguardia del Patrimonio Culturale Intangibile fa esplicito riferimento alle lingue quali veicolo dell’eredità culturale intangibile. Tale Convenzione vuole contribuire alla salvaguardia della diversità linguistica, questione urgente in considerazione della velocità con cui le lingue stanno sparendo, in media due lingue al mese. Si pensi in particolare alle popolazioni indigene, per le quali la difesa della lingua madre è cruciale per la salvaguardia della loro identità ed eredità culturale.
• Lingua madre e villaggio globale.
In un mondo sempre più interdipendente, nel quale si fa fatica a riconoscere e mantenere identità e sicurezze personali e di gruppo, ma in cui si sono tuttavia dilatati gli orizzonti della promozione umana e innescate numerose linee di tendenza al positivo, l’insegnamento e la tutela delle lingue assume due valenze fondamentali. Occorre essere in grado di comunicare a livello globale attraverso lo studio e l’utilizzo delle lingue maggiormente utilizzate a livello internazionale. Occorre però anche saper conservare per ogni individuo la possibilità di parlare la propria lingua madre come peculiare forma di espressione durante la vita.
SASSARI, 20 febbraio 2008 - Domani, giovedì 21 Febbraio, alle ore 17,30, nei locali della sala convegni della Biblioteca Comunale di Sassari, in Piazza Tola, è in programma il convegno “Die internazionale de sa limba materna-Limbas e informatzione: àmbitos de impreu e risorsas linguìsticas”.
Il 2008 è stato dichiarato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “anno internazionale delle lingue” e ne ha affidato il coordinamento all’Unesco, che ha eletto questa come la “Giornata mondiale della lingua materna”. In tutte le parti del mondo, i governi, le organizzazioni internazionali, le organizzazioni sociali e culturali, le istituzioni educative, le associazioni professionali e tutte le altre componenti sociali interessate sono chiamati ad attivarsi e ad agire concretamente per la salvaguardia di un immenso “Patrimonio Immateriale” che rischia di perdersi con il conseguente grave impoverimento della ricchezza culturale dell’umanità. La “lingua materna” è il primo strumento di pensiero e di comunicazione di un popolo, di una comunità e per questo, ne rappresenta il riconoscimento, l’identità e la dimensione fondamentale collettiva e individuale. Si stima che più del 50percento dei circa seimilasettecento idiomi conosciuti e parlati nel mondo, secondo i dati presentanti dall’Unesco, siano, nel lungo periodo, a rischio estinzione. Le principali cause sono da ricercare nell'assenza dell’uso della “lingua materna” nei luoghi di governo dei Paesi e delle comunità, nella scuola, nei mezzi di informazione e di comunicazione, ma anche nella valutazione sociale e dimensione culturale in cui si confina l’idioma “materno”. Qualcosa è stata intrapresa per questa battaglia di salvaguardia e valorizzazione della lingua materna; tra le azioni di riferimento vi è la “Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie” e la “Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale” del 2003, in campo nazionale italiano la legge 482 del 1999 ed in Sardegna la legge regionale 26 del 1997: ma tutto questo non basta se non vi è un’ampia e condivisa consapevolezza dell’urgenza e dell’importanza del mantenimento e consolidamento dell’immenso patrimonio linguistico dell’umanità, soprattutto quando si tratta di “minoranze linguistiche” a rischio di estinzione e di sopraffazione da parte delle cosiddette “lingue ufficiali nazionali”. L’iniziativa in programma domani a Sassari, patrocinato dalla Presidenza del Consiglio Provinciale, è stato organizzato dai periodici “Ventirighe” e “Su Curreu de s’Unesco”, e dalle associazioni “AC Meridiano 0” e “Lelinami” con il “Club Unesco” di Sassari, e vuole essere una tessera del più ampio mosaico di azioni e contributi che, nel mondo, sarà costruito per la salvaguardia delle diverse e preziose identità dei Popoli. Il programma dei lavori prevede gli interventi di Gian Mario Salis, presidente del “Club Unesco” di Sassari, di William Cisilino, direttore dell'Ufficio della Lingua Friulana di Udine e Diego Corraine, direttore dell'Ufficio della Lingua Sarda dell’Ogliastra. Il dibattito sarà moderato da Alba Canu, consigliere della Provincia di Sassari.
(tratto da www.alguer.it )