dal Gazzettino (www.gazzettino.it)
Le prime decisioni ieri a Udine
Tv in friulano alla Rai anche al sabato
Due trasmissioni quotidiane alla radio
UDINE, 30 NOVEMBRE 2007 - Si sblocca la lunga vertenza per la lingua friulana in Rai. Ieri mattina a Udine, durante una riunione riservata che ha visto la presenza di rappresentanti del Ministero delle comunicazioni e dirigenti della televisione pubblica, si è entrati nel dettaglio della futura programmazione radio-televisiva in marilenghe, assumendo importanti decisioni che dovrebbero essere formalizzate entro un paio di settimane, quando è previsto un incontro a Trieste alla presenza del ministro Gentiloni.
A metà gennaio dovrebbe partire la programmazione di due appuntamenti quotidiani alla radio: uno spazio di cinque minuti attorno alle 11.30 del mattino e un'altra "finestra" di un quarto d'ora attorno alle 15. Quanto alla televisione, si è parlato di programmi in lingua friulana ogni sabato all'ora di pranzo, per una durata di circa 20 minuti, oltre alle trasmissioni dedicate ai bambini già previste di domenica. (F.A.)
Bene bene. Venti minuti al giorno (su 1440) alla radio, venti alla settimana (su 10080) alla tv. Dopo una "lunga vertenza". Dopo 60 anni di Costituzione italiana corredata di un magniloquente quanto esornativo articolo 6: "La repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche". Complimenti all'impegno ed attenti alle indigestioni: non sia mai che, con cotanta profusione di marilenghe diffusa dal servizio pubblico, i friulani finiscano per dimenticarsi la lingua dei colonizzatori...
Tutto sommato però è meglio non lamentarsi. Quanti minuti hanno sulle radiotv di Stato, nelle loro lingue, i veneti, i calabresi, i siciliani, i liguri, gli emiliani, i lombardi e i piemontesi? Questi ultimi, nel "Giornale radio del Piemonte", almeno fino a dieci-quindici anni fa (ora non credo ci sia più, chi ne sa qualcosa me lo comunichi!), la domenica avevano una ventina di secondi di auguri agli anziani (da novant'anni in su) in lingua piemontese. I lombardi hanno ancora "la Bela Gigogin"- strumentale, suonata sulla pianola a rulli - nella sigla del Gazzettino Padano, voluta a suo tempo da Febo Conti, ed oggi unica sopravvissuta delle vecchie sigle regionali dei notiziari radiofonici Rai.
Va bene così, questa è l'Italia che mantiene i suoi impegni, anche quelli che è in corso di ratificare in Parlamento. E se questa è l'Italia che rispetta i diritti dei popoli, a partire dai suoi, signori, allora tenetevela pure tutta quanta. E l'Italia ci risparmi pure le sue elemosine elargite per lavarsi la coscienza: quei venti minuti riflettono pienamente lo spirito micragno di un sovrano assoluto e untuoso che ti porta via la casa con la forza, ma è tanto magnanimo da metterti a disposizione una brandina in un ripostiglio per dormire di notte sotto un tetto. Verrebbe da pensare che, a questo punto, sia più dignitoso restare sotto le stelle. (gmp)
BORGOMANERO - Dopo trent’anni il “Burbanèllu”, l’almanacco in dialetto borgomanerese realizzato da Giuseppe Bacchetta, entrerà nelle case dei borgomaneresi solo una volta ancora. L’edizione 2008 che sarà disponibile nelle edicole e nelle librerie cittadine prima di Natale sarà probabilmente anche l’ultima. Lo ha detto con rammarico il suo autore che in una lettera aperta ha voluto congedarsi dai suoi affezionati lettori. Le ragioni sono essenzialmente di carattere economico. (...)
Carlo Panizza
Dalle ore 14,05 alle 14.50 circa di oggi, il "rapper" in lingua veneta Herman Medrano è stato ospite in diretta a Radio Padania Libera. Ha presentato il suo cd "Tento coe Paroe" ma, soprattutto, ha parlato della sua esperienza e dell'importanza della lingua regionale nella vita artistica e quotidiana. Prossimamente, da questo blog sarà possibile scaricare la puntata in mp3.
23 NOVEMBRE 2007 - La lingua friulana entra nelle scuole, negli uffici e più in generale nella vita pubblica in Friuli Venezia Giulia. Lo ha deciso lo scorso venerd 23 novembre il Consiglio regionale, approvando la legge che tutela, promuove e valorizza il friulano.
La norma è stata approvata con i voti favorevoli della maggioranza di Intesa Democratica e della Lega Nord. Contrari essenzialmente Fi, An e Udc. Soddisfatto il presidente della Regione, Riccardo Illy, per il quale "la creatività e la capacità di innovare è in diretta relazione con la diversità linguistica e culturale dei gruppi di persone che se ne occupano. Più alta è la diversità, più alta è la creatività e la capacità di innovare".
La legge garantirà l'insegnamento della lingua friulana per almeno un'ora la settimana - all'interno del 20% che lo Stato assegna all'autonomia degli istituti - nelle scuole dell'infanzia, in quelle primarie e secondarie di primo grado. In quelle secondarie, la programmazione dell'insegnamento della lingua friulana sarà promossa nell'ambito dei progetti di arricchimento dell'offerta formativa.
Ma la "marilenghe" entra anche nella comunicazione pubblica e istituzionale. L'uso del friulano sarà consentito nei rapporti con gli uffici della Regione e degli enti locali. Anche cartelli e insegne nelle sedi di uffici e strutture pubbliche dovranno essere corredati dalla traduzione nella "marilenghe". Così anche la denominazione ufficiale di comuni, frazioni e località, che dovranno essere riportate in friulano. La legge in regione verrà applicata sul territorio di insediamento del gruppo linguistico friulano, come definito dalla legge. Tuttavia, i Comuni che vi rientrano avranno la possibilità di uscire dalla delimitazione, con una deliberazione adottata dal Consiglio comunale con maggioranza superiore ai due terzi, entro due anni dall'entrata in vigore della legge.
fonte: http://new.ticinonews.ch
Particolarmente significativo, prima di ogni altra considerazione (che svilupperemo ampiamente in seguito), il fatto che l'unico sito in lingua italiana a dare la notizia sia un sito svizzero. Non aggiungiamo altro. (gmp)
di GIULIA RICCI
"Lucciola, vieni basso - che ti darò pane e grasso - e ti darò una ricottina - per la sera e la mattina": è la cantilena di sapore antico e popolaresco che chiude il libro, Litania d'on ricord, la nona ed ultima raccolta di poesie di Franco Gattoni, che il poeta pianellese ha lasciato prima di morire in un cassetto. C'è, in questi quattro versi all'ultima delle 142 pagine, un'ingenua disarmante affettuosità, una tenerezza quasi infantile. Sono le ultime parole, quelle dell'addio. Così Umberto Fava l'altra sera a Pianello, per la presentazione della Litania, un volumetto di liriche in dialetto pianellese, un'opera che chiude - esattamente mezzo secolo dopo - il cerchio aperto nel 1957 con il primo volume di poesie di Gattoni intitolato semplicemente Poesie, anch'esso nel dialetto del suo paese.
«Settanta belle liriche - ha detto ancora Fava - settanta come erano i suoi anni quand'è morto, poesie dei suoi ultimi giorni pubblicate nell'ordine in cui l'autore le aveva preparate. Un libro che non è solo una Litania di memorie e nostalgie "pr'i fiur, pr'l furmeint, pr'l Tidon", ma è anche un inno tenero e struggente alla sua Valtidone e alla sua gente. L'opera vede la luce a dieci anni dalla scomparsa di Gattoni per un'amorevole iniziativa dei figli, Sabina in testa. Si presenta con la versione italiana a fronte e una copertina d'autore dovuta a Paolino Novara, un ritratto che il pittore valtidonese aveva fatto al suo amico poeta quand'erano entrambi giovani.
La serata-ricordo si è svolta nella Rocca municipale, dentro lo scenografico salone Paolo Novara affollato di gente. Il felice esito dell'incontro è stato garantito anche dal benemerito sostegno del Comune. Era presente l'assessore alla cultura Maria Luisa Cassi che ha introdotto la serata, mentre Stefano Cassi l'ha guidata in tutti i suoi momenti. Fava con le sue parole ha come aperto il libro (pubblicato in elegante veste da Costa e Conca di Borgonovo); a sfogliarne le pagine hanno provveduto - leggendo ciascuno un grappolo di liriche - Renzo Botteri (che ha pure ricordato qualche episodio di vita giovanile di Franco Gattoni), Luigino Dallanoce, Carlo Alpetti Melzi e la figlia del poeta Sabina.
La serata s'è conclusa con le toccanti immagini - su uno schermo televisivo - di Gattoni intento a recitare (era il 1995) uno dei suoi cavalli di battaglia, J'an bombardà Pianell, momento che ha fatto venire le lacrime agli occhi a più d'uno dei presenti.
(da www.tgcom.it)
A tre anni da "Stranizza d'amuri", Rita Botto pubblica il doppio disco, "Donna Rita". Il primo volume si intitola "Donna Rita" ed è l'omaggio che la cantante fa alla Sicilia e alle sue radici culturali, affrontandolo in modo del tutto personale in dodici tracce tutte in dialetto. L'altro album è "Ethnea", "il mio primo demo - confessa Rita-, mi è sembrato giusto 'rispolverarlo' visto che non ha mai visto la luce e regalarlo ai miei fan".
"Ah scusa mi stavo appisolando, avevo appena finito di pranzare", così Rita Botto esordisce con la voce assonnata al nostro appuntamento telefonico. "Da quando sono tornata in Sicilia - dice l'artista -, dopo venti anni che ho vissuto a Bologna, ho altri ritmi". Rita Botto ha cominciato ad essere più 'famosa' in seguito all'ultimo tour teatrale di Carmen Consoli in cui ha affiancato la cantantessa. "Ringrazio Carmen, abbiamo avuto un rapporto lavorativo stupendo. Lei è una grande professionista e mi piace perché rischia, oltre ad essere una persona di valore. E' bello che poi artiste come lei già affermate diano una mano a chi è meno conosciuto. In seguito al suo tour infatti ho avuto dei contatti e anche qualche persona in più ai miei concerti".
Rita ci spiega come è nato il progetto 'Donna Rita'. "Sono andata alla ricerca di vecchi poeti, cantori e artisti (anonimi e non) della letteratura della mia terra. Colpita da alcune quartine, le ho 'assemblate' creando dei testi originali e poi li ho musicati. E' il caso di "I pirati a Palermo", tratto da una poesia del palermitano Ignazio Buttitta. E poi canto di tanti temi cari alla mia terra. Come ad esempio "Ritango", che ho scritto io, che narra lo scomodo tema delle “corna”, così mal sopportate in Sicilia. Cosa curiosa è il fatto che a parlarne sia proprio una donna".
Tra i collaboratori di Rita nel disco c'è anche Roy Paci. "L'ho conosciuto per caso. Lui ha ascoltato il mio primo disco "Stranizza d’amuri" e mi ha voluta per due tappe del suo tour in Spagna a Barcellona e Siviglia. Dovevo sostituire un'altra artista e mi sono catapultata lì senza nemmeno aver fatto le prove. E' andata alla grande e da buon siciliano ha ricambiato il favore partecipando al mio disco".
"Ethnea" invece è il primissimo lavoro di Rita, che non è stato mai pubblicato. "Risorge adesso dal mio passato - dice- grazie all’interesse che hanno suscitato i miei lavori più recenti. In principio erano demo registrati in fretta ed è stato comunque un punto di partenza per molti eventi a seguire, soprattutto live. Adesso lo propongo in questo doppio disco così come è stato concepito. No ho cambiato una nota. E' un piccolo regalo per i miei estimatori".
Andrea Conti
NAPOLI - Mercoledì 28 novembre, alle 17.30 nell’Aula Magna dell’Orto Botanico con la partecipazione della Provincia di Napoli e con il patrocinio morale della Terza municipalità della San Carlo “Città mediterranee” presenta “Incontri di lettura 2007” - ‘Le Lettere a Lucilio’ di Lucio Anneo Seneca, tradotte in lingua napoletana. Seguirà un dibattito sul dialetto napoletano e sulla sua evoluzione. Intervengono: il giornalista Pietro Gargano, lo scrittore Claudio Pennino, il professore Amedeo Messina, il giornalista Rosario Ruggiero, il presidente di “Città mediterranee”, Vincenzo Di Maio. (
(fonte: www.primapress.it)
SAN MARCO IN LAMIS (Fg), 24 novembre 2007 - E' uscito il nuovo cd dei Festa Farina e Folk, gruppo di San Marco in Lamis, che ripropone le tradizioni e le usanze del Promontorio del Gargano.
Lo spettacolo che propone il gruppo è quello di cercare di parlare alla gente attraverso il linguaggio antico dei canti tradizionali che hanno caratterizzato e descritto la nostra terra. Con lo stesso linguaggio, il dialetto, festa farina e folk, affronta con una nuova produzione di canti, scritti da Leonardo Lanzano ed arrangiati dai musicisti del gruppo, Claudio Bonfitto, Angelo Ciavarella, Michele La Porta, temi che ci toccano più da vicino: la delega politica, la corruzione nei diversi campi della vita politica, il degrado ambientale, l’inquinamento, la nuova emigrazione dei nostri giovani.
Il gruppo è formato da nuove elementi, tutti di San Marco in Lamis (FG) ed insieme condividono la passione per la musica folk e risulta così composto.
Di quest'ultima esperienza fanno parte:
Leonardo Lanzano: voce, nacchere e tamburello
Angelo Ciavarella: chitarra, mandolino e mandola
Raffaele Nardella: voce, tamburello, nacchere e “zichetebù”
Michele La Porta: basso elettrico
Mario Masullo: percussioni
Claudio A. Bonfitto: clarinetto, sassofono e al flauto dolce
Carmine Lops: chitarra
Caterina Cavallone: chitarra
Erica Centola: violino
Da poco si sono unite al gruppo tre graziose ballerine (Antonia Fino, Laura Pirro e Maria Ximena Schiena) che con le loro coreografie rendono lo spettacolo più ammaliante.
(fonte: http://garganopress.net)
TRIESTE, 23 novembre 2007 - Presentata al Consiglio regionale una petizione popolare, supportata da 1488 firme, che chiede la tutela, la valorizzazione e la promozione del dialetto triestino come patrimonio linguistico e culturale. A ricevere il documento, il vicepresidente dell'Assemblea Carlo Monai, al quale Bruno Cappelletti, presidente dell'Armonia - l'associazione tra le compagnie teatrali amatoriali triestine che ha promosso l'iniziativa - ha spiegato che le firme sono state raccolte in due teatri cittadini in meno di un mese e solo durante i fine settimana. Accogliamo con favore la legge in difesa della lingua friulana e delle parlate locali, ha concluso Cappeletti, ma chiediamo un provvedimento legislativo analogo per il dialetto triestino e per gli altri dialetti della lingua veneta parlati in regione, come ha fatto la Regione Veneto con un suo provvedimento normativo (red).
(fonte: www.asgmedia.it)
Iniziativa più che doverosa e lodevole. Siamo di fronte a un paradosso: non è possibile che in una Regione autonoma con grande attenzione verso la lingua regionale e locale, non abbia tutela un dialetto di una Lingua tutelata invece da una Regione a statuto ordinario... Un capovolgimento davvero paradossale, al quale ci si augura davvero che si possa trovare rimedio attraverso anche questa petizione. (gmp)